Acqua pubblica, tradimento di Stato

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di Alex Zanotelli

Quello che è avvenuto il 21 aprile alla Camera dei Deputati è un insulto alla democrazia. Quel giorno i rappresentanti del popolo italiano hanno rinnegato quello che 26 milioni di italiani avevano deciso nel Referendum del 12-13 giugno 2011 e cioè che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene. I Deputati invece hanno deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, dato che è un bene di “interesse economico”, da cui ricavarne profitto. Il testo approvato alla Camera obbliga i Comuni a consegnare l’acqua ai privati. Tutto questo è di una gravità estrema, non solo perché si fa beffe della democrazia, ma soprattutto perché è un attentato alla vita. E’ infatti Papa Francesco che parla dell’acqua come “diritto alla Vita “ (un termine usato in campo cattolico per l’aborto e l’eutanasia). L’acqua è Vita, è la Madre di tutta la Vita sul pianeta. Privatizzarla equivale a vendere la propria madre! Ed è una bestemmia!Per cui mi appello a tutti in Italia, credenti e non, ma soprattutto alle comunità cristiane perché ci mobilitiamo facendo pressione sul Senato dove ora la legge sull’acqua è passata perché lo sgorbio fatto dai deputati venga modificato.

Inoltro il mio appello:

Al Presidente della Repubblica, perché ricordi ufficialmente al Parlamento di rispettare il Referendum;

Alla Corte Costituzionale, perché intervenga a far rispettare il voto del popolo italiano;

Alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), perché si pronunci, sulla scia dell’enciclica Laudato Sì, sulla gestione pubblica dell’acqua;

Ai parroci e ai sacerdoti, perché nelle omelie e nelle catechesi, sensibilizzino i fedeli sull’acqua come “diritto essenziale, fondamentale, universale” (Papa Francesco)

Ai Comuni e alle città, perché ritrovino la volontà politica di ripubblicizzare i servizi idrici come Napoli (Penso a città come Trento, Messina, Palermo, Reggio Emilia..).

Il problema della gestione dell’acqua è oggi fondamentale: è una questione di vita o di morte per noi, ma soprattutto per gli impoveriti del pianeta, per i quali, grazie al surriscaldamento del pianeta, l’acqua sarà sempre più scarsa. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni e milioni di morti di sete. Per questo la gestione dell’acqua deve essere pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum.

Diamoci tutti da fare perché vinca la Madre, perché vinca la Vita: l’Acqua.

Napoli, 25 aprile 2016

Acqua pubblica, tradimento di Stato

TACALASPINA 2016 un appuntamento imperdibile

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Amiche e Amici, questa data non dovete segnarvela in agenda… Non serve…. E’ un po’ come la data del proprio compleanno o quella della prima sera in cui siete usciti con lei o con lui….

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emozioni indimenticabili…

TACALASPINA 2016… impossibile NON esserci !!! Spettacolo a orario continuato dalle 17 alle 24

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Quest’anno sono a disposizione 2 ampi parcheggi gratuiti (uno con servizio navetta gratuito) per maggiori informazioni visita la nostra pagina facebook e scarica la app!

https://it-it.facebook.com/Tacalaspina-188109421337056/

 

Giù il cappello a Pietro Pinna,il primo obiettore di coscienza italiano

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Il nome di Pietro Pinna non dirà molto alla maggior parte degli italiani. Al massimo, per qualcuno di noi, è un eroe d’altri tempi. Ma almeno oggi dobbiamo ricordarlo. Perché la sua lotta non violenta ha portato frutti di cui beneficiamo ancora oggi. Pietro Pinna è morto l’altro ieri (13 aprile) a Firenze (guarda un po’, i giusti vanno a finire sempre lì…). Aveva 89 anni ed è stato il primo obiettore di coscienza al servizio militare per motivi politici in Italia. Doveva partire per la naja nel 1948, ma si rifiutò. Finì sotto processo nel 1949 e il Tribunale militare di Torino lo condannò per il reato di disobbedienza.

