ECCO COME SI SONO SVOLTI I FATTI

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Qui di seguito, in sintesi cronologica, i motivi che hanno costretto la nostra associazione “I care” a rinunciare ad organizzare “Tacalaspina – music street festival” il 27 maggio 2017 (data già stabilita da tempo).

12 gennaio 2017 – Una nostra delegazione si reca all’appuntamento con il sindaco Colombo per organizzare “Tacalaspina” 2017.
NON SIAMO RICEVUTI
Parliamo con gli assessori Bianchi e Carnesecchi che ci dicono di mettere per iscritto le nostre richieste che saranno valutate a breve.

19 gennaio 2017 – Protocolliamo in Comune le nostre richieste, tra cui: il patrocinio, un contributo economico, un aiuto da parte del Comune per gli allacciamenti elettrici, per i parcheggi e per migliorare la raccolta differenziata durante lo svolgersi dell’evento.
NON RICEVIAMO NESSUNA RISPOSTA

2 febbraio 2017 – Fissato un nuovo appuntamento con il sindaco Colombo, che viene rinviato il giorno prima a data da destinarsi. ANCORA NESSUNA RISPOSTA

23 febbraio 2017 – Nuovo appuntamento con la vice-sindaca Bussolotti. Giunti in Comune, il segretario comunale dott. Crescentini ci consegna a mano una richiesta di “approfondimento istruttorio” (vedi sotto) con una serie di punti che, di fatto, impedisce al Comune di soddisfare le nostre richieste.
ANCORA UN NULLA DI FATTO

I numerosi punti che ci vengono contestati (molti di essi riguardano i bilanci dell’associazione) ci lasciano esterrefatti. È chiara ed evidente la volontà dell’amministrazione comunale di metterci i bastoni tra le ruote nell’organizzazione di Tacalaspina (che, a questo punto, è compromessa). In particolare, a nostra precisa domanda, il segretario comunale dott. Crescentini ci risponde che la concessione del patrocinio è una scelta politica e che, se anche se dovessimo rispondere a tutte le richieste di chiarimento, non è detto che il patrocinio venga automaticamente concesso. Senza patrocinio, per l’evento “Tacalaspina”, ci toccherà pagare la Tosap (Tassa di occupazione del suolo pubblico), condizione per noi assolutamente inaccettabile visto che, contrariamente a quello che sostiene il comune, non svolgiamo un’attività commerciale, ma un evento culturale e sociale che va a beneficio di tutto il paese (associazioni e commercianti compresi), che serve ad “I care” per raccogliere fondi per finanziare tutte le attività, completamente gratuite, che svolge durante l’anno (che ovviamente non godono di alcun sostegno da parte del Comune).

14 aprile 2017 – L’Amministrazione comunale, prima che “I care” abbia comunicato di rinunciare all’organizzazione di Tacalaspina, rende pubblico questo avviso: “Dal 2009 ad oggi non è stato mai vietato a nessuna ssociazione presente sul territorio di realizzare eventi o di svolgere la propria attività nel rispetto delle regole e norme vigenti, in particolar modo alle associazioni Pro Loco di Travedona Monate e I care (Tacalaspina)”.

Lo stesso giorno “I care” risponde così: C’è un modo più subdolo di vietare, che non è quello di porre divieti. È quello di mettere continui ostacoli che si vogliono, per convenienza, chiamare regole. Regole che si chiede vengano rispettate, guarda caso, solo da alcune associazioni come la nostra. Noi di I CARE abbiamo chiesto il patrocinio, per Tacalaspina music street festival, per iscritto in data 19 gennaio 2017 (protocollo n. 661) all’amministrazione comunale di Travedona Monate. Patrocinio che, ad oggi, non ci è stato ancora concesso. Senza il patrocinio potremmo essere costretti a pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico. Questo, per un’associazione che organizza una festa anzitutto per il paese, ci pare inaccettabile.  Abbiamo chiesto al sindaco tre appuntamenti (12 gennaio, 2 febbraio, 23 febbraio). Appuntamenti che ha sistematicamente rinviato o disertato. Certo questo non è ‘vietare’ ma ‘è fare in modo che non si possa fare’. E senza neanche avere il coraggio di metterci la faccia.”

