L’obbedienza non è più una virtù e forse non lo è mai stata

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Migranti a bordo della Sea-Watch espongono striscioni che invitano ad aprire i porti (EPA)

Cheddire? Ancora, e di nuovo, e di sensato? Ogni giorno l’asticella viene abbassata ai livelli più infimi di sempre e ogni giorno ci si scandalizza (da una parte o dall’altra) con reazioni “di pancia” che inondano i social e invitano al linciaggio (da una parte e dall’altra). Lo scopo di questa strategia mediatica è semplice: l’importante è non riflettere, non innescare i pochi neuroni che ci restano per tentare di fare un ragionamento che non può essere di pancia, ma, in quanto tale, dev’essere di testa.

Mai come oggi è necessario e utile tornare ad ascoltare i profeti, come don Lorenzo. Ecco le sue parole così illuminanti, che non ci stancheremo mai di ripetere: “L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni (…), non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate (…) E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede”.

 

Carola Rackete, capitano della Sea-Watch. (EPA)

Leggendo queste parole non è difficile, per nessuno, capire dove sta il bene e dove sta il male, dove sta il giusto e dove sta lo sbagliato. La legge giusta difende il debole, la legge sbagliata difende il forte. Parole semplici e implacabili, come un dardo piantato nella roccia. Come quelle della vignetta di Altan, pubblicata oggi da “La Repubblica”: “I porti sono chiusi perché, se li aprissi, sarebbero aperti” recita il capitano verdevestito.

Ancora migranti. Ancora una nave. Ancora un ministro il solito (come la minestra, la solita). Ma stavolta c’è un altro attore. Anzi è un’attrice protagonista. Una donna. Lei sì vera, autentica capitana contro un capitano sbruffoncello e farlocco.

2 Risposte

  1. Fausto Verti

    Fa una certa impressione essere testimoni di questi avvenimenti. Accusano la Capitana di calcoli politici, quasi il salvataggio fosse solo un pretesto. Penso che in parte abbiano ragione: Carola ha fatto una grande e coraggiosa scelta politica, solo che in più salvare quelle vite la pone nel giusto..

  2. Amedeo

    Il dramma si compie sulle poche vite imbarcate su una nave di una ONG. Altri continuano a sbarcare…
    ma il circo mediatico serve affinché il cosiddetto popolo, non rifletta mai sul fatto che nulla viene fatto per governare e instradare il Paese su una strada migliore.
    Se non ci fossero le ONG, il capitano, bullizzato da piccolo, se le inventerebbe!

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