La regole della finanza europea stanno uccidendo lo stato sociale?

pubblicato in: Bacheca, Ultime da I care | 0

Mercoledì 28 novembre, ore 21, al cinema “S. Amanzio” di Travedona

Piigs è un film a metà strada tra Inside Job (documentario del 2010 sulla crisi finanziaria USA) e le storie proletarie di Ken Loach. Narrato da Claudio Santamaria e con interviste a Noam Chomsky, Yanis Varoufakis ed Erri De Luca. E’ un viaggio affascinante e rivoluzionario nel cuore della tragica crisi economica europea. Realizzato da tre filmmaker dopo cinque anni di ricerche e due di riprese, Piigs è un’immersione senza precedenti e senza censure nei dogmi dell’austerity. Il documentario racconta anche le dirette conseguenze dell’austerity a Roma, concentrandosi sulla storia della sopravvivenza della Cooperativa sociale “Il Pungiglione”, che assiste disabili e persone svantaggiate. “Il Pungiglione” ha un credito di un milione di euro dal comune e dalla regione e rischia di chiudere per sempre: 100 dipendenti perderanno il lavoro e 150 disabili rimarranno senza assistenza. E’ una bomba sociale a orologeria. E’ vero che nell’Eurozona non c’è alternativa all’austerity, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio, ai tagli alla spesa sociale? Al fallimento del “Pungiglione”?

P.I.I.G.S., l’acronimo ideato da un giornalista dell’Economist nel 2009, rappresenta quegli staterelli europei inferiori, dal debito pubblico insostenibile (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) e riecheggia come una maledizione europeista. Nel film guardi e ascolti economisti più o meno illuminati, memorizzi complessi ragionamenti e spiegazioni, e, soprattutto, ti arrabbi e imprechi contro la Banca Centrale Europea. Un docu-film tra l’invettiva di Michael Moore e il realismo di Ken Loach.

Settimana prossima due appuntamenti da non perdere

pubblicato in: Bacheca | 0

Guerre, armi, affari

Disarmare il futuro è possibile? Questo il tema di grande attualità dell’incontro organizzato dall’associazione “Pace e convivenza” alla sala Varalli di Sesto Calende, dove interverranno don Renato Sacco (coordinatore nazionale di Pax Christi) e Elio Pagani, presidente del centro di documentazione “Abbasso la guerra”. Si parlerà anche del Trattato per la messa al bando delle armi nucleari e della vendita di armi ai paesi più poveri, traffico in cui l’Italia è purtroppo leader. Ingresso libero.

 

Lettera a una professoressa

Sabato 24 novembre alle ore 21, presso il teatro Dell’Olmo di Taino, sarà di scena “Lettera a una professoressa” per la regia di Nicola Tosi, che è anche solitario mattatore dello spettacolo. Il monologo, tratto dall’omonimo libro di don Milani con i ragazzi della scuola di Barbiana, vede anche la partecipazione di Valentin Mufila alle musiche. Lo spettacolo, coprodotto da I CARE, è stato allestito con un contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto. Ingresso ridotto a 10 euro per i soci I CARE.

Grande Guerra o Grande Menzogna? Leggete questo libro

pubblicato in: Bacheca, News dal mondo | 2

Sono trascorsi 100 anni dall’inizio della I guerra mondiale, tutti i protagonisti di quegli anni – vittime e carnefici – sono morti, ma non è morta né la retorica, né la mistificazione, né la menzogna che pretende di ricordare e celebrare, oggi come allora, la catastrofe di quegli anni. Celebrazioni che ancora tacciono sulle colpe di politici come Antonio Salandra e Sidney Sonnino che vollero quella guerra e di generali spietati come Luigi Cadorna, Luigi Capello e Antonio Cantore responsabili, con molti alti ufficiali, di aver mandato a morire centinaia di migliaia di soldati in inutili assalti.