Il direttivo di I CARE

L’associazione “I CARE” ha consegnato in questi giorni una risposta dettagliata a tutti i punti richiesti dal segretario comunale (vedi sotto), ma ritiene che l’atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione impedisca di fatto qualsiasi collaborazione futura nell’organizzazione di “Tacalaspina”.

Chi ha voglia (e tempo) può leggersi i testi riportati qui di seguito, che sono i documenti ufficiali: la lettera del segretario comunale e la nostra risposta punto per punto. Come potrete vedere l’unico errore nei bilanci di “I care” è stato quello, in totale buona fede, di aver inviato al Comune di Travedona Monate un bilancio “parziale” 2013 e di non aver successivamente inviato il definitivo. In questo sta tutta la nostra “colpa”. Tutto il resto, sono pretesti politici per buttare fango sulla nostra associazione.

Ci sorge spontanea una domanda, anzi due: perché quel bilancio “parziale” del 2013, che è in possesso del Comune da ben tre anni, ci viene contestato solo adesso? E perché, nonostante questo bilancio “sbagliato”, il Comune negli anni passati ci ha sempre concesso il patrocinio?

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Siamo stati chiamati in causa, ci tocca replicare al Comune di Travedona Monate

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C’è un modo più subdolo di vietare, che non è quello di porre divieti. È quello di mettere continui ostacoli che si vogliono, per convenienza, chiamare regole. Regole che si chiede vengano rispettate, guarda caso, solo da alcune associazioni come la nostra. Noi di I CARE abbiamo chiesto il patrocinio, per Tacalaspina music street festival, per iscritto in data 19 gennaio 2017 (protocollo n. 661) all’amministrazione comunale. Patrocinio che, ad oggi, non ci è stato ancora concesso. Senza il patrocinio potremmo essere costretti a pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico. Questo per un’associazione che organizza una festa anzitutto per il paese, ci pare inaccettabile.  Abbiamo chiesto al sindaco tre appuntamenti (12 gennaio, 2 febbraio, 23 febbraio). Appuntamenti che ha sistematicamente rinviato o disertato. Certo questo non è “vietare” ma “è fare in modo che non si possa fare”. E senza neanche avere il coraggio di metterci la faccia.

Il direttivo di I CARE

La curcuma della discordia e la saggezza di una mamma

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curcuma

L’iniziativa dell’amministrazione comunale di Azzate (Va) ha suscitato un vespaio politico. In realtà era stata presentata alle famiglie con una circolare messa in cartella agli alunni della primaria. Martedì 28 marzo, alla mensa della scuola primaria, sarebbero stati serviti i piatti tipici della Nigeria, da assaporare tutti insieme: i bambini della scuola insieme con i quattro giovani rifugiati, ospitati da un anno in paese. Il menu prevedeva: riso Thai aromatizzato con curcuma, cosce di pollo al pomodoro, fagioli e patate in umido e frutta.

Reazioni scomposte

La notizia, giunta all’orecchio di Emanuele Monti, consigliere regionale di Lega Nord, ha scatenato un putiferio. “Al posto che dar da mangiare ai bambini la curcuma, o altra roba improbabile – ha tuonato il Monti – si dovrebbe magari pensare (…) maggiormente alla valorizzazione del patrimonio tradizionale, anche culinario, del nostro territorio. Anche perché così facendo sembra proprio che qualcuno voglia far passare il messaggio che siano i bambini italiani a doversi adattare agli usi di quelli stranieri e non il contrario. A ciò va aggiunto infine anche una questione più importante, che riguarda direttamente la salute dei bambini. Ci chiediamo infatti se questa iniziativa sia stata condivisa con l’Agenzia di tutela della salute di competenza, che mi risulta abbia non poca voce in capitolo su questo ambito; ma soprattutto sarebbe bene sapere chi provvederà a cucinare questi piatti, oltre che la provenienza degli ingredienti. Su questi ultimi punti ci riserviamo di effettuare tutti gli accertamenti e le verifiche del caso”. Pronta la replica del sindaco di Azzate Gianmario Bernasconi: “Finalmente in Regione la Lega s’è accorta dell’esistenza della scuola di Azzate. Sarebbe stato interessante fosse intervenuta anche quando i profughi hanno spazzato il cortile della scuola dalle foglie, per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma in quel caso nessuno ha trovato niente da dire. I quattro ragazzi nigeriani hanno fatto molto per il paese in questi mesi, senza clamore. Martedì sarò anch’io a mangiare con i bambini, come ho fatto spesso; l’ultima volta hanno servito pasta e fagioli. E’ un piatto abbastanza lombardo?”