Nel frattempo, in Parlamento comparivano le prime proposte affinché per gli obiettori fosse riconosciuta la possibilità di essere destinati a “servizi dove non si uccide, ma si può essere uccisi”.  Più tardi, con Aldo Capitini, fu tra i fondatori del Movimento Nonviolento e organizzò la prima Marcia per la pace Perugia-Assisi, 1961. E’ una storia antica, quasi preistorica, per l’Italia in cui il servizio militare obbligatorio non esiste più, esiste un servizio civile nazionale volontario che pochi conoscono. E? soprattutto oggi, con un mondo sull’orlo della Terza guerra mondiale, che bisogna ricordarsi della “guerra di Piero”: contro l’esercito e tutti i “master of war” che infestano il pianeta

Letture consigliate

http://www.repubblica.it/politica/2016/04/14/news/e_morto_pietro_pinna_primo_obiettore_di_coscienza_italiano-137641957/?ref=search

http://nonviolenti.org/cms/

Trittico divino: ultimo appuntamento

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Amiche e Amici, siamo giunti all’ultima “puntata” del TRITTICO diVINO… Da non perdere! Per chi ha già preso parte alle due “puntate” precedenti è il momento per ripetere un’esperienza dei sensi… unica! Per quelli invece che per la prima volta vogliono partecipare, un’occasione irripetibile! Non mancate all’ultimo bicchiere!

L’appuntamento è con NASCETTA STORY (domenica 10 aprile, ore 17), con la partecipazione del regista Federico Moznich.

Ingresso (15 euro) solo su prenotazione riservato ai possessori della tessera “I CARE” 2016 (si può fare all’ingresso al costo di 10 euro) oppure ai possessori della tessera AIS (in regola con l’anno in corso)

Prenotazione obbligatoria al 331-2072100 – ANCHE CHI HA GIA’ PARTECIPATO AI DUE EVENTI PRECEDENTI DEVE RI-PRENOTARSI

SINOSSI
Nemo è un romano trapiantato nelle Langhe. Perchè? “Perchè qui si sta proprio bene”, semplice. E poi c’è il vino, quello conosciuto nelle enoteche della Capitale. In realtà tra queste colline la soddisfazione di bere un bicchiere è tutta un’altra cosa. Ma a Novello, nella Langa del Barolo, c’è anche una storia particolare. Tra i filari di nebbiolo si “nasconde” un piccolo vitigno a bacca bianca, in paese tutti lo chiamano nas-cetta. La curiosità e la passione porterà Nemo a compiere il suo piccolo viaggio nella Langa più nascosta per capire come un gruppetto di viticoltori sia riuscito nell’ardua impresa di salvare dall’estinzione un vitigno che era nei ricordi solo degli anziani del paese. Il viaggio è l’elemento essenziale del film… Un viaggio nella Langa più autentica e meno stereotipata.

Il regista: Federico MOZNICH

Nato nel 1978 è laureato al Dams di Torino. Dal 2006 al 2012 lavora per Juventus Channel, (Juventus F.C. official Tv), ricoprendo vari ruoli tecnici, alcuni prettamente specifici della televisione broadcaster, ma lavora anche come come format-creator realizzando più di 500 puntate di format diversi. Dal 2003 al 2010 è il Direttore Artistico del Corto Dams Festival. Dal 2007 al 2008 crea e dirige Festival Channel, webTv dedicata al mondo festivaliero e al cinema indipendente. Dal 2006 entra nella Stuffilm Creativeye dove ricopre il ruolo di producer e filmmaker.

In scena Lorenzo, il musical su Don Milani

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La prima è in programma a Somma Lombardo (VA) al teatro Italia.

Nell’articolo  pubblicato sul quotidiano on line “Varese News”, a firma Maria Carla Cebrelli, si racconta della prima del musical “Lorenzo” in scena a Somma Lombardo il 19 marzo alle ore 21. Lo spettacolo, ispirato alla vita di Don Milani, è interpretato dall’associazione teatrale Tavolo 69 per la regia di Christian Bovio e con le canzoni di Riccardo Ceratti.
«Siamo molto emozionati e felici di portare quest’opera sul palcoscenico e poter condividere il messaggio del priore di Barbiana, figura ancora oggi così attuale – racconta il maestro Ceratti -. Per me l’incontro con gli scritti di Don Milani e la scoperta del suo pensiero è stata una folgorazione e una fonte di ispirazione che mi ha portato a comporre dapprima la canzone “Lorenzo”, interpretata da Gianmarco Natalina, e poi all’idea di uno spettacolo più strutturato».
Il Don Milani presentato agli spettatori sarà brillante e contemporaneo, un amico leggero ma profondo come solo quelli veri sanno essere: «Ho trovato in lui la figura dell’educatore, nel significato più alto del termine, ossia la persona che aiuta gli altri a cambiare in meglio e che proprio in questo modo contribuisce a cambiare la società».