Morti in trincea

 

Un centenario che mira a celebrare la retorica della Patria

L’attivismo celebrativo si era già messo all’opera nel 2012 con la mostra, al Vittoriano, “Verso la Grande Guerra”. Un evento che aveva riaffermato che «la Grande Guerra è stato un passaggio fondamentale nel processo di costruzione del nostro Paese, perché è nell’affratellamento delle trincee il primo momento vero in cui si sono “fatti” gli italiani». Una tesi stantia che cerca, così, di riabilitare e giustificare quel massacro, durato anni, collegandolo al completamento dell’unità nazionale. Ecco dunque la mistificazione al lavoro: orgoglio e unità nazionale, sacrificio eroico di vite umane. Ancora dopo un secolo in Italia non conosciamo se non approssimativamente il numero dei soldati morti, di quelli feriti, dei civili deceduti direttamente e indirettamente e di coloro che in seguito agli stenti della guerra furono più esposti all’epidemia della “spagnola”. Così si impone la spiegazione della guerra con un disegno superiore e alto – Italia ed Europa – e rispetto ad esso si continua a tacere della morte di oltre 650.000 soldati italiani, di 500.000 feriti gravi, di 600.000 prigionieri abbandonati dall’Italia – senza aiuti e assistenza – perché considerati disertori e codardi, di errori strategici pacchiani, di 40.000 soldati impazziti, di un indebitamento che si è estinto solo negli anni ’80, di una truffa colossale sulle spese di guerra con imputati generali, politici, industriali – tra cui i grandi gruppi Ansaldo e Ilva – tutti rimasti impuniti. Quella guerra fu soltanto una catastrofe nazionale totale che ancora viene presentata ed edulcorata con la patriottarde parole di “eroico sacrificio”, riproponendo così dopo un secolo la mistica di guerra della propaganda.

Soldati sfigurati dalle esplosioni delle granate

 

Ferite indicibili e incancellabili, nel corpo e nell’anima

La stessa propaganda che oggi si ostina ad ignorare i risultati di centinaia di ricerche storiche, scientificamente ispirate, che restituiscono a quella guerra, attraverso uno studio delle fonti, l’orrore che essa è stata. Tutti i progressi tecnologici dell’epoca (gas, mitragliatori, aerei, artiglieria, lanciafiamme, proiettili dum-dum, sommergibili) furono messi a servizio di un’ideologia di morte su larghissima scala in grado di produrre sui corpi e sulle menti devastazioni mai viste e permanenti. Non sapevano infatti descriverle né i medici nelle autopsie davanti a brandelli di carne, né gli psichiatri davanti a nevrosi e follie mai prima viste. A questo si aggiunge lo squallore di un Comando supremo che organizzava su larga scala casini per soli militari dove la violenza sul nemico si trasferiva alla violenza sulla donna.

Una scritta su una casa durante la ritirata di Caporetto

 

Credere, obbedire, combattere. A tutti i costi, morte compresa

Si afferma da subito un clima di terrore tra le truppe costrette, in una guerra di cui nulla sapevano, ad assalti continui ed inutili ad inespugnabili trincee, decimazioni di massa, plotoni di esecuzione per le minime infrazioni, seguendo una linea di comando che partiva dall’autore di tutti gli ordini più efferati: il generale Cadorna. A suo servizio, presso lo Stato maggiore, vi era il capitano medico, frate francescano, Agostino Gemelli, il cui impegno, di psicologo militare, fu tutto rivolto a creare le condizioni perché i soldati annullassero totalmente qualsiasi senso critico e si assoggettassero ad obbedire agli ordini, quali essi fossero, senza pensare, utilizzando anche l’universo religioso, posto a servizio della causa della guerra sempre compresa come opera salvatrice divina.

La fucilazione di un disertore dopo un processo sommario

 

Bisognerebbe leggere le lettere dal fronte dei nostri soldati

Leggere gli scritti di Gemelli di quegli anni, le sentenze dei plotoni di esecuzione, le lettere dei soldati scampate alla censura, le lettere anonime indirizzate al re “soldato” Vittorio Emanuele e i canti di protesta potrebbero servire a rendere questo anniversario occasione di costruzione di una memoria nazionale fondata non sull’ipocrisia, la mistificazione, la baggianata del tricolore elemento di coesione nazionale, ma sul riconoscimento che 5 milioni di italiani furono sottoposti ad una prova inutile, onerosissima e per molti di loro mortale. Altro quindi da quanto, per esempio, il ministero dell’Istruzione prepara per i nostri studenti in quelle che definisce le «celebrazioni relative alla I guerra mondiale». L’orrore non andrebbe mai celebrato, ma riconosciuto, ricordato e condannato.

