Facebook è morto, oggi c’è Fakebook

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Un momento della manifestazione dei movimenti per l'abitare e dei migranti ex occupanti del palazzo di via Curtatone scesi di nuovo in piazza con un'assemblea pubblica in via di Ripetta, nel cuore di Roma, 7 Settembre 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
Un momento dello sgombero dei migranti ex occupanti del palazzo di via Curtatone a Roma, 7 Settembre 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

 

Tempi duri per i migranti. Le ultime settimane hanno visto un’inaudita recrudescenza dei moti di insofferenza e violenza nei confronti dei migranti. Non c’è verso di far capire alla gente come viviamo in una grande (ir)realtà virtuale dell’informazione, dove le fake news spopolano proprio perché i media stessi sono falsi. Da Facebook a Fakebook. La lotta, per una corretta informazione, diventa sempre più dura e impari. Ma non dobbiamo mollare, perché comunque vada, vincitori e vinti saremo tutti travolti da questo flusso di esseri umani (assolutamente da vedere il documentario “Human Flow” del genio cinese Ai Weiwei). In realtà è una “Human flood”, un’alluvione che è solo all’inizio, e non si fermerà certo coi muri e coi cannoni.

Bisogna vaccinarsi, altrimenti si diventa dei mutanti senza accorgersene. Bisogna leggere notizie etiche, cioè vere. Vogliamo aiutarvi consigliandovi la lettura di due articoli importanti sui migranti pubblicati dal quotidiano cattolico “Avvenire” in questi giorni.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/aiutiamoli-a-iniziare-da-casa-nostra

https://www.avvenire.it/attualita/Pagine/camera-presidente-boldrini-campagne-odio-disinformazione-sui-migranti


Cent’anni fa “L’inutile strage” di papa Benedetto XV

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Cento anni fa, un modo nuovo di intendere la pace comparve sulla scena pubblica del mondo contemporaneo. E poche affermazioni tratte da documenti pontifici hanno avuto una così grande influenza storica come quella scritta da Benedetto XV il 1° agosto del 1917, quando, a tre anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, si appellò ai «capi dei popoli belligeranti» per fermare un conflitto sanguinoso che «ogni giorno più» appariva «come un’inutile strage». Oggi ricordiamo quel documento, e in particolare quelle parole, come una delle poche luci di intelligenza, di umanità e di realismo politico uscite nei quattro di guerra”.

Benedetto XV condanna inequivocabilmente la guerra

In quella lettera, che evocava il «suicidio» dell’Europa in cui «una follia universale» stava producendo una orribile carneficina, il Papa chiedeva in modo nettissimo una «pace giusta e duratura» che potesse affermarsi grazie ai più importanti strumenti diplomatici del tempo: la richiesta di un arbitrato internazionale, la reciproca restituzione di alcuni territori e la necessità impellente di un disarmo. Di fatto, Benedetto XV chiedeva di sottomettere la «forza materiale delle armi» alla «forza morale del diritto».
Per saperne di più:

Uno scrittore contro la violenza che spopola nel web

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Il web -anche questo lo sosteniamo da tempo- scatena gli istinti peggiori. Soprattutto i social dove ognuno, protetto dall’anonimato (o quasi) può dare la stura alla più bassa volgarità accompagnandola, spesso, con insulti e violenza. Insomma, i social sono la maschera che ciascuno di noi può indossare a costo zero e sentirsi onnipotente. Lo aveva detto Umberto Eco nel 2015, ricevendo la laurea honoris causa in Comunicazione e Media all’Università di Torino: “I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”.

