Don Milani, profeta con i piedi per terra

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Domenica 15 aprile presso il cineteatro “S. Amanzio” di Travedona, a partire dalle ore 15 si terrà un pomeriggio dedicato a don Lorenzo Milani, “un profeta con i piedi per terra”. Il programma è particolarmente ricco: l’incontro si aprirà con un saluto di mons. Agnesi, a cui seguirà un momento di testimonianza, riflessione e dibattito con Agostino Burberi, già allievo di don Milani a Barbiana, Marco Vergottini, teologo, don Alessandro Andreini della comunità di S. Leolino, Paolo Cesari, delle edizioni Orecchio Acerbo (che hanno recentemente pubblicato un bellissimo fumetto sul priore di Barbiana) Alberto D’Incà, professore di Patrologia, e Giovanni Chinosi dell’associazione “Cittadini del Mondo”.

Mostra

In sala sarà esposta la mostra con le tavole del fumetto “Il maestro” magistralmente illustrate da Simone Massi. La mostra, a partire da lunedì, sarà allestita nell’atrio delle scuole medie di Travedona Monate, a diretto contatto con i ragazzi.

Teatro

Sarà presentato in anteprima alle 17,30 anche lo spettacolo “Lettera a una professoressa” monologo drammatico di e con Nicola Tosi. Una messa in scena particolare impreziosita dalle musiche di Valentin Mufila. Il progetto è stato finanziato dall’associazione I care” e dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. Ingresso gratuito.

Cinema

Sempre alla sala della comunità “S. Amanzio”, giovedì 19 alle 21, proiezione di “Barbiana ’65, la lezione di don Milani” di Alessandro G. A. D’Alessandro, il film documentario più ricco sull’esperienza della scuola di Barbiana. Ingresso: 5 e 3 euro.

 

Film + concerto + aperitivo = Ciak si suona!

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In attesa di TACALASPINA music street festival, che si terrà a Besozzo sabato 9 giugno, abbiamo pensato in questa fresca primavera di scaldare i motori con un’iniziativa che, ci auguriamo, sarà di vostro gradimento.

Si tratta di “CIAK, SI SUONA” una formula inedita che vuole coniugare insieme cinema, musica (live) e cibo. Cinema e cibo sono stati il “piatto” forte del CENAforum, una nostra invenzione che ha trovato fortuna tra il pubblico e imitatori anche in altri contesti.

Ora il gioco si fa ancora più difficile. Si tratta di miscelare tre ingredienti che, da spettatori, siamo solitamente abituati a fruire in contesti separati tra loro. Noi di I CARE vogliamo invece mixarli in maniera accattivante per creare qualcosa di nuovo che ci spinge a uscire di casa e a vivere la domenica pomeriggio in maniera originale e divertente.

Sono tre le domeniche (8 e 22 aprile e 6 maggio) in cui al cnema “S. Amanzio”, alle 16,30, verrà proiettato un cinecult musicale a cui faranno seguito una performance musicale dal vivo e un succulento aperitivo, entrambi “in tema” col film. Il tutto a un prezzo contenuto (10 euro per film + concerto; aperitivo a seconda della consumazione). L’ingresso è riservato ai soci I CARE ed è quindi obbligatoria la tessera 2018 (10 euro).

Ecco il programma:

8 aprile – WHIPLASH (2014) del regista premio Damien Chazelle, premio Oscar per “La la land”. Una storia inquietante in cui il protagonista, un giovane batterista jazz, viene ossessionato dal suo insegnante, un diabolico J. K. Simmons che sembra uscito direttamente da “Full metal jacket”. A seguire concerto jazz del quartetto del batterista Marco Mengoni. Menu ispirato a New Orleans, la città culla del jazz.

22 aprile – AMERICAN GRAFFITI (1973) di George Lucas (regista ricordato spesso, a torto, solo per “Star wars”) offre invece un ritratto malinconico e affettuoso dei primi Anni Sessanta, l’epoca d’ora del rock’n’roll. Proprio il rockabilly sarà protagonista del live set dei “The Goose Bumps”, formazione frizzante e coinvolgente, che vi farà scatenare sull’onda di intramontabili evergreen. Cosa gustare se non il più classico dei menu a stelle e strisce? hamburger e…

6 maggio – THE BLUES BROTHERS (1980). Qui siamo di fronte al mito per eccellenza dei film musicali. Il capolavoro demenziale di John Landis con John Belushi e Dan Aykroyd, i due fratelli che hanno cambiato per sempre il nostro immaginario cinematografico e lanciato il blues e il soul verso successi impensabili. Il misterioso “One horse band” ci rapirà con il suo blues sbilenco e ruspante. Per indovinare il menu vi basterà ricordare cosa ordinano i fratelli Blues ad Aretha Franklin…