Ritirata di Caporetto (24 ottobre 1917)

 

Oggi “fare storia” vuol dire guardare con occhio obiettivo quell’inutile barbarie

Per tutte queste ragioni il libro di Tanzarella, vuole raccontare in modo rigoroso, ma con un approccio divulgativo, quell’orrore, spesso conosciuto solo dagli specialisti, dai ricercatori e dagli studiosi, mettendo a disposizione di un pubblico ampio di lettori fatti, dati, circostanze, che spesso gli stessi manuali scolastici di storia trascurano od occultano, per demistificare la narrazione celebrativa della I guerra mondiale e creare una solida coscienza critica del perché fu orrore quella guerra, come e più di altre guerre. E suscitare ugualmente orrore nei confronti della “grande menzogna” attraverso la quale ancora oggi molti vorrebbero continuare a ricordarla, nonostante devastazioni, lutti, torture, prigionie, ruberie, deportazioni.

Serata su Papa Francesco al cinema “S. Amanzio” di Travedona

pubblicato in: Bacheca, Ultime da I care | 0

Amiche e Amici, venerdì sera, 19 ottobre, alle 20,30 al cinema “S. Amanzio” c’è un appuntamento molto importante. E’ una serata dedicata interamente a Papa Francesco con la presentazione del libro FAKE POPE di Roberto Beretta e Nello Scavo (sarà presente Roberto Beretta, uno degli autori del volume) e a seguire la proiezione del film PAPA FRANCESCO, UN UOMO DI PAROLA di Wim Wenders, uno dei registi contemporanei più celebrati. E’ un’occasione imperdibile per capire a fondo le ragioni del successo di un Papa che sta “rivoluzionando” la Chiesa cattolica. Non solo, ma anche per comprendere le pesanti accuse che gli oppositori di Bergoglio rivolgono a un Papa tanto “scomodo”.

FAKE POPE, LE FALSE NOTIZIE SU PAPA FRANCESCO

Bergoglio è il pontefice più calunniato della storia? E – se è così – per quale motivo? C’è un “complotto dietro le accuse che gli vengono scagliate contro, oppure si tratta solo della reazione di chi non sopporta un papa così innovativo? Di bugie sulla figura di papa Francesco ne girano parecchie, suscitano reazioni, ma nessuno finora le ha catalogate e investigate in modo da tracciarne un filo logico, e magari tentare di smascherare i mandanti (tra cui multinazionali, banche, guerrafondai e sacri palazzi) della “macchina del fango”. Gli autori hanno raccolto 80 delle principali accuse al Papa, in chiave di controinchiesta punto per punto: i rapporti con le dittature dell’America latina, la massoneria, il Conclave manipolato, le accuse di “eresia”, le nomine sbagliate, i rapporti con la Curia, la mediaticità, gli scandali e anche le gaffes… Senza dimenticare che le fake news sul Papa riportano al centro il tema della verità, tanto caro al cristianesimo: se la notizia è il “verbo” contemporaneo, la falsa notizia è la voce del “diavolo”. E distinguere menzogna e verità è compito di chi ancora vede nel giornalismo una missione.

PAPA FRANCESCO, UN UOMO DI PAROLA

Il lavoro di Wenders vuole essere un percorso personale con Papa Francesco e non un documentario biografico. Le idee del pontefice e il suo messaggio sono centrali grazie al materiale di archivio ma soprattutto a quattro lunghe interviste condotte nell’arco di due anni. Avvicinato dal Vaticano già nel 2013, Wim Wenders dichiara di avere avuto una completa libertà nell’elaborazione del progetto, ivi compresa quella del montaggio finale e dell’accesso all’archivio foto e video del Vaticano. Tutto ciò gli ha consentito di operare così come solo i veri Maestri sanno fare: tenendosi un passo indietro. Molti, vedendo questo documentario, potranno porsi una domanda legittima: dov’è la mano di Wenders in tutto ciò? La risposta sta nell’avere consentito alla figura di Francesco e soprattutto al suo pensiero di emergere con una semplicità che si rivela come saggezza nel leggere la contemporaneità alla luce dell’autenticità del Vangelo. Non a caso Wenders apre con le immagini di Assisi e ritorna in più occasioni sulla vita di quel rivoluzionario (parola che non bisogna temere, dice Bergoglio) di cui questo 266esimo pontefice ha assunto per la prima volta il nome. Papa Francesco, nei colloqui e nel materiale di repertorio, affronta un’ampia gamma di temi senza mai sottrarsi e facendo della chiarezza delle posizioni assunte nelle varie materie, un punto di forza. Che però non si traduce mai in chiusura o in rifiuto del dialogo. Wenders ci conferma ogni volta che la fede (come affermava un altro importante sacerdote, David Maria Turoldo) non la si propaganda ma la si vive e se la si vive si propaganda da sé.