Per maggiori approfondimenti

http://www.varesenews.it/2016/03/in-scena-lorenzo-il-musical-su-don-milani/492275/

Il paese rinato grazie agli immigrati

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Sutera, piccolo centro dell’entroterra siculo, sarebbe “morto” per emorragia demografica, invece…

Questa di Sutera, il paese che ha deciso di aprirsi al mondo per non morire, è una storia che sta arrivando lontano. Pubblicata prima dal settimanale americano Time, poi da un importante quotidiano canadese che ha mandato qui un suo reporter, è la storia di chi, innanzitutto, non vuole tradire se stesso. «Sutera è un paese di emigranti – dice il sindaco Giuseppe Grizzante – nei Sessanta eravamo più di 5 mila abitanti, ora non arriviamo a 1500. I ragazzi partono, sono sempre partiti. Per la Fiat di Torino, per la Necchi di Pavia, per il Nord Europa». Contadini in Inghilterra, minatori in Germania. E dopo tante partenze, a Sutera hanno pensato che fosse venuto il momento di ospitare qualche arrivo. «Nei nostri viaggi, abbiamo sempre sperato di essere accolti in modo dignitoso» dice il professore volontario Mario Tona (insegna come volontario italiano agli immigrati). «Quello che cerco di fare, il più possibile, è rendere questi ragazzi indipendenti». Attraverso la lingua.

L’idea era nata dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, quello dei 366 morti. Ma iniziare non è stato facile. Alcuni anziani del paese avevo espresso molti dubbi e paure. Per superarle, a differenza di quello sta succedendo in molte parti d’Italia, dove i migranti sono confinati in posti periferici e tenuti scientificamente a distanza, qui si è scelta la strada opposta. Regole chiare e massima integrazione. Il Comune mette a disposizione un alloggio per ogni nucleo famigliare, perché la privacy è sacra. Stanno nel centro storico. Nei quartieri antichi che portano nomi arabi, come Rabato e Rabatello. Lavorano come commessi nei negozi di Sutera. Ma forse, il momento in cui si è capito che l’esperimento stava davvero funzionando, è andato in scena poco prima di Natale. Quando proprio il nigeriano Chris Richy, vestito come uno dei Re Magi, ha preso parte al presepe vivente, il grande orgoglio del paese, una celebrazione che porta a Sutera 15 mila persone ogni anno.

Le famiglie stanno qui il tempo necessario a capire se verrà accettata la domanda di asilo politico, circa due anni. L’idillio prevede lezioni di Italiano obbligatorie, due corsi alla settimana. E patti chiari: vietato bere alcolici in casa, vietato tenere gli appartamenti in disordine, lavatrici solo in orario serale per ragioni di risparmio. Ad occuparsi di ogni cosa, sono sei operatrici della cooperativa «I girasoli». Una si chiama Mariella Cirami, ha 28 anni e ci mette un mucchio di passione: «Sono molto fortunata – dice – ogni giorno ci confrontiamo con il mondo. Ringrazio per questa opportunità e per quello che sta succedendo qui. I bambini di Sutera sono pochi, ma adesso giocano con i figli dei migranti. Il prossimo nascerà fra un mese».

Nessuno nega che questa sia anche un’occasione economica. Ogni anno il Comune riceve 263 mila euro per gestire l’accoglienza. Sono posti di lavoro, alloggi affittati che prima erano vuoti, incentivi all’assunzione per i commercianti. Ma è soprattutto vita messa in circolo, come aprire le finestre dopo anni al chiuso. «Stiamo semplicemente facendo quello che altre persone hanno fatto per noi», dice il professor Tona.

http://www.lastampa.it/2016/02/12/italia/cronache/il-paese-che-doveva-morire-si-apre-al-mondo-nuovo-e-scopre-di-avere-un-futuro-NCs6MZs2x07eqNs4TZGBOK/pagina.html

Emilia Kamvysi e le “nonnine” dei migranti

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Emilia Kamvysi, simbolo dell'accoglienza dell'isola di Lesbo ai migranti, tiene in mano la foto in cui fu immortalata, Skala Sykaminias, 13 febbraio 2016. La 'nonnina', che in paese chiamano Militza, fu immortalata in una foto diventata subito virale sul web, mentre dava il biberon al figlio neonato di una giovane profuga. ANSA/ LAURENCE FIGA'-TALAMANCA
Emilia Kamvysi, simbolo dell’accoglienza dell’isola di Lesbo ai migranti, tiene in mano la foto in cui fu immortalata, mentre dava il biberon al figlio neonato di una giovane profuga. La foto è diventata virale sul web. ANSA
Emilia Kamvysi, simbolo dell'accoglienza dell'isola di Lesbo ai migranti, con le sue amiche di sempre, Mariza (85 anni) e Efstratya (90), con cui passa i suoi pomeriggi, Skala Sykaminias, 13 febbraio 2016. ANSA/ LAURENCE FIGA'-TALAMANCA
Emilia Kamvysi, a destra nella foto, con le sue amiche di sempre, Mariza (85 anni) e Efstratya (90), con cui passa i suoi pomeriggi a Skala Sykaminias. ANSA