Obbligatoria la prenotazione al 331-2072100

Tacalaspina “trasloca” a Besozzo. Il “perché” lo avevamo già spiegato (bene) l’anno scorso

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In questi giorni è uscito un comunicato del Comune di Travedona Monate (pubblicato poi dal quotidiano “La Prealpina” in data 20 febbraio) che è a dir poco lacunoso e fuorviante nel raccontare i fatti riguardo a ‘Tacalaspina’. L’unica affermazione corretta è: “la decisione di spostare la festa in altro paese è stata presa esclusivamente dall’associazione ‘I care’”. Così è, infatti.

Ma la domanda a cui bisognerebbe rispondere, e che sta a cuore a tutti, è questa: “Perché ‘Tacalaspina’ trasloca a Besozzo?”.

I rapporti si erano guastati l’anno scorso con le accuse del Comune di Travedona Monate ad “I care”

La risposta all’amministrazione l’avevamo già data l’anno scorso quando (dopo una lettera indirizzata all’associazione in cui, tramite il segretario comunale, si contestava in maniera inopportuna ad ‘I care’ tutta una serie di questioni), l’associazione rispondeva in maniera puntuale con una lettera del 19 aprile 2017 (protocollata), in cui si affermava chiaramente che: “… non sussistono più né i modi né i tempi per una buona e costruttiva collaborazione tra noi di I CARE e l’amministrazione comunale di Travedona Monate per la realizzazione, nella data stabilita (sabato 27 maggio 2017), del music street festival Tacalaspina. (…)

Stante questo atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione comunale, non possiamo più impegnarci nell’organizzazione di “Tacalaspina music street festival”.

L’associazione “I CARE” … ritiene che l’atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione impedisca di fatto qualsiasi collaborazione futura nell’organizzazione di “Tacalaspina”.

Il comune non ha mai fatto un passo indietro, né ha chiesto pubblicamente scusa

Ad oggi, 20 febbraio 2018, non sono mai pervenute ad ‘I care’ scuse o smentite da parte dell’amministrazione comunale e quindi la nostra posizione resta quella. Espressa con largo anticipo. Già da aprile 2017 ‘I care’ aveva deciso, qualora fossero continuati i rapporti conflittuali, di non collaborare più con il Comune di Travedona Monate per quanto riguarda l’organizzazione di ‘Tacalaspina’. Quindi tra non fare più la manifestazione (com’è avvenuto l’anno scorso) oppure farla da un’altra parte, l’associazione ‘I care’ ha scelto la seconda ipotesi.

Un paio di doverose precisazioni

Inoltre ci preme sottolineare due cose:

1 – ‘I care’ era presente con ben due rappresentanti del direttivo alla riunione delle associazioni del 21 novembre 2017 a cui fa riferimento il comunicato del Comune (e dal quale si potrebbe intendere che ‘I care’ non fosse presente). In seguito i rapporti con l’amministrazione di Travedona Monate non sono continuati semplicemente perché è stato deciso dal direttivo di ‘I care’ di organizzare ‘Tacalaspina’ a Besozzo, sabato 9 giugno. Decisione comunicata al Comune di Travedona Monate a dicembre 2017 (con lettera protocollata). Era quindi inutile incontrarsi.

2 – la festa patronale di san Vito (che è il 15 giugno) verrà festeggiata il weekend del 16-17 giugno come chiaramente stabilito da calendario ufficiale e non il 9-10 giugno come invece sostiene l’amministrazione comunale. Ci auguriamo sia stata solo una svista. Sarebbe imperdonabile che i nostri amministratori non sappiano quando è la festa patronale.

Tutta la vicenda di cui sopra è chiaramente documentata in questo sito all’indirizzo:

http://www.icareassociazione.it/category/i-care/page/2/

TACALASPINA 2018 sarà a Besozzo

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Perché Tacalaspina quest’anno non si farà a Travedona, ma a Besozzo

L’anno che sta per concludersi è stato molto intenso per l CARE, pur caratterizzato da alti e bassi. Da una parte, non si è potuto organizzare “Tacalaspina” music street festival, che da tanti anni costituiva l’appuntamento clou dell’anno e il principale introito per le nostre attività di volontariato sul territorio.

Dall‘altra, abbiamo avuto il piacere di essere iscritti all’Albo provinciale delle associazioni e di ottenere due importanti finanziamenti: dalla Fondazione “La Sorgente” e dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto.