DISarmiamoci, la carovana della Nonviolenza fa tappa domani sera a Besozzo

pubblicato in: Bacheca | 0

Siamo lieti di invitarVi alla serata disArMIAMOCI, organizzata dall’Amministrazione comunale di Besozzo in collaborazione con l’associazione Pax Christi di Tradate.

Al Teatro Duse giovedì 4 ottobre sarà ospite una tappa della Carovana nazionale della Nonviolenza, con una delegazione da Whashington formata dallo studente Zion Kelly, che ha avuto il fratello gemello ucciso da un colpo di fucile nel tragitto da scuola a casa, testimone alla manifestazione March for our lives, accompagnato da un’insegnante. Una testimonianza diretta da una giovane voce, per conoscere e parlare del tema della non violenza, contro la diffusione delle armi.

Per informazioni e prenotazioni Silvia Sartorio (Assessore alla cultura del Comune di Besozzo) 3357316031

 

Domenica 14 ottobre la tradizionale marcia per la Pace ai Giardini Estensi di Varese

pubblicato in: Bacheca, Ultime da I care | 0

Amiche e Amici,

anche quest’anno, cogliendo l’invito di “Religions for Peace”, “I care” sostiene la marcia della Pace. Faremo una bella camminata insieme per le vie di Varese e condivideremo nella magica atmosfera dei Giardini Estensi dei momenti di preghiera e riflessione fra sette fedi religiose: Baha’i, Buddisti, Cristiani, Ebrei, Induisti, Musulmani e Sikh.

Vi aspettiamo dalle 14.00 ai Giardini di Varese (ingresso Comune) pronti per partire verso le 14.45 per le vie del centro e ritornare ai Giardini intorno le 15,30 dove le varie tradizioni religiose faranno dei brevi interventi sul tema della marcia: “Per una cultura del dialogo”. A seguire un piccolo momento artistico e la possibilità di dialogare con i vari rappresentanti.

 

Di seguito il comunicato che spiega il tema di quest’anno della marcia

 

 

 

 

 

 

L’obbedienza non è più una virtù e, forse, non avrebbe mai dovuto esserlo

pubblicato in: Bacheca, News dal mondo | 0
Il sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, in una foto di archivio. ANSA/CESARE ABBATE

 

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

(da “Lettera ai giudici”, don Lorenzo Milani)

Mai come oggi ci paiono così attuali e brucianti le parole profetiche di don Lorenzo riguardo all’obbedienza, il miglior modo secondo lui (e secondo noi) per non assumersi le proprie responsabilità e nascondere le proprie colpe dietro l’alibi del rispetto della legge (quando è ingiusta). E se una legge è giusta o ingiusta è la nostra coscienza a dircelo, a guidare il nostro discernimento. Il (vero) problema di oggi è avercela una coscienza.

Ma pensiamo anche che il modo migliore per capire la vicenda del sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano sia quello di leggere il bellissimo articolo di Roberto Saviano pubblicato oggi (3 ottobre) su “La Repubblica” ed evitare di sprecare le nostre parole che traboccano di indignazione per un’azione giusta secondo la legge, ma tremendamente ingiusta dal punto di vista della carità.

https://www.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/il_caso_del_sindaco_di_riace_peccato_di_umanita_-207987955/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P7-S1.8-T1

Riace, un esempio di accoglienza in Italia

Qui di seguito alcune immagini che illustrano la solidarietà di molti cittadini al sindaco di Riace e un grafico Ansa con alcuni dati sul paese calabrese.

