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I migranti? Ospitateli a casa vostra!

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L’appello lo ha lanciato il Comune di Milano: si cercano volontari che ospitino per un periodo un immigrato. Un esempio virtuoso da seguire, ma il nemico dell’accoglienza è la paura

Quante volte ci siamo sentiti dire: “Vuoi ospitare gli immigrati? Allora portali a casa tua”. Ma spesso è la paura a frenarci. Chi mi metto in casa? Uno sconosciuto che non so da dove viene e che cosa può fare? Come si gestisce una persona che probabilmente ha subito dei traumi? E come si conciliano le differenze culturali? C’è qualcuno che queste paure le ha superate con l’aiuto e l’assistenza di cooperative e associazioni (tra cui Refugees Welcome Italia). Il Comune di Milano, con l’assessore al welfare Pierfrancesco Majorino, ha avviato un progetto per cercare famiglie disposte a ospitare i migranti, con un contributo di 350 euro al mese. Hanno risposto all’appello 50 famiglie.
Ad esempio, a Milano, la famiglia di Elisa Accornero, psicologa che, insieme al marito Francesco ha aperto la porta a Banta (nella foto sopra), ragazzo ghanese con i rasta e il sorriso trascinante.  Il rischio più grosso che ha corso? «Quello di pensare a Banta come a una vittima. Se pensi di accogliere una vittima ti metti in una posizione sbagliata, gli togli potere e rispetto; e poi non tutti scappano da una guerra. Sono esseri umani in cerca di una strada, non per forza vittime di qualcosa».
Il vero banco di prova è la convivenza. «Bisogna accettare tutte le parti dell’altro, non solo l’aspetto fragile e debole. Se ti senti superiore, alla prima volta che ti lascia i piatti da lavare ti incavoli, perché pensi di essere in credito».

Leggi tutto l’articolo:

http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/12/05/migranti-ecco-le-famiglie-che-li-hanno-portati-a-casa/

http://refugees-welcome.it/

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Ebree, musulmane e cristiane insieme per la Pace

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In Israele è avvenuto un piccolo grande miracolo quasi completamente ignorato dai Media: migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane hanno camminato per 200 km insieme per la pace verso Gerusalemme. Alla marcia ha preso parte anche l’attivista liberiana e premio Nobel per la pace 2011, Leymah Gbowee. Nel nuovo video ufficiale del movimento Women Wage Peace, nato in Israele nel 2014, la cantante israeliana Yael Deckelbaum canta la canzone Prayer of the Mothers, “La preghiera delle Madri”, insieme a donne e madri di tutte le religioni, mostrandoci che la “musica” sta cambiando e deve cambiare. Un miracolo tutto al femminile che vale più di mille parole…

[kad_youtube url=”https://www.youtube.com/watch?v=YyFM-pWdqrY” ]

La Preghiera di Madri ebree, musulmane e cristiane

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/08/ebree-musulmane-e-cristiane-in-marcia-per-la-pace-un-video-e-una-canzone-per-levento-in-israele/3245754/

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L’ex presidente dell’Uruguay Mujica: nella vita conta vivere in sobrietà e perseguire la pace

Universita Statale, presentazione del libro Una Pecora Nera al Potere, con Sepulveda, Petrini, Mujica (Luca Matarazzo, Milano - 2016-11-07) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Universita Statale, presentazione del libro Una Pecora Nera al Potere, con Sepulveda, Petrini, Mujica

 

“Il messaggio del Papa è importante anche per un non credente come me”

Aula magna strapiena e tutto esaurito domenica scorsa (6 novembre) in università Statale a Milano per l’incontro ‘A proposito della felicità’, dialogo a
tre tra l’ex presidente Uruguayano Jose ‘Pepe’ Mujica, lo scrittore Luis Sepulveda e il presidente di Slowfood Carlo Petrini. Una riflessione sulla felicità, e sulle vite e le esperienze dei partecipanti e la presentazione del libro ‘Un’idea di felicità’ scritto a quattro mani da Sepulveda e Petrini. Un’iniziativa accolta con calore da un pubblico entusiasta, che all’ingresso di Mujica ha intonato cori e canti e sventolato bandiere, e alla quale è presente tra il pubblico anche il sindaco Giuseppe Sala, che prima dell’inizio dell’evento ha incontrato i suoi protagonisti.