Il primo ci ha permesso di finanziare al 75% un importante progetto perle scuole del territorio su violenza alle donne, cyber bullismo e corruzione, dal titolo “La libertà nelle regole”.

ll secondo ci permetterà di mettere in scena uno spettacolo teatrale inedito su “Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani, il nostro maestro e ispiratore.

Per quanto riguarda “Tacalaspina” sono cambiate tante cose. Anzitutto il rapporto con l’amministrazione comunale di Travedona Monate che, rispondendo negativamente alle nostre richieste (tra cui: la concessione di uno spazio per Ia nostra associazione; un aiuto concreto, di mezzi e uomini, nella gestione di viabilità e parcheggi durante l’evento, ecc…), o meglio non rispondendo affatto, ha creato tutti i presupposti affinché la manifestazione nel 2017 non potesse aver luogo.

Infine, a complicare ulteriormente la situazione, è intervenuta una circolare del Ministero dell’interno che pone nuove, e severe, norme in materia di sicurezza nell’organizzazione di eventi pubblici. Norme che un’associazione come la nostra, da sola, non può sostenere e che necessitano di una contributo concreto da parte del Comune. Su questo tema abbiamo avuto un incontro con l’amministrazione comunale di Travedona Monate che ci ha ribadito la sua volontà a concedere il via libera allo svolgimento degli eventi pubblici solo quando le necessarie misure di safety e security previste dal decreto vengano attuate dalla associazioni stesse. Noi di l CARE, lo abbiamo già ribadito più volte, non siamo in grado di gestire da soli la sicurezza e la viabilità di Tacalaspina. Per un evento del genere (che richiama parecchie migliaia di persone) abbiamo bisogno che il Comune stesso si faccia carico di queste problematiche.

In molti ci hanno contattato

Nel corso del 2017, dopo che I CARE aveva comunicato che Tacalaspina non si sarebbe potuto organizzare, abbiamo ricevuto la solidarietà e il sostegno di moltissime persone e associazioni. Non ci aspettavamo certo una tale mobilitazione a favore di Tacalaspina. Anche alcuni Comuni si sono subito fatti avanti per poter ospitare a casa loro il nostro music street festival, pronti ad “acquistare“ il “pacchetto completo“. Questo interesse ha dimostrato ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, il valore e la qualità di Tacalaspina, un evento di eccellenza, che molti paesi ci invidiano. Un affetto tale, non lo nascondiamo, ci ha lusingato, premiando una manifestazione che abbiamo costruito poco a poco, con fatica, nel corso degli anni.

In particolare il Comune di Besozzo ci ha subito interpellato per ospitare sul suo territorio Tacalaspina, venendo incontro alle nostre richieste (che il Comune di Travedona aveva respinto) e distinguendosi subito per spirito collaborativo. L’Amministrazione comunale besozzese si è infatti attivata: ci ha messo a disposizione un piccolo spazio che funge da deposito per il materiale tecnico, ha dato disponibilità ad ospitare le riunioni organizzative e soprattutto si è incaricata di gestire Tacalaspina a livello logistico, con impegno di suo personale per viabilità e sicurezza, cominciando a Iavorare all’interno dell’ente per soddisfare le richieste che le nuove norme impongono. Ha inoltre messo a disposizione personale e amministratori per creare un evento condiviso, riconoscendone la portata.

è per questo che, a malincuore, traslochiamo. Salutiamo e ringraziamo Travedona Monate, che ci ha ospitato per tanti anni, e diamo il benvenuto a Besozzo, la nostra nuova “casa” per Tacalaspina 2018!

Di male in peggio. Sarà il clima elettorale?

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Non c’è più limite al peggio. C’è sempre qualcuno che riesce ad alzare l’asticella. E a superarla. Ci riferiamo ai due fatti che hanno “incorniciato” quest’ultima settimana di follia all’italiana. Prima Cristina Bertuletti, sindaca di Gazzada Schianno, leghista, che, nel giorno della Memoria osa postare su Facebook una frase a dir poco nauseante e ignominiosa nella sua volgarità: “Visto che è il giorno della memoria ricordatevi d’andare a pijarlo in …”. Ma c’è chi ride e la difende, ed è questo il peggio. Qui non c’è niente da ridere. C’è invece da chiedersi come una minus sapiens del genere possa essere stata eletta (democraticamente?) a sindaco. Riteniamo che una rappresentante dello Stato che scrive una frase del genere debba essere sottoposta a un esame psichiatrico ed essere interdetta dai pubblici uffici. E ci associamo al post di Giusy Nicolini, ex sindaca di Lampedusa (non rieletta democraticamente) che propone le sue dimissioni, così come molti sindaci del Varesotto.

