La preside “agricola” che rivoluziona la scuola

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L’avventura della preside Maria De Biase (nella foto) ha inizio nell’istituto comprensivo Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro – in Cilento – dove ha dato vita a una vera rivoluzione, un cambiamento che passa attraverso le tradizioni più antiche del territorio. La preside napoletana si è presentata alla scuola con progetti di educazione alla ruralità e con una “dichiarazione di guerra” alle merendine confezionate. Dopo il suo arrivo hanno cominciato a consolidarsi buone pratiche quotidiane: la creazione di orti sinergici, il compostaggio e l’arrivo di “Bidolio”, un contenitore per la raccolta di oli esausti dai quali viene poi prodotto il sapone.

Un gioco da bambini

Tutto diventa un gioco da bambini. Nella mensa scolastica gli alunni vengono riabituati ai sapori genuini e sono serviti solo i prodotti che la terra produce: il verde non fa storcere il naso e i bambini mangiano fave e piselli a pranzo, pane e marmellata a colazione, pane e olio per merenda. Si chiamano eco-colazione e eco-merenda senza piatti né bicchieri di carta o plastica, tutto è rigorosamente organizzato nel rispetto della filosofia “Rifiuti Zero”. Quanto di Barbiana c’è in questa scelta? Molto e, ne siamo certi, anche don Lorenzo ne sarebbe orgoglioso.

Una scelta anche economica

L’esperienza avviata qui è ormai matura, assimilata dai bambini e gestita con entusiasmo da docenti e genitori. La preside De Biase ha gettato i semi per il cambiamento anche in altre due scuole e il suo operato è stato riconosciuto e apprezzato anche da alcune amministrazioni locali: “le mie scelte sono dettate da precisi obiettivi educativi”, ha spiegato la preside ad Andrea Degl’Innocenti che l’ha intervistata nel novembre scorso, “ma portano anche notevoli risparmi economici che, soprattutto in tempi di crisi, non possono che aiutare nella gestione complessiva del bilancio”.

Se vuoi approfondire e vedere il video:

http://www.italiachecambia.org/2014/05/scuola-buone-pratiche-ruralita-cilento-preside-de-biase/

Quei bravi ragazzi figli di una “buona” scuola

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La notizia è di questi giorni. Una bidella entra nelle classi di una scuola media del Nord Italia. Ha in mano una circolare del ministero che recita così: «A partire da oggi, con effetto immediato, gli alunni con entrambi o anche solo un genitore di origine non italiana seguiranno le lezioni in un’aula diversa rispetto a quella del resto della classe». Gli albanesi e i marocchini, e poi i cubani, i bielorussi, i romeni, i nigeriani, i peruviani e i filippini, increduli, si alzano per uscire. Soltanto i loro compagni italiani si ribellano, si mettono davanti alla porta, protestano, piangono, vogliono parlare con la preside, scrivere al ministro: «Sono come noi». Avevano appena studiato le leggi razziali del 1938. In realtà la circolare è falsa, è un test “psicologico” per vedere cosa sarebbe successo. Solo gli alunni “italiani” ne erano inconsapevoli. I compagni “stranieri” e le insegnanti si erano messi d’accordo. In molti “gridano” al miracolo: “Finalmente qualcosa di buono”. Certo, ma “pilotato” a fin di bene.

Formare le coscienze

Bella storia. Ma cosa sarebbe successo se quei ragazzi non avessero studiato le leggi razziali del 1938? Forse niente o forse… chissà. Questo per dire (e per dirla con don Milani) che “la scuola […] è l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità […], dall’altro la volontà di leggi migliori, cioè di senso politico […]”. Dobbiamo smetterla con il mito del buon selvaggio (e di una coscienza “buona di per sé”). A tutti noi, genitori e insegnanti, ci aspetta un compito difficilissimo: formare le coscienze di domani. E su come fare ci viene ancora in aiuto il Priore. “Non c’è scuola più grande che pagare di persona […] influire con la parola e con l’esempio […]. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede“. (da Lettera ai giudici)

http://www.lastampa.it/2017/03/07/cultura/opinioni/buongiorno/qualcosa-di-buono-rU52Pki5elaC8ffCUZUztM/pagina.html