“Il messaggio del Papa è importante  anche per un non credente come me, che comunque rispetta profondamente tutte le religioni, il bisogno di trascendenza che proviene, in diverse forme, dall`essere umano, e che oggi viene anestetizzato o pervertito”. Lo afferma l`ex presidente dell`Uruguay, José “Pepe” Mujica, che ha partecipato ieri, dopo una lezione pubblica al teatro Palladium nel quartiere romano della Garbatella, all’incontro del Papa con i movimenti popolari. Francesco, afferma in un’intervista al manifesto Mujica, che conosce da tempo Jorge Mario Bergoglio, “parla della solidarietà in un mondo che vuole costruire muri e che dobbiamo ricominciare a praticare: abbiamo già avuto un Hitler e potremmo ritrovarci un Trump, e anche Clinton non è proprio una signora di sinistra”.

“Sono figlio di migranti, mia madre era italiana, ma ora questa Europa si dimentica da dove viene, pensa che si devono costruire i muri, respingere chi arriva alle frontiere”, afferma Mujica.

“La solidarietà non è un atto benefico, ma capire che se la fatica della donna africana in cerca di acqua, mi riguarda. Oggi, invece siamo prigionieri di una ragnatela che ti presenta le cose al contrario, ti rende dipendente dal possesso compulsivo di oggetti. Bisogna mettere dei limiti, vivere con sobrietà. Non
dico con austerità, perché la parola può far pensare all`austerità imposta dal capitalismo, dai piani di aggiustamento strutturali. Dico, però, che tante cose non ci servono, ci serve piuttosto recuperare tempo. La politica è insita nel nostro essere sociali, del vivere in società. E si deve scegliere: per passione, però, non per denaro. Se proprio uno ci tiene ad accumulare denaro, meglio che si dedichi al commercio, agli affari. Chi fa politica deve vivere come vive la maggioranza del popolo. Il Papa dice queste cose. Il suo è un messaggio politico.

Aiuta a interrogarci sulla globalizzazione, sulla necessità di un cambiamento strutturale, accoglie le ragioni di un`umanità dissidente non inclusa che vuole contare nelle decisioni. Usa la mistica e le risorse della Chiesa per diffondere un messaggio universale contro le disuguaglianze, la guerra. Il marxismo, certo. Non posso però dimenticare quel che mi disse una volta un compagno, tornando dai paesi dell`est: hanno lo sguardo spento”.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/11/06/news/pepe_mujica_uruguay-151459188/?ref=HREC1-14

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Iuventa, la nave che salverà i migranti

E' stato recuperato il relitto del peschereccio inabissatosi il 18 aprile 2015, nel naufragio in cui morirono circa 700 migranti, considerata la più grande tragedia nel Mediterraneo fra i viaggi della speranza, a largo della costa della Libia. ANSA/MARINA MILITARE +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

In un’Europa che perde pezzi e costruisce nuove barriere, la differenza la fanno storie come questa. Storie di giovani uniti da ideali di altruismo e solidarietà. Sono i ragazzi di “Jugend Rettet” (Gioventù salva), organizzazione nata per volontà di nove berlinesi, tra i 20 e i 29 anni, con l’obiettivo di salvare le vite dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Un anno fa, hanno avviato un progetto ambizioso: comprare una nave per poter partecipare attivamente al soccorso in mare. Grazie all’aiuto dei volontari e ad una raccolta fondi che ha superato i 100mila euro, sono riusciti a trasformare un vecchio peschereccio olandese in una nave da salvataggio. Il 30 giugno Iuventa lascerà il porto tedesco di Emden diretta verso quello maltese di La Valletta, pronta per partecipare alla prima missione a fine luglio.