La sindaca leghista Bertuletti, tuttavia non è nuova a prese di posizioni molto forti, e già in passato aveva scritto su Facebook, ad esempio, frasi in cui non nascondeva giudizi personali positivi sul regime fascista “sognando” la reincarnazione del Duce (che, secondo lei, sarebbe più “leghista” che “fascista”, e in effetti anche Salvini sarebbe d’accordo) e, in un altro post del 2016, insulti contro la segretaria della Cisl Annamaria Furlan che avrebbe meritato “l’esecuzione capitale”.

Una sindaca “originale”

La Lega aveva considerato anche la possibilità di una sua candidatura alle elezioni regionali, ma è stata la segreteria provinciale a bloccare ogni spazio, preoccupata che l’esuberanza della sindaca potesse in qualche modo oscurare gli altri candidati. Cristina Bertuletti non è nuova a iniziativa per così dire, fuori dagli schemi. Tempo fa ha presenziato a un consiglio comunale “in costume”, durante una seduta nel periodo di Carnevale; l’intera giunta comunale l’ha seguita mettendosi un costume (v. foto sotto). Purtroppo, nonostante le preoccupanti avvisaglie, nessuno ha messo in dubbio la sua salute mentale e l’ha fatta curare. Adesso ne paghiamo le conseguenze.

 

Luca Traini (Ansa)

Un giorno di ordinaria follia

Sono circa le 11 di sabato 3 febbraio a Macerata, quando Luca Traini, un robusto ragazzotto originario di Tolentino, già candidato con la Lega Nord alle amministrative del 2017, ex buttafuori e autista (insomma con un curriculum di tutto rispetto), spara una lunga serie di colpi dalla sua auto, un’Alfa Romeo 147 nera, contro le persone che incontra per strada. Apparentemente senza motivo, a caso. In realtà le persone colpite e ferite (al momento nessuna vittima), sono tutte immigrati africani. Traini viene poi bloccato dalle Forze dell’Ordine sulle gradinate del monumento ai caduti con una bandiera tricolore al collo, mentre faceva il saluto fascista. Traini ha un diploma da geometra e non ha precedenti penali. Vive a Tolentino, poco fuori Macerata, con la madre e la nonna, dopo aver lasciato due anni fa la casa del padre a Piediripa. Sulla tempia destra ha tatuata una runa Wolfsangel, cioè un “dente di lupo”, antico simbolo germanico associato al nazismo. Con la Lega si era candidato alle comunali a Corridonia, non prendendo nemmeno una preferenza.

I feriti sono tutti africani

Traini ha colpito e ferito almeno sei persone: Festus Omagbon, nigeriano di 32 anni, è ricoverato ad Ancona per una lesione vascolare al braccio destro; Wilson Kofis Lui, ghanese di 21 anni, è ricoverato per fratture alle costole e una contusione polmonare; Jennifer Otioto, nigeriana di 29 anni, è in attesa di un intervento chirurgico a un braccio fratturato dallo sparo; Mahmadou Toure, del Mali, 28 anni, è il più grave dei sei e da sabato è in rianimazione per una lesione al fegato, ma non è in pericolo di vita; Omar Fadera è stato colpito di striscio a un fianco ed è stato dimesso; Gideon Azeke, 25 anni, nigeriano, è stato operato alla coscia. In realtà i feriti sarebbero otto, ma due “clandestini” sarebbero fuggiti per far perdere le tracce.

Il movente nelle sue dichiarazioni

Il giovane neofascista verrà ascoltato sabato notte per due ore dal comandante provinciale dei Carabinieri. Ecco le sue dichiarazioni:

«Mi sono svegliato alle 8.30, avevo preso l’auto per andare in palestra, ma poi lungo il tragitto ho sentito alla radio che parlavano di nuovo del male fatto a Pamela da quel nigeriano e in quel momento non ci ho visto più. Sono tornato a casa di mia nonna Ada a Tolentino, ho aperto la cassaforte, ho estratto la Glock che detengo per uso sportivo, una scatola da 50 colpi e i due caricatori con una decina di pallottole ciascuno. Volevo ucciderli tutti». «Quando era tutto finito e avevo vuotato ormai i caricatori, sono andato a Pollenza. Mi sono fermato con l’auto proprio nel luogo dove avevano ritrovato le valigie con i poveri resti di Pamela e là sono rimasto, per qualche minuto, in raccoglimento. L’avevo appena vendicata, sparando trenta colpi. E ci tenevo a dirglielo».«Mi sono innamorato di due ragazze che avevano problemi di tossicodipendenza, ho cercato di salvarle ma loro si sono allontanate da me, colpa degli spacciatori (…). I pusher sono la rovina e sono sempre dei neri, due volte gli ho alzato le mani addosso e lo hanno fatto anche i miei amici».