Saggezza di mamma

Al di là delle sterili polemiche politiche leghiste, che vorrebbero tutelare le tradizioni “lumbard” sia culinarie che linguistiche (ma la scuola bosina di Varese non era clamorosamente fallita nel 2014 con un buco di 800mila euro?), riteniamo che la migliore risposta alla questione l’abbia data una mamma. Ecco qui di seguito il testo della sua lettera al direttore di Varese News: ”

“Caro direttore,
sono “in conflitto d’interessi” e quindi non scrivo un articolo ma una lettera al “mio” giornale. La vicenda di cui voglio parlare riguarda infatti la scuola che frequenta mia figlia e quindi nella questione sono implicata come mamma, prima che come giornalista.

Si tratta di una cosa di cui scrivono molti quotidiani stamattina, ovvero la decisione dell’amministrazione di Azzate di invitare alla mensa dei bambini della primaria i quattro profughi nigeriani ospitati da un anno in paese e con l’occasione servire piatti tipici della Nigeria (riso alla curcuma, pollo, verdura e frutta). L’iniziativa rientra in un progetto più ampio che si chiama “Sapori del mondo – Menù senza frontiere” e che fa parte dell’offerta formativa. Non è dettaglio di poco conto. Sì, perché dopo i piatti nigeriani arriveranno quelli di altre culture, ma è già scritto che per l’aringa in salamoia o per i rookworst, le polpettine per intenderci, non ci sarà alcuna sollevazione popolare.

Questa cosa dei Nigeriani seduti a tavola con i bambini, invece, alla Lega Nord proprio non va giù. Sui social in ventiquattro ore si è scatenato il delirio: “I profughi cucineranno in mensa, chissà poveri bambini come staranno male dopo aver mangiato il riso alla curcuma”, “fermiamo l’invasione anche a tavola: vengano qui e mangino loro le nostre grigliate”. E ancora “chissà le condizioni igieniche in cui mangeranno i poveri bambini di Azzate” e si è arrivati persino a” se mio figlio andasse in quella scuola io lo ritirerei”.

Ecco, mia figlia in quella scuola ci va. E ci andrà anche martedì quando serviranno riso alla curcuma che probabilmente assaggerà soltanto, conoscendo i suoi gusti alimentari. Ma si sa la vita è così: non tutto si può “digerire al primo colpo”. I piatti saranno preparati dai cuochi della cooperativa che ha vinto l’appalto mensa, non dai profughi: i quattro ragazzi nigeriani saranno nella sala dove mangiano i bambini e parleranno della loro cultura e del loro cibo, insieme ad una dietologa (credo lombarda doc ma glielo chiederò). Poi ognuno a casa propria, senza grandi sconvolgimenti, se non che nel tritacarne mediatico ci sono finiti i bambini e non per colpa dell’amministrazione di Azzate. Complimenti vivissimi.

Chiedo la stessa solerzia e la stessa inflessibilità quando arriveranno i rappresentanti della comunità olandese a mensa: alti e biondi certo, ma avranno fatto tutti i vaccini? E se le polpette fossero troppo speziate? Gli ingredienti da dove arrivano? Se poi a spiegare perché in Olanda si mangia il tal cibo ci fosse, che ne so, Ruud Gullit sarebbe ancora meglio immagino, e forse i papà, così scandalizzati dal cibo nigeriano, sarebbero in prima fila a farsi firmare l’autografo.

Temo che non ci sarà un gran ressa martedì prossimo alla mensa della scuola primaria. Pazienza, ci sarà più riso e più pollo per i bambini che avranno avuto il “coraggio” di sfidare l’uomo nero: un premio se lo meritano, no?”

Invito

Inoltre noi di I CARE vorremmo invitare il consigliere Monti al nostro “Cenaforum” (film + cena etnica) che tutti gli anni, d’estate, organizziamo con successo qui a Travedona Monate. Ovviamente per lui l’ingresso è gratuito!