C’è chi però va controcorrente e, senza aver paura di sembrare un Don Chisciotte che lotta -inutilmente- contro i mulini a vento, affronta da par suo gli hater (così sono chiamati i violenti) del web. Si chiama Paolo Di Paolo, è uno scrittore e quotidianamente, cerca di dialogare con gli intolleranti che inondano di provocazioni i social. Andatevi a leggere il suo racconto, davvero molto interessante.

http://www.repubblica.it/politica/2017/07/21/news/i_razzisti_del_web_il_mio_dialogo_con_gli_intolleranti-171286862/

I migranti (regolari) servono a far crescere il PIL

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Vi ricordate l’incontro organizzato nel dicembre 2015 dalla nostra associazione dal titolo “Gli immigrati fanno crescere il PIL”? Ebbene, la nostra non era una facile boutade, ma un’affermazione sostenuta dai dati che già all’epoca erano positivi riguardo al contributo che i “non-italiani” (purtroppo, diciamo noi) danno alla crescita economica del nostro Paese. Già allora i dati delle Camere di commercio in Lombardia registravano, per la prima volta, il sorpasso delle imprese “straniere” su quelle “italiane”. Nel senso che i titolari della maggioranza delle imprese lombarde con partita IVA sono in realtà immigrati.

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In questi giorni c’è stata anche la clamorosa, e ulteriore, conferma da parte del presidente dell’Inps Tito Boeri: degli immigrati regolari non possiamo fare a meno. Fino ad ora «ci hanno “regalato” circa un punto di Pil di contributi sociali». Davanti alla Commissione d’inchiesta sui migranti della Camera, Boeri torna a ribadire come il supporto del flusso migratorio regolare sia insostituibile: «Nonostante oggi l’attenzione sia concentrata sugli sbarchi crediamo sia importante dare conto dell’aiuto che può dare l’inserimento degli stranieri nel nostro mercato del lavoro». Ammonta a 8 miliardi il valore dei contributi sociali versati ogni anno dagli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese. In cambio ne ricevono tre – in termini di pensioni e altre prestazioni sociali – con un saldo netto di circa 5 miliardi.

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I migranti non ci rubano il lavoro, ma sono un guadagno (per noi)

Riconoscere questa evidenza non significa però alimentare il falso mito dei migranti “ladri di lavoro”. Per Boeri sembra difficile «ipotizzare che la fuga dei giovani dall’Italia possa essere dovuta alla competizione sul mercato del lavoro con gli immigrati». Tant’è vero che «i lavoratori regolarizzati con le sanatorie non hanno sottratto opportunità ai loro colleghi». L’effetto è dunque molto piccolo e riguarda unicamente i lavoratori con qualifiche basse. Non ci sono invece effetti per i lavoratori più qualificati, né in termini di opportunità di impiego né di salario». Senza contare che «esiste un gap salariale di circa il 15% a svantaggio degli immigrati».
Per il momento, quindi, gli immigrati rappresentano un guadagno, non una perdita e contribuiscono a migliorare il saldo naturale (negativo) della popolazione italiana. Bisogna poi aggiungere che il loro sostegno al sistema previdenziale rimarrebbe fondamentale «anche nel caso venissero introdotte delle politiche efficaci per l’aumento del tasso di fecondità delle donne italiane». E comunque, è l’opinione di Boeri, pur tornando al tasso di natalità del periodo del baby boom, ci vorrebbero vent’anni prima che questo si traduca in incrementi della platea dei contribuenti.

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I migranti vanno regolarizzati, altrimenti cresce il lavoro nero

Se a questo si aggiunge l’impossibilità di convertire il permesso per richiesta di asilo politico in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, il risultato è l’aumento del numero di immigrati che lavorano in nero. I numeri dell’Inps non bastano, però, a convincere Salvini: «Gli immigrati ci pagano le pensioni. Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Servono più immigrati. Tito Boeri vive su Marte», reagisce indignato il leader del Carroccio. Altri politici la pensano diversamente: «È un’opportunità che va rafforzata, pensando anche ad una loro regolarizzazione per motivi di lavoro. Senza queste possibilità il nostro Paese sarebbe condannato a subire i costi fissi della gestione dei flussi senza godere dei benefici».

Grande successo per il Cenaforum 2017

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La fortunata “formula” che unisce cinema&cibo, quest’anno dedicata all’Europa dell’Est, ha riscosso l’apprezzamento di tutti i soci partecipanti. Qui di seguito, qualche immagine suggestiva delle tre serate che hanno visto protagoniste le tradizioni gastronomiche di Polonia, Bulgaria e Ucraina.