La Pamela di cui parla Traini è Pamela Mastropietro, ragazza 18enne che viveva in una comunità di recupero e il cui corpo mutilato è stato ritrovato pochi giorni fa a Macerata in due diverse valigie. Finora l’unico arrestato in relazione alla morte di Mastropietro è Innocent Osheghale, un 29enne nigeriano che si presume fosse uno spacciatore. Alcuni testimoni dicono che Traini si è fermato al bar dicendo: «Vado a fare una strage».

I libri trovati in casa di Luca Traini (Ansa)

La perquisizione della sua casa

Dopo la sparatoria, nella sua casa di Tolentino i carabinieri hanno trovato una copia del libro di Adolf Hitler, Mein Kampf, una bandiera con la croce celtica e parecchie riviste riconducibili al mondo dell’estrema destra (tra cui un testo sulla storia della Repubblica sociale italiana e un manifesto della Gioventù fascista). C’erano poi DVD e videocassette sulla storia del nazismo. I carabinieri stanno anche esaminando il suo profilo Facebook alla ricerca di ulteriori possibili legami con l’estremismo di destra. Traini ora è in isolamento nel carcere di Montacuto ad Ancona, lo stesso dove si trova Innocent Oseghale, l’uomo arrestato per l’omicidio e le mutilazioni sul cadavere di Pamela Mastropietro. Rischia fino a quindici anni di carcere per l’accusa di strage (in questo caso aggravata da motivi razzisti).

Le preoccupazioni del suo avvocato

L’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli, ha detto che «la morte di Pamela ha creato un blackout totale nella sua mente che potrebbe configurare l’incapacità di intendere e di volere al momento del gesto». Il legale molto probabilmente chiederà quindi una perizia psichiatrica. Traini però durante l’interrogatorio ha detto di non essere in cura da uno specialista.

Traini avrebbe poi parlato delle sue fidanzate e di una in particolare con problemi di tossicodipendenza, ha detto il suo avvocato difensore: «Forse per questo si è scatenata la sua furia. Ha legato i ricordi a Pamela Mastropietro e al pusher di colore che l’ha uccisa. Così è scattato l’odio».

Ma l’ultima drammatica considerazione esce ancora dalla bocca dell’avvocato Giulianelli: «A Macerata mi fermano per darmi messaggi di solidarietà al mio assistito. E questo è allarmante. Politicamente c’è un problema. Questa classe politica: destra, sinistra, centro – ha chiesto il legale – come ha trattato il problema dei migranti? Se questo è il risultato… Luca è la punta di un iceberg, la più eclatante e da condannare, ma la base è molto più vasta. Ci sono persone, e non è neanche un fatto di razzismo, che non condividono il modo di gestire i migranti. La politica non ha dato una risposta al problema – ha concluso Giulianelli -: la destra l’ha strumentalizzato, la sinistra l’ha ignorato e sottovalutato…».

Ciao Michele, esempio di laicità fino all’ultimo

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Oggi hai raggiunto don Lorenzo nel Paradiso dei Giusti.
Un abbraccio da tutti quelli che, come te, sono “figli” di don Milani.

FIRENZE: E’ MORTO MICHELE GESUALDI, EX ALLIEVO DI DON MILANI, GIA’ PRESIDENTE PROVINCIA =

Firenze, 18 gen. (Adnkronos) – È morto Michele Gesualdi, ex allievo di don Lorenzo Milani alla Scuola di Barbiana, già presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004. Aveva 74 anni. Pur non avendo più ricoperto cariche amministrative è rimasto membro del Partito Democratico in Toscana, abbandonando l’attività politica in seguito all’insorgere della Sla.

Nei mesi scorsi Gesualdi ha scritto una lettera aperta ai presidenti delle due Camere esortandoli ad affrettare l’iter burocratico per la legge al riguardo del testamento biologico. Due mesi fa è nato un comunicato popolare a sostegno della sua richiesta con lo slogan “Fate presto” per chiedere l’approvazione del biotestamento che è poi avvenuto a dicembre. (segue)

 

(Adnkronos) – Nella lettera, resa nota pubblicamente a novembre, Franco Gesualdi aveva raccontato la sua malattia lanciando un appello: “Fate presto, non voglio essere torturato”. Parole che hanno fatto nascere un comitato e un hashtag che in pochi giorni trovò sostenitori da ogni parte d’Italia