http://video.repubblica.it/mondo/iuventa-la-nave-che-salvera-i-migranti-l-idea-di-un-gruppo-di-ventenni/244844/244912?ref=HRESS-4

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Ricordare “bene” la strage di Capaci

23 maggio 2016

Accanto a manifestazioni intense, ad adesioni sincere e riflessioni profonde, come di consueto oggi saremo inondati anche da tanta retorica, parole scontate e – come si dice – di circostanza. La maniera migliore per celebrare questo ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci è nella pratica quotidiana, nell’antimafia del giorno per giorno, nelle scelte personali e comunitarie che danno corpo agli ideali che furono di Giovanni Falcone e di Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani. Come hanno fatto alcuni alunni delle scuole di Argenta e Portomaggiore (Ferrara) che qualche giorno fa, accompagnati dai loro insegnanti, si sono recati a Reggio Emilia per assistere ad un’udienza del processo Aemilia. Familiari e legali degli imputati hanno cominciato con battute pesanti al loro indirizzo e poi hanno chiesto al presidente del collegio Francesco Maria Caruso di allontanarli dall’aula in quanto minorenni. Dopo camera di consiglio e ascoltata un’insegnante, il giudice ha deciso di derogare all’articolo del codice che non consente ai minori la partecipazione alle udienze. Si tratta di un “fondamentale ausilio alla formazione dei giovani alla legalità” ha concluso Caruso. E dentro di noi abbiamo ascoltato l’eco delle parole di Nino Caponetto che diceva che la mafia ha più paura della scuola che della giustizia.

Tonio Dell’Olio

Pubblicato il 23 http://www.noisiamochiesa.org/per-ricordare-bene-la-strage-di-capaci/maggio 2016 da admin

Capaci

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Acqua pubblica, tradimento di Stato

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di Alex Zanotelli

Quello che è avvenuto il 21 aprile alla Camera dei Deputati è un insulto alla democrazia. Quel giorno i rappresentanti del popolo italiano hanno rinnegato quello che 26 milioni di italiani avevano deciso nel Referendum del 12-13 giugno 2011 e cioè che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene. I Deputati invece hanno deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, dato che è un bene di “interesse economico”, da cui ricavarne profitto. Il testo approvato alla Camera obbliga i Comuni a consegnare l’acqua ai privati. Tutto questo è di una gravità estrema, non solo perché si fa beffe della democrazia, ma soprattutto perché è un attentato alla vita. E’ infatti Papa Francesco che parla dell’acqua come “diritto alla Vita “ (un termine usato in campo cattolico per l’aborto e l’eutanasia). L’acqua è Vita, è la Madre di tutta la Vita sul pianeta. Privatizzarla equivale a vendere la propria madre! Ed è una bestemmia!Per cui mi appello a tutti in Italia, credenti e non, ma soprattutto alle comunità cristiane perché ci mobilitiamo facendo pressione sul Senato dove ora la legge sull’acqua è passata perché lo sgorbio fatto dai deputati venga modificato.

Inoltro il mio appello:

Al Presidente della Repubblica, perché ricordi ufficialmente al Parlamento di rispettare il Referendum;

Alla Corte Costituzionale, perché intervenga a far rispettare il voto del popolo italiano;

Alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), perché si pronunci, sulla scia dell’enciclica Laudato Sì, sulla gestione pubblica dell’acqua;

Ai parroci e ai sacerdoti, perché nelle omelie e nelle catechesi, sensibilizzino i fedeli sull’acqua come “diritto essenziale, fondamentale, universale” (Papa Francesco)

Ai Comuni e alle città, perché ritrovino la volontà politica di ripubblicizzare i servizi idrici come Napoli (Penso a città come Trento, Messina, Palermo, Reggio Emilia..).