Mapendo Africa Sound in concerto

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Domenica 12 marzo 2017 – ore 21 – Cineteatro “S. Amanzio”

I Mapendo Africa Sound nascono nel 2011 dall’incontro di alcuni componenti della tribute band “Friends of Sand Creek” con il giovanissimo cantautore congolese Valentin Mufila, giunto in Italia alla fine del 2010 per ricongiungersi alla madre e trovare una vita più dignitosa nel nostro paese. Si esibiscono domenica prossima al Cineteatro “S. Amanzio” con uno spettacolo in cui, attraverso le canzoni di Valentin, si approfondisce, divertendosi e ballando, le realtà africane più dolorose come quelle dei bambini soldato e dello sfruttamento delle risorse locali. Ingresso 5 €

Barcellona vuole i rifugiati. E scende in piazza per “ottenerli”

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epa05802462 Thousands of people march under the slogan 'Stop excuses. Let's take in now' during a demonstration organized by entities supporting the campaign 'Casa Nostra, Casa Vostra' (lit: Our Home, Your Home) to call for the reception of migrants and refugees in Barcelona, northeastern Spain, 18 February 2017. EPA/ALBERTO ESTEVEZ

Oltre 160mila persone, secondo la polizia (circa 500mila secondo gli organizzatori), hanno partecipato a una manifestazione a Barcellona per chiedere che il proprio Paese accolga «da adesso» le migliaia di rifugiati che si era impegnata ad ospitare nel 2015. La sindaca di sinistra della seconda città spagnola, Ada Colau, aveva lanciato un appello ai manifestanti a «riempire le strade» in questa marcia intitolata «noi vogliamo accogliere» («volem acollir», in catalano). Visti i tempi, un corteo davvero controcorrente, che ci sentiamo di sostenere.

http://www.lastampa.it/2017/02/18/esteri/barcellona-scende-in-piazza-vogliamo-i-rifugiati-7QPB7Xy9kwUZ12Bh8J0UCI/pagina.html

Giornata mondiale contro la tratta di persone

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8 febbraio 2017

Il 90% dei migranti arrivati in Europa negli ultimi anni è vittima dei trafficanti di esseri umani. Molti di loro sono ridotti in condizione di vera e propria schiavitù per lo sfruttamento sessuale e lavorativo. Nel mondo sono tra i 21 e i 35 milioni le vittime di tratta e lavoro forzato. E in Italia il fenomeno riguarda dalle 50 alle 70 mila donne costrette a prostituirsi e circa 150 uomini, in gran parte giovani migranti, sfruttati per il lavoro forzato. Sono i nuovi schiavi del XXI secolo.

Se vuoi saperne di più vai su:

http://www.iexist.it/wp-content/uploads/2017/01/INFOGRAFICA_trafficking_2017_Mani_Tese_HQ.pdf

Due nuovi libri su don Milani

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A cinquant’anni dalla morte di don Lorenzo (e altrettanti dalla prima edizione di “Lettera a una professoressa”), sono uscite a breve distanza l’una dall’altra due nuove pubblicazioni su don Lorenzo Milani: “Don Milani, l’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi, San Paolo Edizioni; e “Don Lorenzo Milani, prete, maestro e cittadino” di Giancarlo Loffarelli, Pazzini Editore. Invitiamo ovviamente tutti i nostri soci alla lettura. Soprattutto il libro di Gesualdi mostra tutto l’affetto del discepolo nei confronti del maestro e rivela anche inedite tenerezze del priore (del quale, sovente a ragione, si mostrano solamente i lati più ruvidi). ai seguenti link recensioni e approfondimenti:

http://www.famigliacristiana.it/articolo/don-lorenzo-milani-lesilio-di-barbiana.aspx

http://www.adista.it/articolo/56987?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=google_mail&utm_source=email

I migranti? Ospitateli a casa vostra!