“La Sla è una malattia spaventosa, al momento irreversibile e incurabile – scriveva Gesualdi nella lettera – avanza, togliendoti giorno dopo giorno un pezzo di te stesso: i movimenti dei muscoli della lingua e della gola, che tolgono completamente la parola e la deglutizione, i muscoli per l’articolazione delle gambe e delle braccia, quelli per il movimento della testa, e respiratori e tutti gli altri. Alla fine rimane un scheletro rigido come se fosse stato immerso in una colata di cemento. Solo il cervello si conserva lucidissimo insieme alle le sue finestrelle cioè gli occhi, che possono comunicare luce ed ombre, sofferenza, rammarico per gli errori fatti nella vita, gioia e riconoscenza per l’affetto e la cura di chi ti circonda”.

L’esperienza avuta da Gesualdi come allievo della scuola di Barbiana lo ha portato in seguito a creare la Fondazione Don Milani e anche a scrivere dei libri: “Don Lorenzo Milani: l’esilio di Barbiana” (San Paolo Edizioni, 2016); “Don Lorenzo Milani La parola fa eguale” (Libreria Editrice Fiorentina, 2005); “Il ponte di Luciano” (Libreria Editrice Fiorentina, 2008); “Il Catechismo di don Lorenzo Milani” (Libreria Editrice Fiorentina, 1983). Ha curato anche il volume “Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana” (San Paolo Edizioni, 2007).

(Adnkronos) – Nel settembre 2013, come presidente della Fondazione don Lorenzo Milani, Michele Gesualdi scrisse a Papa Francesco per chiedergli, in occasione del novantesimo anniversario della nascita di don Lorenzo Milani, di esplicitare la decadenza formale del provvedimento del Santo Uffizio contro il libro “Esperienze pastorali” che nel dicembre 1958 ne ordinò il ritiro dal commercio perché inopportuna la lettura.

Un appello che Papa Francesco accolse. Nell’aprile 2014 il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, rese noto che la Congregazione della Dottrina per la Fede (ex Sant’Uffizio) considerava superato il provvedimento su “Esperienze Pastorali”.

“È una notizia che mi riempie di gioia – commentò Gesualdi – perché cade ogni ombra della Chiesa sull’operato di don Lorenzo Milani e la Chiesa lo abbraccia definitivamente considerando il suo libro ‘patrimonio del cattolicesimo italiano e in particolare della Chiesa fiorentinà. Siamo grati al Cardinale Betori per il notevole contributo dato per questo riconoscimento che per ben quattro volte, nell’arco di questi 56 anni, era stato richiesto”. Nel giugno scorso Papa Francesco si è recato a Barbiana per commemorare don Milani nel
50esimo anniversario della morte.

(Adnkronos) – Lo scorso 20 giugno, in occasione della storica visita del Papa a Barbiana, Michele Gesualdi ebbe un incontro a porte chiuse con Francesco nella cucina della canonica, che si concluse con un abbraccio tra i due.

Michele Gesualdi era nato a Bovino (Foggia) il 21 dicembre 1943. Quando era bambino, Michele Gesualdi fu strappato a un orfanotrofio da don Lorenzo Milani, del quale sui banchi della scuola di Barbiana divenne l’allievo prediletto. Michele fu uno dei primi sei allievi del priore di Barbiana.

 

Siamo tutti bastardi (per fortuna)

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Trump ha recentemente definito “cessi di paesi” tutti quelli che, per gran parte gravitano sotto la linea dell’Equatore e sono popolati da gente non esattamente “bianca”. Noi italiani non potevamo essere da meno. Si sa che importiamo tutto (il peggio) dagli Stati Uniti. Infatti lo ha seguito a ruota Attilio Fontana, già sindaco (ahimè) di Varese. Che poi ha smentito e in seguito riconfermato, da uomo duro qual è, l’ennesima sciocchezza padana: dobbiamo difendere “la nostra razza bianca” dall’immigrazione. La fidanzata di Henry Bolton (il leader dell’Ukip, il partito isolazionista inglese) ha accusato Meghan Markle (la fidanzata del principe Harry), di “macchiare con il suo seme la famiglia reale” in quanto afroamericana. Per non parlare delle continue derive nazifasciste di casa nostra, che tanto fascino suscitano sui nostri ragazzi. Insomma siamo accerchiati da orde di “barbari” (per lo più musulmani) che minacciano di spazzare via la nostra immacolata civiltà.

Ma come si può ancora difendere, all’alba del 2018, la razza bianca?