Polonia

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Bulgaria

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Ucraina

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Grazie Papa Francesco!

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Grandissimo merito va a questa visita di Papa Francesco a Barbiana. Soprattutto per il suo significato più evidente: aver accolto a pieno titolo in seno alla chiesa, come profeta e santo, don Lorenzo Milani. Sappiamo quante volte -dagli anni Cinquanta ad oggi- la sua figura e il suo pensiero siano stati fraintesi e travisati, nonostante don Lorenzo sia stato sempre, per sua precisa volontà, fedele servitore della Chiesa, dalla quale mai volle separarsi (nemmeno con il pensiero). Ci sono voluti cinquant’anni (e il gesto di un Papa che non finisce mai di stupirci), ma alla fine su don Lorenzo non grava più alcuna ombra di “eterodossia” e la lettura dei suoi scritti non può più dirsi “inopportuna”. Evviva!

Ecco una piccola gallery fotografica di questa visita storica.

Foto Osservatore Romano - LaPresse 20-06-2017 Barbiana - Italia crpnaca Il Santo Padre Francesco in Pellegrinaggio a Barbiana sulla tomba di Don Milani DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE
Foto Osservatore Romano – LaPresse
Foto Osservatore Romano - LaPresse 20-06-2017 Barbiana - Italia crpnaca Il Santo Padre Francesco in Pellegrinaggio a Barbiana sulla tomba di Don Milani DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE
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Pope Francis talks during a visit to the tomb of influential 20th century Italian priest don Lorenzo Milani in Barbiana, Italy June 20, 2017. REUTERS/Max Rossi
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Pope Francis talks during a visit to the tomb of influential 20th century Italian priest don Lorenzo Milani in Barbiana, Italy June 20, 2017. REUTERS/Max Rossi
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Pope Francis attends a visit to the tomb of influential 20th century Italian priest don Lorenzo Milani in Barbiana, Italy June 20, 2017. REUTERS/Max Rossi
REUTERS/Max Rossi
Pope Francis prays during a ceremony in Barbiana, near Florence, Italy, at the tomb of Don Lorenzo Milani, Tuesday, June 20, 2017. Pope Francis is making a pilgrimage to northern Italy to honor two 20th-century parish priests, Don Lorenzo Milani and Don Primo Mazzolari whose commitment to the poor and powerless brought them censure from the Vatican. ANSA/OSSERVATORE ROMANO PRESS OFFICE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
ANSA/OSSERVATORE ROMANO PRESS
"Ringrazio il Signore per averci dato sacerdoti come don Milani", è il pensiero scritto da papa Francesco sulla pagina quadrettata del libro degli ospiti di Barbiana (Firenze), 20 giugno 2017. ANSA/ OSSERVATORE ROMANO +++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++
“Ringrazio il Signore per averci dato sacerdoti come don Milani”, è il pensiero scritto da papa Francesco sulla pagina quadrettata del libro degli ospiti di Barbiana (Firenze), 20 giugno 2017. ANSA
Pope Francis prays during a ceremony in Barbiana, near Florence, Italy, at the tomb of Don Lorenzo Milani, Tuesday, June 20, 2017. Pope Francis is making a pilgrimage to northern Italy to honor two 20th-century parish priests, Don Lorenzo Milani and Don Primo Mazzolari whose commitment to the poor and powerless brought them censure from the Vatican. ANSA/OSSERVATORE ROMANO PRESS OFFICE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
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Pope Francis prays during a ceremony in Barbiana, near Florence, Italy, at the tomb of Don Lorenzo Milani, Tuesday, June 20, 2017. Pope Francis is making a pilgrimage to northern Italy to honor two 20th-century parish priests, Don Lorenzo Milani and Don Primo Mazzolari whose commitment to the poor and powerless brought them censure from the Vatican. ANSA/OSSERVATORE ROMANO PRESS OFFICE ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++
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Papa Francesco a Barbiana. Una visita storica