Foto Vincenzo Livieri – LaPresse
02-10-2018 – Roma
Cronaca
Esquilino. Manifestazione in solidarietà del sindaco di Riace Domenico Lucano, arrestato per favoreggiamnto dell’immigrazione clandestina

 

Foto Vincenzo Livieri – LaPresse
02-10-2018 – Roma
Cronaca
Esquilino. Manifestazione in solidarietà del sindaco di Riace Domenico Lucano, arrestato per favoreggiamnto dell’immigrazione clandestina

 

Il sindaco di Riace Domenico Lucano in una foto di archivio. ANSA / IGOR PETYX

 

Scheda sul comune di Riace
ANSA/CENTIMETRI

Don Milani, profeta con i piedi per terra

pubblicato in: Bacheca, Ultime da I care | 0

Domenica 15 aprile presso il cineteatro “S. Amanzio” di Travedona, a partire dalle ore 15 si terrà un pomeriggio dedicato a don Lorenzo Milani, “un profeta con i piedi per terra”. Il programma è particolarmente ricco: l’incontro si aprirà con un saluto di mons. Agnesi, a cui seguirà un momento di testimonianza, riflessione e dibattito con Agostino Burberi, già allievo di don Milani a Barbiana, Marco Vergottini, teologo, don Alessandro Andreini della comunità di S. Leolino, Paolo Cesari, delle edizioni Orecchio Acerbo (che hanno recentemente pubblicato un bellissimo fumetto sul priore di Barbiana) Alberto D’Incà, professore di Patrologia, e Giovanni Chinosi dell’associazione “Cittadini del Mondo”.

Mostra

In sala sarà esposta la mostra con le tavole del fumetto “Il maestro” magistralmente illustrate da Simone Massi. La mostra, a partire da lunedì, sarà allestita nell’atrio delle scuole medie di Travedona Monate, a diretto contatto con i ragazzi.

Teatro

Sarà presentato in anteprima alle 17,30 anche lo spettacolo “Lettera a una professoressa” monologo drammatico di e con Nicola Tosi. Una messa in scena particolare impreziosita dalle musiche di Valentin Mufila. Il progetto è stato finanziato dall’associazione I care” e dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. Ingresso gratuito.

Cinema

Sempre alla sala della comunità “S. Amanzio”, giovedì 19 alle 21, proiezione di “Barbiana ’65, la lezione di don Milani” di Alessandro G. A. D’Alessandro, il film documentario più ricco sull’esperienza della scuola di Barbiana. Ingresso: 5 e 3 euro.

 

Film + concerto + aperitivo = Ciak si suona!

pubblicato in: Bacheca, Ultime da I care | 0

In attesa di TACALASPINA music street festival, che si terrà a Besozzo sabato 9 giugno, abbiamo pensato in questa fresca primavera di scaldare i motori con un’iniziativa che, ci auguriamo, sarà di vostro gradimento.

Si tratta di “CIAK, SI SUONA” una formula inedita che vuole coniugare insieme cinema, musica (live) e cibo. Cinema e cibo sono stati il “piatto” forte del CENAforum, una nostra invenzione che ha trovato fortuna tra il pubblico e imitatori anche in altri contesti.

Ora il gioco si fa ancora più difficile. Si tratta di miscelare tre ingredienti che, da spettatori, siamo solitamente abituati a fruire in contesti separati tra loro. Noi di I CARE vogliamo invece mixarli in maniera accattivante per creare qualcosa di nuovo che ci spinge a uscire di casa e a vivere la domenica pomeriggio in maniera originale e divertente.

Sono tre le domeniche (8 e 22 aprile e 6 maggio) in cui al cnema “S. Amanzio”, alle 16,30, verrà proiettato un cinecult musicale a cui faranno seguito una performance musicale dal vivo e un succulento aperitivo, entrambi “in tema” col film. Il tutto a un prezzo contenuto (10 euro per film + concerto; aperitivo a seconda della consumazione). L’ingresso è riservato ai soci I CARE ed è quindi obbligatoria la tessera 2018 (10 euro).

Ecco il programma:

8 aprile – WHIPLASH (2014) del regista premio Damien Chazelle, premio Oscar per “La la land”. Una storia inquietante in cui il protagonista, un giovane batterista jazz, viene ossessionato dal suo insegnante, un diabolico J. K. Simmons che sembra uscito direttamente da “Full metal jacket”. A seguire concerto jazz del quartetto del batterista Marco Mengoni. Menu ispirato a New Orleans, la città culla del jazz.