Aiutiamo il “Bosco Verde” a realizzare i suoi sogni

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castelloCabiaglio-BoscoVerde

La cooperativa “Il Bosco Verde” di Castello Cabiaglio sta partecipando ad un bando dell’Uneba (Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di assistenza sociale) con un progetto dal titolo “Il Bosco Maestro”, progetto che è centrato su alcune giornate formative che la cooperativa sta organizzando e che si svolgeranno nel corso di un anno. Questo bando potrebbe dare alla cooperativa la possibilità di realizzare un sogno che da parecchio tempo coltiva: condividere ancora di più la sua idea di educazione e il suo progetto, rivolto non solo ai bambini, ma anche alle famiglie. Come aiutare “Il Bosco Verde”? Cliccando sul link che troverete qui in fondo. Di cosa parla nel dettaglio il progetto? Cliccando sul link troverete anche una descrizione accurata del progetto e alcune foto del Bosco Verde. Da quando si può votare? Dalle ore 10.00 del 2 marzo alle ore 18.00 del 30 marzo.

https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/16-702

A Besozzo, grandi testimoni di pace in zone di guerra

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Martedì 28 marzo 2017, alle ore 21, presso la Sala Mostre del Comune di Besozzo, tre testimoni d’eccezione ci dipingeranno grandi storie di guerra e di pace che oggi coinvolgono alcune delle zone più “calde” del pianeta. Calde non per il clima, ma per le tragedie che le dilaniano e che sembrano non avere fine. Drammatiche storie di guerra, ma anche di pace come quella del Cloun Il Pimpa (alias Marco Rodari) che proprio in quelle zone cerca, attraverso il sorriso, di prendersi cura dei bambini che hanno subito traumi sia fisici che psichici. Come padre Daniele Moschetti, superiore provinciale dei Comboniani in Sud Sudan, dove è in corso una delle crisi umanitarie più grandi (e meno conosciute) al mondo che ci sollecita a “rompere il silenzio per evitare un nuovo genocidio”. Come don Renato Sacco, sacerdote novarese coordinatore nazionale di Pax Christi, già protagonista con don Tonino Bello della marcia a Sarajevo nel 1992, ed oggi fortemente critico nei confronti delle spese militari per gli F35. Un titolo provocatorio “Uomini si nasce, migranti si muore” per una serata che promette emozioni forti.

La preside “agricola” che rivoluziona la scuola

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L’avventura della preside Maria De Biase (nella foto) ha inizio nell’istituto comprensivo Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro – in Cilento – dove ha dato vita a una vera rivoluzione, un cambiamento che passa attraverso le tradizioni più antiche del territorio. La preside napoletana si è presentata alla scuola con progetti di educazione alla ruralità e con una “dichiarazione di guerra” alle merendine confezionate. Dopo il suo arrivo hanno cominciato a consolidarsi buone pratiche quotidiane: la creazione di orti sinergici, il compostaggio e l’arrivo di “Bidolio”, un contenitore per la raccolta di oli esausti dai quali viene poi prodotto il sapone.

Un gioco da bambini

Tutto diventa un gioco da bambini. Nella mensa scolastica gli alunni vengono riabituati ai sapori genuini e sono serviti solo i prodotti che la terra produce: il verde non fa storcere il naso e i bambini mangiano fave e piselli a pranzo, pane e marmellata a colazione, pane e olio per merenda. Si chiamano eco-colazione e eco-merenda senza piatti né bicchieri di carta o plastica, tutto è rigorosamente organizzato nel rispetto della filosofia “Rifiuti Zero”. Quanto di Barbiana c’è in questa scelta? Molto e, ne siamo certi, anche don Lorenzo ne sarebbe orgoglioso.

Una scelta anche economica

L’esperienza avviata qui è ormai matura, assimilata dai bambini e gestita con entusiasmo da docenti e genitori. La preside De Biase ha gettato i semi per il cambiamento anche in altre due scuole e il suo operato è stato riconosciuto e apprezzato anche da alcune amministrazioni locali: “le mie scelte sono dettate da precisi obiettivi educativi”, ha spiegato la preside ad Andrea Degl’Innocenti che l’ha intervistata nel novembre scorso, “ma portano anche notevoli risparmi economici che, soprattutto in tempi di crisi, non possono che aiutare nella gestione complessiva del bilancio”.