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In questo 2017 “milaniano” a tutti gli effetti (non solo per i cinquant’anni dalla morte di don Lorenzo e dalla pubblicazione di “Lettera a una professoressa”, ma anche per la pubblicazione dell’opera omnia del priore da parte di Mondadori nella prestigiosa collana Meridiani https://www.amazon.it/Tutte-opere-Lorenzo-Milani/dp/8804657464/ref=sr_1_fkmr0_1?s=books&ie=UTF8&qid=1497708076&sr=1-1-fkmr0&keywords=opere+don+milani), la visita di Papa Francesco a Barbiana martedì prossimo è il culmine di un processo di “celebrazione” del priore che, finalmente e a pieno titolo, può entrare a far parte dei “santi” e dei grandi educatori del ‘900.

Anche noi di “I CARE” non mancheremo di “celebrarlo” con lo spirito giusto (quello quindi di un’anti-celebrazione) e, soprattutto, non mancheremo di comunicarvelo.

Martedì 20 giugno 2017 papa Francesco si recherà in pellegrinaggio a Bozzolo (provincia di Mantova e diocesi di Cremona) e a Barbiana (provincia e diocesi di Firenze), per pregare sulle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani. La visita, in forma privata, toccherà prima Bozzolo, dove il Santo Padre sarà accolto dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni, e poi Barbiana, dove sarà atteso dall’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. Per chi vuole si potrà seguire l’evento in diretta televisiva su TV2000.

Ecco il programma della visita (che si svolgerà in forma privata):

Ore 7.30 Decollo in elicottero dall’eliporto Vaticano

Ore 9.00 Atterraggio nel campo sportivo di Bozzolo (Mantova)Il Santo Padre è accolto da: – S.E. Mons. Antonio Napolioni, Vescovo di Cremona – Sindaco di Bozzolo. Parrocchia di San Pietro: preghiera sulla tomba di Don Primo Mazzolari (1890-1959). Il Santo Padre terrà un discorso commemorativo ai fedeli presenti in chiesa

Ore 10.30 Decollo dal campo sportivo di Bozzolo

Ore 11.15 Atterraggio nello spiazzo sottostante alla chiesa di Barbiana Il Santo Padre è accolto da: – Em.mo Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze – Sindaco di Vicchio (Firenze) Visita in privato nel Cimitero, e preghiera sulla tomba di Don Lorenzo Milani (1923-1967), in occasione del 50° anniversario della sua morte. Nella chiesa: incontro con i discepoli di don Milani ancora viventi e breve visita nella canonica. Nel giardino adiacente: il Santo Padre terrà un discorso commemorativo, alla presenza dei discepoli, di un gruppo di sacerdoti della Diocesi e di alcuni ragazzi ospiti di case-famiglia (in totale 200 persone circa).

Ore 12.30 Partenza da Barbiana

Ore 13.15 Rientro in Vaticano

Per chi volesse approfondire, consigliamo vivamente la lettura degli articoli pubblicati in questi giorni dal quotidiano “Avvenire”

https://www.avvenire.it/agora/pagine/don-milan-e2fcb305775747a8aa565436358be347

https://www.avvenire.it/agora/pagine/don-mazzolari

Con l’estate torna il CENAforum: protagonista l’Europa dell’Est

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ManifestoCENaFORUM-A4-2017

A grande richiesta torna il CENAforum, la cucina estiva all’aperto più apprezzata da soci e non soci, allestita da I CARE nella cornice suggestiva del cineteatro “S. Amanzio” di Travedona. Il tema di quest’anno sarà quello dell’Europa dell’Est: sia per l’altissimo livello del suo cinema (spesso trascurato dalla grande distribuzione), sia per la ricca tradizione culinaria dalle influenze balcaniche ed ebraiche. Nel corso delle tradizionali 3 serate (il 23 e il 30 giugno e il 7 luglio, tutti venerdì, alle 20.45), Polonia, Ucraina e Bulgaria saranno i Paesi “messi a fuoco”.