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L’appello lo ha lanciato il Comune di Milano: si cercano volontari che ospitino per un periodo un immigrato. Un esempio virtuoso da seguire, ma il nemico dell’accoglienza è la paura

Quante volte ci siamo sentiti dire: “Vuoi ospitare gli immigrati? Allora portali a casa tua”. Ma spesso è la paura a frenarci. Chi mi metto in casa? Uno sconosciuto che non so da dove viene e che cosa può fare? Come si gestisce una persona che probabilmente ha subito dei traumi? E come si conciliano le differenze culturali? C’è qualcuno che queste paure le ha superate con l’aiuto e l’assistenza di cooperative e associazioni (tra cui Refugees Welcome Italia). Il Comune di Milano, con l’assessore al welfare Pierfrancesco Majorino, ha avviato un progetto per cercare famiglie disposte a ospitare i migranti, con un contributo di 350 euro al mese. Hanno risposto all’appello 50 famiglie.
Ad esempio, a Milano, la famiglia di Elisa Accornero, psicologa che, insieme al marito Francesco ha aperto la porta a Banta (nella foto sopra), ragazzo ghanese con i rasta e il sorriso trascinante.  Il rischio più grosso che ha corso? «Quello di pensare a Banta come a una vittima. Se pensi di accogliere una vittima ti metti in una posizione sbagliata, gli togli potere e rispetto; e poi non tutti scappano da una guerra. Sono esseri umani in cerca di una strada, non per forza vittime di qualcosa».
Il vero banco di prova è la convivenza. «Bisogna accettare tutte le parti dell’altro, non solo l’aspetto fragile e debole. Se ti senti superiore, alla prima volta che ti lascia i piatti da lavare ti incavoli, perché pensi di essere in credito».

Leggi tutto l’articolo:

http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/12/05/migranti-ecco-le-famiglie-che-li-hanno-portati-a-casa/

http://refugees-welcome.it/

Ebree, musulmane e cristiane insieme per la Pace

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In Israele è avvenuto un piccolo grande miracolo quasi completamente ignorato dai Media: migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane hanno camminato per 200 km insieme per la pace verso Gerusalemme. Alla marcia ha preso parte anche l’attivista liberiana e premio Nobel per la pace 2011, Leymah Gbowee. Nel nuovo video ufficiale del movimento Women Wage Peace, nato in Israele nel 2014, la cantante israeliana Yael Deckelbaum canta la canzone Prayer of the Mothers, “La preghiera delle Madri”, insieme a donne e madri di tutte le religioni, mostrandoci che la “musica” sta cambiando e deve cambiare. Un miracolo tutto al femminile che vale più di mille parole…

http://kabbaland.com/MLH/la-preghiera-delle-madri-ebree-musulmane-cristiane/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/08/ebree-musulmane-e-cristiane-in-marcia-per-la-pace-un-video-e-una-canzone-per-levento-in-israele/3245754/

L’ex presidente dell’Uruguay Mujica: nella vita conta vivere in sobrietà e perseguire la pace

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Universita Statale, presentazione del libro Una Pecora Nera al Potere, con Sepulveda, Petrini, Mujica (Luca Matarazzo, Milano - 2016-11-07) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Universita Statale, presentazione del libro Una Pecora Nera al Potere, con Sepulveda, Petrini, Mujica

 

“Il messaggio del Papa è importante anche per un non credente come me”

Aula magna strapiena e tutto esaurito domenica scorsa (6 novembre) in università Statale a Milano per l’incontro ‘A proposito della felicità’, dialogo a
tre tra l’ex presidente Uruguayano Jose ‘Pepe’ Mujica, lo scrittore Luis Sepulveda e il presidente di Slowfood Carlo Petrini. Una riflessione sulla felicità, e sulle vite e le esperienze dei partecipanti e la presentazione del libro ‘Un’idea di felicità’ scritto a quattro mani da Sepulveda e Petrini. Un’iniziativa accolta con calore da un pubblico entusiasta, che all’ingresso di Mujica ha intonato cori e canti e sventolato bandiere, e alla quale è presente tra il pubblico anche il sindaco Giuseppe Sala, che prima dell’inizio dell’evento ha incontrato i suoi protagonisti.