Se provate a difendere una specificità italiana, etnica o razziale (scegliete voi il termine), beh, tanti auguri: potreste incontrare qualche leggerissima difficoltà.  Così scrive Mattia Feltri su “La stampa” del 17 gennaio. E continua con l’elenco, lunghissimo, di tutte (ma saranno proprio tutte?) le etnie che hanno fatto grande il popolo italiano. Grande proprio perché “bastardo”, miscuglio di geni, crogiuolo di nazioni, melting pot di culture… L’Italia, fin dall’antichità più remota, è un festival dei popoli vivente. E’ indubbiamente il Paese più contaminato, e meno puro, d’Europa. Per fortuna. Altrimenti non saremmo quello che siamo. Essere l’approdo preferito di secoli di migrazioni, fa parte della nostra identità mediterranea. Anzi del nostro DNA.

Facciamo un test? Del DNA

Come parte di una più ampia iniziativa chiamata Dna Journey, ad aprile 2016 il sito di ricerca viaggi Momondo ha invitato 67 persone provenienti da tutto il mondo a partecipare a un progetto, che è stato documentato con un filmato. Le persone hanno accettato di sottoporsi al test del Dna per scoprire di più sulle proprie origini, in questo video http://www.lastampa.it/2016/06/09/multimedia/societa/il-dna-racconta-davvero-chi-siamo-sicuri-di-essere-italiani-al-hKzRlQsagdmxO8vkjpkFSJ/pagina.html  si vede cosa hanno scoperto. Ora 500 persone in tutto il mondo avranno la possibilità di mappare il proprio profilo genetico grazie a quest’iniziativa e quindi scoprire da dove provengono. Una ricerca che, oltre ad avere ragioni commerciali legate all’attività della Momondo, ha anche un evidente intento antirazzista. Volete provare anche voi? Nulla di più semplice. Basta andare in rete e richiedere l’apposito kit.

Magari non fratelli, ma un po’ cugini

Qual è stato il risultato “sconvolgente” del test? Si sa che il nostro DNA è composto per il 50% da quello di nostra madre e dall’altro 50% da quello di nostro padre. Funziona allo stesso modo anche per i nostri genitori. E così via all’indietro nel tempo per tutti i nostri antenati. I risultati di questo test sono stati sorprendenti per tutti quelli che si sono sottoposti all’esperimento. Una donna, in particolare, ha detto che il test dovrebbe essere obbligatorio per tutti, soprattutto per quelle persone che affermano di essere di una determinata nazionalità al 100%. Oppure che esiste una razza “pura” o “superiore” alle altre. Insomma un sacco di str*** che il test del DNA smentisce categoricamente e, soprattutto, scientificamente.

Guardate il video:

http://www.lastampa.it/2016/06/09/multimedia/societa/il-dna-racconta-davvero-chi-siamo-sicuri-di-essere-italiani-al-hKzRlQsagdmxO8vkjpkFSJ/pagina.html

La violenza peggiore è “figlia” di noi genitori

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In questi giorni le cronache hanno registrato due fatti di violenza gratuita e ingiustificata, tanto incredibili a credersi, quanto gravi. Ma poi, come spesso succede, c’è una “buona notizia” (la terza) a riempirci il cuore di speranza.

La prima: ragazzi uccidono un senza dimora per “noia”

VERONA, 11 GEN – È morto bruciato vivo nella vecchia auto che era divenuta la sua casa, ma chi ha appiccato il fuoco – due minorenni – pensava di fargli “solo uno scherzo”. Hanno 13 e 17 anni i due ragazzi accusati dell’omicidio del senzatetto marocchino Ahmed Fdil, 64 anni, trovato carbonizzato nella vecchia Fiat ‘Bravò la sera del 13 dicembre scorso, a Santa Maria di Zevio (Verona). Si pensò inizialmente ad un incidente, una sigaretta caduta nell’abitacolo. Non era così. Le testimonianze dei residenti, che vedevano spesso i due bulletti infastidire il ‘Baffò – com’era soprannominato Ahmed, benvoluto in paese, perchè non dava fastidio a nessuno – hanno indirizzato le indagini dei Carabinieri su una pista ben diversa. Le telecamere di sicurezza hanno fatto il resto. Prima di Natale – ma la notizia è emersa in questi giorni – gli investigatori sono andati a casa dei due ragazzini, un 17enne, e un 13enne, figli di genitori stranieri ben inseriti nella comunità. E poco alla volta hanno fatto emergere il terribile “segreto” che i due s’erano imposti di mantenere. Nessun incidente, nessun mozzicone di sigaretta, ma un omicidio. Toccherà ai giudici stabilire se preterintenzionale o volontario. È stato il 13enne a fare le prime ammissioni davanti al Pm della Procura di Verona. “Era uno scherzo, non l’abbiamo fatto apposta”, si sarebbe giustificato l’adolescente. I magistrati di Venezia dovranno accertare se la versione fornita dal 13enne sia vera. Chi ha visto i due ragazzini infastidire il senzatetto, ha raccontato che spesso gli tiravano sassi, e gli lanciavano i petardi verso la macchina. Potrebbero quindi essere stati dei botti, e non la carta, a far partire il fuoco. (ANSA)