Il problema della gestione dell’acqua è oggi fondamentale: è una questione di vita o di morte per noi, ma soprattutto per gli impoveriti del pianeta, per i quali, grazie al surriscaldamento del pianeta, l’acqua sarà sempre più scarsa. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni e milioni di morti di sete. Per questo la gestione dell’acqua deve essere pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum.

Diamoci tutti da fare perché vinca la Madre, perché vinca la Vita: l’Acqua.

Napoli, 25 aprile 2016

Acqua pubblica, tradimento di Stato

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Vergogna!

CasoUVA

Una -triste- notizia che si commenta da sola

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Giù il cappello a Pietro Pinna,il primo obiettore di coscienza italiano

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Il nome di Pietro Pinna non dirà molto alla maggior parte degli italiani. Al massimo, per qualcuno di noi, è un eroe d’altri tempi. Ma almeno oggi dobbiamo ricordarlo. Perché la sua lotta non violenta ha portato frutti di cui beneficiamo ancora oggi. Pietro Pinna è morto l’altro ieri (13 aprile) a Firenze (guarda un po’, i giusti vanno a finire sempre lì…). Aveva 89 anni ed è stato il primo obiettore di coscienza al servizio militare per motivi politici in Italia. Doveva partire per la naja nel 1948, ma si rifiutò. Finì sotto processo nel 1949 e il Tribunale militare di Torino lo condannò per il reato di disobbedienza.

Nel frattempo, in Parlamento comparivano le prime proposte affinché per gli obiettori fosse riconosciuta la possibilità di essere destinati a “servizi dove non si uccide, ma si può essere uccisi”.  Più tardi, con Aldo Capitini, fu tra i fondatori del Movimento Nonviolento e organizzò la prima Marcia per la pace Perugia-Assisi, 1961. E’ una storia antica, quasi preistorica, per l’Italia in cui il servizio militare obbligatorio non esiste più, esiste un servizio civile nazionale volontario che pochi conoscono. E? soprattutto oggi, con un mondo sull’orlo della Terza guerra mondiale, che bisogna ricordarsi della “guerra di Piero”: contro l’esercito e tutti i “master of war” che infestano il pianeta

Letture consigliate

http://www.repubblica.it/politica/2016/04/14/news/e_morto_pietro_pinna_primo_obiettore_di_coscienza_italiano-137641957/?ref=search

http://nonviolenti.org/cms/

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In scena Lorenzo, il musical su Don Milani

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La prima è in programma a Somma Lombardo (VA) al teatro Italia.

Nell’articolo  pubblicato sul quotidiano on line “Varese News”, a firma Maria Carla Cebrelli, si racconta della prima del musical “Lorenzo” in scena a Somma Lombardo il 19 marzo alle ore 21. Lo spettacolo, ispirato alla vita di Don Milani, è interpretato dall’associazione teatrale Tavolo 69 per la regia di Christian Bovio e con le canzoni di Riccardo Ceratti.
«Siamo molto emozionati e felici di portare quest’opera sul palcoscenico e poter condividere il messaggio del priore di Barbiana, figura ancora oggi così attuale – racconta il maestro Ceratti -. Per me l’incontro con gli scritti di Don Milani e la scoperta del suo pensiero è stata una folgorazione e una fonte di ispirazione che mi ha portato a comporre dapprima la canzone “Lorenzo”, interpretata da Gianmarco Natalina, e poi all’idea di uno spettacolo più strutturato».
Il Don Milani presentato agli spettatori sarà brillante e contemporaneo, un amico leggero ma profondo come solo quelli veri sanno essere: «Ho trovato in lui la figura dell’educatore, nel significato più alto del termine, ossia la persona che aiuta gli altri a cambiare in meglio e che proprio in questo modo contribuisce a cambiare la società».