Se vuoi approfondire e vedere il video:

http://www.italiachecambia.org/2014/05/scuola-buone-pratiche-ruralita-cilento-preside-de-biase/

Quei bravi ragazzi figli di una “buona” scuola

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La notizia è di questi giorni. Una bidella entra nelle classi di una scuola media del Nord Italia. Ha in mano una circolare del ministero che recita così: «A partire da oggi, con effetto immediato, gli alunni con entrambi o anche solo un genitore di origine non italiana seguiranno le lezioni in un’aula diversa rispetto a quella del resto della classe». Gli albanesi e i marocchini, e poi i cubani, i bielorussi, i romeni, i nigeriani, i peruviani e i filippini, increduli, si alzano per uscire. Soltanto i loro compagni italiani si ribellano, si mettono davanti alla porta, protestano, piangono, vogliono parlare con la preside, scrivere al ministro: «Sono come noi». Avevano appena studiato le leggi razziali del 1938. In realtà la circolare è falsa, è un test “psicologico” per vedere cosa sarebbe successo. Solo gli alunni “italiani” ne erano inconsapevoli. I compagni “stranieri” e le insegnanti si erano messi d’accordo. In molti “gridano” al miracolo: “Finalmente qualcosa di buono”. Certo, ma “pilotato” a fin di bene.

Formare le coscienze

Bella storia. Ma cosa sarebbe successo se quei ragazzi non avessero studiato le leggi razziali del 1938? Forse niente o forse… chissà. Questo per dire (e per dirla con don Milani) che “la scuola […] è l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità […], dall’altro la volontà di leggi migliori, cioè di senso politico […]”. Dobbiamo smetterla con il mito del buon selvaggio (e di una coscienza “buona di per sé”). A tutti noi, genitori e insegnanti, ci aspetta un compito difficilissimo: formare le coscienze di domani. E su come fare ci viene ancora in aiuto il Priore. “Non c’è scuola più grande che pagare di persona […] influire con la parola e con l’esempio […]. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede“. (da Lettera ai giudici)

http://www.lastampa.it/2017/03/07/cultura/opinioni/buongiorno/qualcosa-di-buono-rU52Pki5elaC8ffCUZUztM/pagina.html

Mapendo Africa Sound in concerto

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Domenica 12 marzo 2017 – ore 21 – Cineteatro “S. Amanzio”

I Mapendo Africa Sound nascono nel 2011 dall’incontro di alcuni componenti della tribute band “Friends of Sand Creek” con il giovanissimo cantautore congolese Valentin Mufila, giunto in Italia alla fine del 2010 per ricongiungersi alla madre e trovare una vita più dignitosa nel nostro paese. Si esibiscono domenica prossima al Cineteatro “S. Amanzio” con uno spettacolo in cui, attraverso le canzoni di Valentin, si approfondisce, divertendosi e ballando, le realtà africane più dolorose come quelle dei bambini soldato e dello sfruttamento delle risorse locali. Ingresso 5 €

Barcellona vuole i rifugiati. E scende in piazza per “ottenerli”

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epa05802462 Thousands of people march under the slogan 'Stop excuses. Let's take in now' during a demonstration organized by entities supporting the campaign 'Casa Nostra, Casa Vostra' (lit: Our Home, Your Home) to call for the reception of migrants and refugees in Barcelona, northeastern Spain, 18 February 2017. EPA/ALBERTO ESTEVEZ

Oltre 160mila persone, secondo la polizia (circa 500mila secondo gli organizzatori), hanno partecipato a una manifestazione a Barcellona per chiedere che il proprio Paese accolga «da adesso» le migliaia di rifugiati che si era impegnata ad ospitare nel 2015. La sindaca di sinistra della seconda città spagnola, Ada Colau, aveva lanciato un appello ai manifestanti a «riempire le strade» in questa marcia intitolata «noi vogliamo accogliere» («volem acollir», in catalano). Visti i tempi, un corteo davvero controcorrente, che ci sentiamo di sostenere.

http://www.lastampa.it/2017/02/18/esteri/barcellona-scende-in-piazza-vogliamo-i-rifugiati-7QPB7Xy9kwUZ12Bh8J0UCI/pagina.html

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