Il tema scelto quest’anno è un’occasione per conoscere e far venire alla luce tanti lavoratori e lavoratrici di questi paesi che vivono stabilmente in Italia (e magari si sono pure accasati/e) oppure prestano la loro professionalità nell’ombra. Sappiamo, ad esempio, quanto contano nelle nostre vite (e in quelle dei nostri anziani parenti) le badanti provenienti da quei Paesi così lontani, ma così vicini. Un’importanza ormai imprescindibile che, secondo noi, è giusto riconoscere e festeggiare insieme almeno per qualche sera.

Ci saranno film epocali come “Film bianco” del genio polacco Kieslowski e un’anteprima assoluta come il bulgaro “Living legends” non ancora uscito in Italia. Le tradizioni gastronomiche di Polonia, Ucraina e Bulgaria saranno interpretate, come al solito, dai diretti protagonisti con la supervisione dello chef Marco Perucco che aggiungerà il suo tocco di classe.

Non mancate di iscrivervi prenotando al 331-2072100. Per l’ingresso è obbligatoria la tessera di I CARE 2017.

Ingresso film + cena 15 euro

Il Ministero dell’Istruzione ha “celebrato” la figura di don Milani

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Roma 05-06-2017 Un evento dedicato a Don Milani, alla sua figura e alla sua azione in campo educativo. Hanno partecipato, Luciano Fontana, direttore del ‘Corriere della Sera’ Maurizio Molinari direttore de ‘La Stampa’  Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”. Ci saranno poi gli interventi di Adele Corradi, la professoressa che aiutava Don Milani a Barbiana, di Renata Colorni, direttrice dei ‘Meridiani’, e di Paolo Landi, ex allievo di Don Milani. Concluderà la giornata la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. Gennari Ph: Cristian Gennari/Siciliani
Roma 05-06-2017 – I partecipanti all’evento
Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Roma, lunedì 5 giugno, una mattinata dedicata a Don Milani, alla sua figura e alla sua azione nel campo dell’educazione dei giovani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa. “Insegnare a tutti” era l’obiettivo di Don Milani ed è anche il titolo dell’incontro che si è svolto alla sede del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), con esperti, testimoni e direttori di testate giornalistiche, alla presenza del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli. “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero. Aperta ed inclusiva significa anche capace di parlare a chi è più emarginato, a chi è a rischio dispersione. Dobbiamo parlare a tutte le ragazze e ai ragazzi, anche e soprattutto ai più deboli, gli strumenti per essere preparati ad affrontare il futuro – ha detto la ministra Valeria Fedeli – la figura di Don Milani e la sua lezione sono ancora oggi uno straordinario strumento per educatrici ed educatori”. 

Don-Milani e i ragazzi

Don Lorenzo, modello per formare le nuove generazioni

La manifestazione è stata pensata e voluta per la scuola e per i giovani. Il ministro ha inviato  nei giorni precedenti una circolare a tutti gli istituti per invitare docenti e studenti a rileggere l’opera di Don Milani. “Sono felice che il Ministero apra per la prima volta, con un’iniziativa di riflessione condivisa, le proprie porte a Don Milani, il sacerdote ribelle che nel secondo dopoguerra, mosso da un profondo senso di giustizia sociale, ha dedicato la sua breve vita a istruire le più deboli e i più deboli per garantire loro, attraverso l’uso consapevole della lingua, il rispetto della dignità umana”, ha spiegato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nel corso del suo intervento. “Con questa giornata vogliamo che il suo spirito di democrazia e il suo senso di giustizia animino il confronto e la discussione nelle sale di questo edificio in cui vengono prese decisioni che riguardano il presente e il futuro della nostra società attraverso l’educazione e la formazione delle nuove generazioni”.

“Sono trascorsi 50 anni dalla morte del priore di Barbiana e stiamo assistendo a un momento di riappropriazione ragionata e critica della sua figura – ha spiegato Fedeli – della sua testimonianza, della sua opera e della sua eredità: in più luoghi e in differenti occasioni ci stiamo immergendo nella parola di Don Milani, nella scrittura e nei testi di questo prete e maestro che tanto ha segnato la storia del sistema di istruzione del nostro Paese e soprattutto il dibattito sulla scuola, ponendo all’attenzione di tutte e tutti su nodi e problematiche non di poco conto.