Per maggiori approfondimenti

http://www.varesenews.it/2016/03/in-scena-lorenzo-il-musical-su-don-milani/492275/

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Il paese rinato grazie agli immigrati

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Sutera, piccolo centro dell’entroterra siculo, sarebbe “morto” per emorragia demografica, invece…

Questa di Sutera, il paese che ha deciso di aprirsi al mondo per non morire, è una storia che sta arrivando lontano. Pubblicata prima dal settimanale americano Time, poi da un importante quotidiano canadese che ha mandato qui un suo reporter, è la storia di chi, innanzitutto, non vuole tradire se stesso. «Sutera è un paese di emigranti – dice il sindaco Giuseppe Grizzante – nei Sessanta eravamo più di 5 mila abitanti, ora non arriviamo a 1500. I ragazzi partono, sono sempre partiti. Per la Fiat di Torino, per la Necchi di Pavia, per il Nord Europa». Contadini in Inghilterra, minatori in Germania. E dopo tante partenze, a Sutera hanno pensato che fosse venuto il momento di ospitare qualche arrivo. «Nei nostri viaggi, abbiamo sempre sperato di essere accolti in modo dignitoso» dice il professore volontario Mario Tona (insegna come volontario italiano agli immigrati). «Quello che cerco di fare, il più possibile, è rendere questi ragazzi indipendenti». Attraverso la lingua.

L’idea era nata dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, quello dei 366 morti. Ma iniziare non è stato facile. Alcuni anziani del paese avevo espresso molti dubbi e paure. Per superarle, a differenza di quello sta succedendo in molte parti d’Italia, dove i migranti sono confinati in posti periferici e tenuti scientificamente a distanza, qui si è scelta la strada opposta. Regole chiare e massima integrazione. Il Comune mette a disposizione un alloggio per ogni nucleo famigliare, perché la privacy è sacra. Stanno nel centro storico. Nei quartieri antichi che portano nomi arabi, come Rabato e Rabatello. Lavorano come commessi nei negozi di Sutera. Ma forse, il momento in cui si è capito che l’esperimento stava davvero funzionando, è andato in scena poco prima di Natale. Quando proprio il nigeriano Chris Richy, vestito come uno dei Re Magi, ha preso parte al presepe vivente, il grande orgoglio del paese, una celebrazione che porta a Sutera 15 mila persone ogni anno.

Le famiglie stanno qui il tempo necessario a capire se verrà accettata la domanda di asilo politico, circa due anni. L’idillio prevede lezioni di Italiano obbligatorie, due corsi alla settimana. E patti chiari: vietato bere alcolici in casa, vietato tenere gli appartamenti in disordine, lavatrici solo in orario serale per ragioni di risparmio. Ad occuparsi di ogni cosa, sono sei operatrici della cooperativa «I girasoli». Una si chiama Mariella Cirami, ha 28 anni e ci mette un mucchio di passione: «Sono molto fortunata – dice – ogni giorno ci confrontiamo con il mondo. Ringrazio per questa opportunità e per quello che sta succedendo qui. I bambini di Sutera sono pochi, ma adesso giocano con i figli dei migranti. Il prossimo nascerà fra un mese».

Nessuno nega che questa sia anche un’occasione economica. Ogni anno il Comune riceve 263 mila euro per gestire l’accoglienza. Sono posti di lavoro, alloggi affittati che prima erano vuoti, incentivi all’assunzione per i commercianti. Ma è soprattutto vita messa in circolo, come aprire le finestre dopo anni al chiuso. «Stiamo semplicemente facendo quello che altre persone hanno fatto per noi», dice il professor Tona.

http://www.lastampa.it/2016/02/12/italia/cronache/il-paese-che-doveva-morire-si-apre-al-mondo-nuovo-e-scopre-di-avere-un-futuro-NCs6MZs2x07eqNs4TZGBOK/pagina.html