22 aprile – AMERICAN GRAFFITI (1973) di George Lucas (regista ricordato spesso, a torto, solo per “Star wars”) offre invece un ritratto malinconico e affettuoso dei primi Anni Sessanta, l’epoca d’ora del rock’n’roll. Proprio il rockabilly sarà protagonista del live set dei “The Goose Bumps”, formazione frizzante e coinvolgente, che vi farà scatenare sull’onda di intramontabili evergreen. Cosa gustare se non il più classico dei menu a stelle e strisce? hamburger e…

6 maggio – THE BLUES BROTHERS (1980). Qui siamo di fronte al mito per eccellenza dei film musicali. Il capolavoro demenziale di John Landis con John Belushi e Dan Aykroyd, i due fratelli che hanno cambiato per sempre il nostro immaginario cinematografico e lanciato il blues e il soul verso successi impensabili. Il misterioso “One horse band” ci rapirà con il suo blues sbilenco e ruspante. Per indovinare il menu vi basterà ricordare cosa ordinano i fratelli Blues ad Aretha Franklin…

Obbligatoria la prenotazione al 331-2072100

Tacalaspina “trasloca” a Besozzo. Il “perché” lo avevamo già spiegato (bene) l’anno scorso

pubblicato in: Bacheca, Ultime da I care | 0

In questi giorni è uscito un comunicato del Comune di Travedona Monate (pubblicato poi dal quotidiano “La Prealpina” in data 20 febbraio) che è a dir poco lacunoso e fuorviante nel raccontare i fatti riguardo a ‘Tacalaspina’. L’unica affermazione corretta è: “la decisione di spostare la festa in altro paese è stata presa esclusivamente dall’associazione ‘I care’”. Così è, infatti.

Ma la domanda a cui bisognerebbe rispondere, e che sta a cuore a tutti, è questa: “Perché ‘Tacalaspina’ trasloca a Besozzo?”.

I rapporti si erano guastati l’anno scorso con le accuse del Comune di Travedona Monate ad “I care”

La risposta all’amministrazione l’avevamo già data l’anno scorso quando (dopo una lettera indirizzata all’associazione in cui, tramite il segretario comunale, si contestava in maniera inopportuna ad ‘I care’ tutta una serie di questioni), l’associazione rispondeva in maniera puntuale con una lettera del 19 aprile 2017 (protocollata), in cui si affermava chiaramente che: “… non sussistono più né i modi né i tempi per una buona e costruttiva collaborazione tra noi di I CARE e l’amministrazione comunale di Travedona Monate per la realizzazione, nella data stabilita (sabato 27 maggio 2017), del music street festival Tacalaspina. (…)

Stante questo atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione comunale, non possiamo più impegnarci nell’organizzazione di “Tacalaspina music street festival”.

L’associazione “I CARE” … ritiene che l’atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione impedisca di fatto qualsiasi collaborazione futura nell’organizzazione di “Tacalaspina”.

Il comune non ha mai fatto un passo indietro, né ha chiesto pubblicamente scusa

Ad oggi, 20 febbraio 2018, non sono mai pervenute ad ‘I care’ scuse o smentite da parte dell’amministrazione comunale e quindi la nostra posizione resta quella. Espressa con largo anticipo. Già da aprile 2017 ‘I care’ aveva deciso, qualora fossero continuati i rapporti conflittuali, di non collaborare più con il Comune di Travedona Monate per quanto riguarda l’organizzazione di ‘Tacalaspina’. Quindi tra non fare più la manifestazione (com’è avvenuto l’anno scorso) oppure farla da un’altra parte, l’associazione ‘I care’ ha scelto la seconda ipotesi.

Un paio di doverose precisazioni

Inoltre ci preme sottolineare due cose:

1 – ‘I care’ era presente con ben due rappresentanti del direttivo alla riunione delle associazioni del 21 novembre 2017 a cui fa riferimento il comunicato del Comune (e dal quale si potrebbe intendere che ‘I care’ non fosse presente). In seguito i rapporti con l’amministrazione di Travedona Monate non sono continuati semplicemente perché è stato deciso dal direttivo di ‘I care’ di organizzare ‘Tacalaspina’ a Besozzo, sabato 9 giugno. Decisione comunicata al Comune di Travedona Monate a dicembre 2017 (con lettera protocollata). Era quindi inutile incontrarsi.

2 – la festa patronale di san Vito (che è il 15 giugno) verrà festeggiata il weekend del 16-17 giugno come chiaramente stabilito da calendario ufficiale e non il 9-10 giugno come invece sostiene l’amministrazione comunale. Ci auguriamo sia stata solo una svista. Sarebbe imperdonabile che i nostri amministratori non sappiano quando è la festa patronale.

Tutta la vicenda di cui sopra è chiaramente documentata in questo sito all’indirizzo:

http://www.icareassociazione.it/category/i-care/page/2/

1 2 3 4 5