“Il messaggio del Papa è importante  anche per un non credente come me, che comunque rispetta profondamente tutte le religioni, il bisogno di trascendenza che proviene, in diverse forme, dall`essere umano, e che oggi viene anestetizzato o pervertito”. Lo afferma l`ex presidente dell`Uruguay, José “Pepe” Mujica, che ha partecipato ieri, dopo una lezione pubblica al teatro Palladium nel quartiere romano della Garbatella, all’incontro del Papa con i movimenti popolari. Francesco, afferma in un’intervista al manifesto Mujica, che conosce da tempo Jorge Mario Bergoglio, “parla della solidarietà in un mondo che vuole costruire muri e che dobbiamo ricominciare a praticare: abbiamo già avuto un Hitler e potremmo ritrovarci un Trump, e anche Clinton non è proprio una signora di sinistra”.

“Sono figlio di migranti, mia madre era italiana, ma ora questa Europa si dimentica da dove viene, pensa che si devono costruire i muri, respingere chi arriva alle frontiere”, afferma Mujica.

“La solidarietà non è un atto benefico, ma capire che se la fatica della donna africana in cerca di acqua, mi riguarda. Oggi, invece siamo prigionieri di una ragnatela che ti presenta le cose al contrario, ti rende dipendente dal possesso compulsivo di oggetti. Bisogna mettere dei limiti, vivere con sobrietà. Non
dico con austerità, perché la parola può far pensare all`austerità imposta dal capitalismo, dai piani di aggiustamento strutturali. Dico, però, che tante cose non ci servono, ci serve piuttosto recuperare tempo. La politica è insita nel nostro essere sociali, del vivere in società. E si deve scegliere: per passione, però, non per denaro. Se proprio uno ci tiene ad accumulare denaro, meglio che si dedichi al commercio, agli affari. Chi fa politica deve vivere come vive la maggioranza del popolo. Il Papa dice queste cose. Il suo è un messaggio politico.

Aiuta a interrogarci sulla globalizzazione, sulla necessità di un cambiamento strutturale, accoglie le ragioni di un`umanità dissidente non inclusa che vuole contare nelle decisioni. Usa la mistica e le risorse della Chiesa per diffondere un messaggio universale contro le disuguaglianze, la guerra. Il marxismo, certo. Non posso però dimenticare quel che mi disse una volta un compagno, tornando dai paesi dell`est: hanno lo sguardo spento”.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/11/06/news/pepe_mujica_uruguay-151459188/?ref=HREC1-14

5° marcia interreligiosa per la Pace

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LE RELIGIONI SUL CAMMINO DELLA MISERICORDIA

Varese, 2 ottobre 2016

Quest’anno la marcia è ritornata al Sacro Monte di Varese affiancandosi ad un’iniziativa partita da mons. Erminio Villa in occasione dell’anno giubilare dedicato alla misericordia. Molte associazioni hanno aderito e fra esse anche I Care ha continuato a sostenere e ad aiutare il gruppo interreligioso nella realizzazione. Si è registrata una partecipazione di oltre 300 persone, fra loro un folto gruppo di rifugiati che hanno animato il cammino con l’ausilio di alcuni attori e di un coro della Costa d’Avorio. Giunti alla balconata si sono ascoltati gli interventi dei rappresentanti delle diverse religioni. Da sottolineare l’eccezionalità della testimonianza cristiana: un testo unico concordato da battisti, cattolici, luterani, metodisti ed ortodossi rumeni, un testo unico fatto a una sola voce. Da segnalare la presenza di Bruno Segre, voce ebraica, che ha portato l’esperienza del villaggio di Nevé Shalom/Wahat al-Salam, dove vivono insieme famiglie ebree e arabo-palestinesi. Gli altri contributi sono stati ad opera della comunità Baha’i, di quella buddista e di quella musulmana.

“…Abbagliati dal materialismo e illusi dalla tecnologia, non cadiamo nell’arroganza e nel cinismo, nell’abitudinarietà e nell’indifferenza, che anestetizzano l’animo e ci rendono ciechi di fronte alle ferite dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. La misericordia… diventi impegno personale e comunitario, affinché sviluppi in noi la capacità di aver cura uno dell’altro, sperimentando l’amore che è fondamento di vera giustizia. Le nostre mani si stringano unite in una relazione gioiosa, percorrendo con coraggio la via maestra dell’unità della famiglia umana, superando i pregiudizi e perdonando le nostre debolezze…”

http://www.varesenews.it/photogallery/la-marcia-della-pace/2/

http://www.varesenews.it/video/in-marcia-per-la-pace/

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