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Cinquant’anni fa “Lettera a una professoressa”

Papa Francesco che è intervenuto nei mesi scorsi nel dibattito su Don Milani ha detto: “Mi piacerebbe che lo ricordassimo come un credente innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra una risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani”. Credo che sia un ritratto fedele, per nulla ossequioso o edulcorato. Don Lorenzo Milani era esattamente questo. Lo dicono i suoi scritti, le sue opere, coloro che sono entrati in contatto con lui e hanno vissuto l’esperienza della Scuola di Barbiana, alcuni dei quali presenti qui oggi (tra cui Adele Corradi, l’insegnante che affiancò don Milani alla scuola di Barbiana, ndr)”.

“Approfondiamo la sua figura, andiamo a fondo per essere “sue allieve e suoi allievi” a distanza. Costruiamo un sistema di istruzione che intercetti le ambizioni di futuro delle ragazze e dei ragazzi. Di qualsiasi ragazza o ragazzo. Senza lasciare indietro nessuno. Per costruire – ha concluso la Fedeli – una comunità aperta, inclusiva, equa”. (Agi)

Il ricordo del presidente Mattarella

“Ricordare nelle scuole, a cinquanta anni dalla scomparsa, la figura di don Lorenzo Milani, sacerdote lungimirante e pedagogo innovativo, è iniziativa importante e doverosa. È infatti all’educazione e alla promozione umana e culturale dei giovani che il priore di Barbiana ha dedicato la sua intera esistenza. Il suo metodo, incompreso e talvolta osteggiato da alcuni, ha precorso il concetto di comunità educativa, oggi alla base della scuola moderna”. È quanto afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in occasione di un evento al Miur per ricordare la figura di don Milani. “Ma don Milani – sottolinea Mattarella – ha anche posto con forza la questione dell’uguaglianza tra cittadini e della rimozione delle barriere tra di loro. Suscitare tra gli studenti interesse per la figura di don Milani contribuisce alla crescita della coscienza civile delle nuove generazioni”.(ANSA).

 

I migranti sospesi tra il grigiore quotidiano e il sogno di una vita migliore

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Alle moltitudini di migranti che, dopo aver attraversato deserti e mari e avere guardato in faccia la morte dei propri compagni, giungono qui dove siamo noi che non smettiamo più di guardarli, si schiude finalmente il paradiso a lungo sognato, ossia l’Europa, l’Occidente. Ma ogni paradiso è preceduto da un limbo da attraversare e con il quale misurarsi, giorno dopo giorno, come in un rituale quotidiano di cui non sono ancora chiare modalità e confini. Un limbo fatto di case di ringhiera e ballatoi, di alloggi in anonimi condomini, che un tempo furono di altri emigranti, ma anche di tempi morti, pause di riflessione, gesti normali, ripetitivi…

Storie di neri di casa nostra

Il film mostra l’immigrazione da un’angolazione singolare, ossia non attraverso le immagini degli sbarchi, dei luoghi di detenzione temporanea, tanto care all’immaginario giornalistico televisivo, ma cogliendo le vite dei migranti in una zona grigia, una sorta di limbo sospeso tra la tragedia dell’arrivo e l’illusione e la speranza di una vita nuova. Filo conduttore del film sono le storie di Lamine, senegalese del Casamance, fuggito dal suo paese per ragioni politiche, novello scrittore, poeta e attualmente disoccupato, e di Valentin, giovane cantante e musicista congolese che vive con la madre anziana e sogna di diventare un grande artista africano, che si alternano alle vite di giovani profughi africani fuggiti dalla guerra, riuniti in alcuni appartamenti, in attesa di una nuova vita.

http://www.varesenews.it/2017/05/noi-i-neri-un-film-che-racconta-i-migranti/617946/

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