La lezione di chi accoglie veramente i migranti in barba alle regole europee

Durante la sua recente visita all’isola greca di Lesbo, terra-simbolo dove approdano la gran parte dei migranti che fuggono da guerre e violenze, Laura Boldrini ha fatto visita a Emilia Kamvisy (nella foto) che con le sue amiche, anch’esse ottuagenarie, è diventata il simbolo dell’Europa che accoglie i migranti. La presidente della Camera ha dichiarato: “Ho voluto dire grazie a Emilia Kamvysi (83), Mariza (85) e Stratia (90) Maurirapitos – le signore ritratte in una foto che ha fatto il giro del mondo mentre allattano il neonato di due profughi siriani arrivati stremati a Lesbo. Questo semplice gesto di umanitá è valso loro la candidatura al Premio Nobel”.

 

Anche a Sanremo qualcosa di buono

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Italian musician Ezio Bosso performs on stage during the Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theater in Sanremo, Italy, 10 Februaty 2016. The 66th Festival della Canzone Italiana runs from 09 to 13 February. ANSA/ETTORE FERRARI
 ANSA/ETTORE FERRARI

E’ un paradosso, ma anche nella superficialità della kermesse canora si possono manifestare perle di bellezza

“Noi uomini tendiamo a dare per scontate le cose belle. La vita è fatta di dodici stanze: nell’ultima, che non è l’ultima, perché è quella in cui si cambia, ricordiamo la prima. Quando nasciamo non la possiamo ricordare, perché non possiamo ancora ricordare, ma lì la ricordiamo, e siamo pronti a ricominciare e quindi siamo liberi”. La presenza di Ezio Bosso (torinese, compositore e direttore d’orchestra) sul palco del Festival di Sanremo è stata davvero una fortuna.
Il momento di Bosso è di quelli che rimane. Le lacrime dell’orchestra, lo stupore in sala e la commozione a casa. Nessuno si aspettava una sopresa del genere in un contesto spesso caratterizzato dall’effimero e dal sensazionalismo. Rimarranno nella memoria alcune “massime” che l’artista ha pronunciato con una spontaneità emozionante.

“La musica, come la vita, si può fare solo insieme” ci ha ricordato come se fosse una regola da conservare.

“La musica è magia, non a caso chi dirige un’orchestra ha la bacchetta”.

E poi quella dignità di affrontare la malattia (la SLA) con il sorriso, con la grinta, con la forza della speranza. Una magia appunto, inaspettata e fortemente delicata.
E il pianoforte: note che sono giunte direttamente al cuore di ciascuno, tempo sospeso e magia assoluta.

Il Re del Mosto emoziona e diverte

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Grande successo domenica 31 gennaio al cineteatro “S. Amanzio” per la proiezione del cortometraggio IL RE DEL MOSTO di Giulia Graglia, con la partecipazione veramente straordinaria di Raffaella Bologna (figlia del mitico Giacomo/The Big Jack), Marco Gatti (critico enogastronomico, autore della “Guida critica e golosa”) e Ivano Antonini, travedonese DOC e sommelier di caratura internazionale. Il film ha divertito ed emozionato tutti e in sala è scappata anche qualche lacrimuccia. Giacomo Bologna è stato personaggio irripetibile e unico nel panorama dei grandi patron del vino italiano. E’ lui che ha reso celebre “la” barbera nel mondo facendola diventare da vino dei poveri a eccellenza internazionale, portandolo a vette fino ad allora inarrivate (basti pensare a “Bricco dell’Uccellone” e “Ai Suma”). Dopo la proiezione sono stati sorteggiati tra i partecipanti 3 magnum di “La Monella”, “Monte Bruna” e “Bricco dell’Uccellone” (grazie di cuore Raffa per la tua generosità!) e il pubblico ha potuto poi degustare i vini di Braida accompagnati da salumi e formaggi locali. Grande serata e grandi vini! Alla prossima: il 13 marzo, ore17, con i “Barolo Boys”!

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