La seconda: una coppia di genitori picchia un prof colpevole di aver rimproverato il loro figlio

SIRACUSA, 10 GEN. – Una coppia di genitori di Avola è stata denunciata dai carabinieri per aver picchiato l’insegnante di educazione fisica del loro figlio dodicenne. L’aggressione è avvenuta nella tarda mattinata di oggi nel cortile dell’istituto Vittorini di Avola dove i genitori dello studente, lui 47 anni, lei 33 anni, entrambi impiegati, si erano recati dopo essere stati contattati col cellulare dal figlio che avrebbe detto di essere stato rimproverato dal docente. La coppia ha aggredito, sotto gli occhi degli altri alunni, a calci e a pugni l’insegnante, costretto a fare ricorso alle cure dei medici dell’ospedale “Di Maria” di Avola che gli hanno riscontrato la frattura di una costola. I carabinieri  hanno avviato un’indagine e al termine degli accertamenti hanno denunciato la coppia con l’accusa di lesioni ed interruzione di pubblico servizio. (AGI)

 

La terza: un papà costruisce a mano una strada per fare andare i figli a scuola

Spinto dalla motivazione di dare un’educazione ai suoi figli, il venditore di frutta indiano Jalandhar Nayak, 45 anni, analfabeta, ha scavato a mano da zolle e roccia una strada di 8 chilometri che va dal suo piccolo villaggio di Gumsahi alla scuola di Phulbani. Per completare oltre la metà del percorso l’uomo ha impiegato due anni, con 8 ore di scavi quotidiani a colpi di piccone, zappa e scalpello per aggirare lo sperone di roccia che costringeva i suoi tre bambini a impiegare oltre tre ore per andare e venire dalle lezioni, in ogni condizione atmosferica. Alla fine la sua impresa è stata segnalata dalla gente del posto a un quotidiano regionale che ha trasformato Nayak in un eroe popolare e, di conseguenza, il governo lo ha premiato con uno stipendio adeguato al lavoro svolto. “I miei bambini avevano difficoltà a camminare sulle pietre – ha raccontato Nayak – Li avevo visti spesso inciampare contro le rocce”. Da qui la decisione di rimboccarsi le maniche e scavare la strada attraverso le colline.

Ci aspetta un compito educativo immane: dare noi, genitori, il buon esempio

Le tre notizie offrono uno spaccato, nel bene e nel male, di quello che possono essere i nostri figli oggi: crudeli e spietati senza rendersene conto (perché forse non ci sono genitori che hanno educato le loro coscienze), viziati “figli di papà” (che usano i genitori come killer al soldo di un boss mafioso), e poveri ragazzi il cui unico sogno è quello di andare a scuola (e poter imparare a leggere e scrivere). Grazie all’impresa eroica di un padre, Nayak, che resterà sempre nei loro cuori (e che a noi, al solo pensiero, mette i brividi…). Probabilmente Nayak non sa nulla di Barbiana, ma don Lorenzo sarebbe orgoglioso di lui (e dei suoi figli).

 

Il 20 gennaio a Ghedi, contro le armi, per la pace

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Il Forum Contro la Guerra – Varese

http://www.forumcontrolaguerra.org/

 

organizza un pullman per raggiungere Ghedi (prov. di Brescia) per la manifestazione del 20 gennaio contro le armi atomiche.

Ecco le info logistiche:

– Costo andata e ritorno 12 euro a persona

– Ore 10:30 Partenza da Tradate (piazza del mercato)

– Ore 11:00 Partenza da Varese (piazzale delle FF.SS.)

– Ore 11:30 Partenza da Saronno (presso Lazzaroni – Ingresso autostrada)

– eventuale altra fermata a Gallarate o Busto Arsizio (nei pressi dell’ingresso autostrada) nel caso ci fossero gruppi consistenti da recuperare.

Fate circolare, per favore ed indicate al più presto le vostre disponibilità a partecipare.

Per prenotare il pullman scrivere a -o contattare- Elio Pagani:

eliopaxnowar@gmail.com

3313298611

Per Aderire alla manifestazione, scrivere a:

forumcontrolaguerra@gmail.com

 

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