Con l’estate torna il CENAforum: protagonista l’Europa dell’Est

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A grande richiesta torna il CENAforum, la cucina estiva all’aperto più apprezzata da soci e non soci, allestita da I CARE nella cornice suggestiva del cineteatro “S. Amanzio” di Travedona. Il tema di quest’anno sarà quello dell’Europa dell’Est: sia per l’altissimo livello del suo cinema (spesso trascurato dalla grande distribuzione), sia per la ricca tradizione culinaria dalle influenze balcaniche ed ebraiche. Nel corso delle tradizionali 3 serate (il 23 e il 30 giugno e il 7 luglio, tutti venerdì, alle 20.45), Polonia, Ucraina e Bulgaria saranno i Paesi “messi a fuoco”.

Il tema scelto quest’anno è un’occasione per conoscere e far venire alla luce tanti lavoratori e lavoratrici di questi paesi che vivono stabilmente in Italia (e magari si sono pure accasati/e) oppure prestano la loro professionalità nell’ombra. Sappiamo, ad esempio, quanto contano nelle nostre vite (e in quelle dei nostri anziani parenti) le badanti provenienti da quei Paesi così lontani, ma così vicini. Un’importanza ormai imprescindibile che, secondo noi, è giusto riconoscere e festeggiare insieme almeno per qualche sera.

Ci saranno film epocali come “Film bianco” del genio polacco Kieslowski e un’anteprima assoluta come il bulgaro “Living legends” non ancora uscito in Italia. Le tradizioni gastronomiche di Polonia, Ucraina e Bulgaria saranno interpretate, come al solito, dai diretti protagonisti con la supervisione dello chef Marco Perucco che aggiungerà il suo tocco di classe.

Non mancate di iscrivervi prenotando al 331-2072100. Per l’ingresso è obbligatoria la tessera di I CARE 2017.

Ingresso film + cena 15 euro

Il Ministero dell’Istruzione ha “celebrato” la figura di don Milani

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Roma 05-06-2017 Un evento dedicato a Don Milani, alla sua figura e alla sua azione in campo educativo. Hanno partecipato, Luciano Fontana, direttore del ‘Corriere della Sera’ Maurizio Molinari direttore de ‘La Stampa’  Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”. Ci saranno poi gli interventi di Adele Corradi, la professoressa che aiutava Don Milani a Barbiana, di Renata Colorni, direttrice dei ‘Meridiani’, e di Paolo Landi, ex allievo di Don Milani. Concluderà la giornata la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. Gennari Ph: Cristian Gennari/Siciliani
Roma 05-06-2017 – I partecipanti all’evento
Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Roma, lunedì 5 giugno, una mattinata dedicata a Don Milani, alla sua figura e alla sua azione nel campo dell’educazione dei giovani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa. “Insegnare a tutti” era l’obiettivo di Don Milani ed è anche il titolo dell’incontro che si è svolto alla sede del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), con esperti, testimoni e direttori di testate giornalistiche, alla presenza del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli. “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero. Aperta ed inclusiva significa anche capace di parlare a chi è più emarginato, a chi è a rischio dispersione. Dobbiamo parlare a tutte le ragazze e ai ragazzi, anche e soprattutto ai più deboli, gli strumenti per essere preparati ad affrontare il futuro – ha detto la ministra Valeria Fedeli – la figura di Don Milani e la sua lezione sono ancora oggi uno straordinario strumento per educatrici ed educatori”. 

Don-Milani e i ragazzi

Don Lorenzo, modello per formare le nuove generazioni

La manifestazione è stata pensata e voluta per la scuola e per i giovani. Il ministro ha inviato  nei giorni precedenti una circolare a tutti gli istituti per invitare docenti e studenti a rileggere l’opera di Don Milani. “Sono felice che il Ministero apra per la prima volta, con un’iniziativa di riflessione condivisa, le proprie porte a Don Milani, il sacerdote ribelle che nel secondo dopoguerra, mosso da un profondo senso di giustizia sociale, ha dedicato la sua breve vita a istruire le più deboli e i più deboli per garantire loro, attraverso l’uso consapevole della lingua, il rispetto della dignità umana”, ha spiegato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nel corso del suo intervento. “Con questa giornata vogliamo che il suo spirito di democrazia e il suo senso di giustizia animino il confronto e la discussione nelle sale di questo edificio in cui vengono prese decisioni che riguardano il presente e il futuro della nostra società attraverso l’educazione e la formazione delle nuove generazioni”.

“Sono trascorsi 50 anni dalla morte del priore di Barbiana e stiamo assistendo a un momento di riappropriazione ragionata e critica della sua figura – ha spiegato Fedeli – della sua testimonianza, della sua opera e della sua eredità: in più luoghi e in differenti occasioni ci stiamo immergendo nella parola di Don Milani, nella scrittura e nei testi di questo prete e maestro che tanto ha segnato la storia del sistema di istruzione del nostro Paese e soprattutto il dibattito sulla scuola, ponendo all’attenzione di tutte e tutti su nodi e problematiche non di poco conto.

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Cinquant’anni fa “Lettera a una professoressa”

Papa Francesco che è intervenuto nei mesi scorsi nel dibattito su Don Milani ha detto: “Mi piacerebbe che lo ricordassimo come un credente innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra una risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani”. Credo che sia un ritratto fedele, per nulla ossequioso o edulcorato. Don Lorenzo Milani era esattamente questo. Lo dicono i suoi scritti, le sue opere, coloro che sono entrati in contatto con lui e hanno vissuto l’esperienza della Scuola di Barbiana, alcuni dei quali presenti qui oggi (tra cui Adele Corradi, l’insegnante che affiancò don Milani alla scuola di Barbiana, ndr)”.

“Approfondiamo la sua figura, andiamo a fondo per essere “sue allieve e suoi allievi” a distanza. Costruiamo un sistema di istruzione che intercetti le ambizioni di futuro delle ragazze e dei ragazzi. Di qualsiasi ragazza o ragazzo. Senza lasciare indietro nessuno. Per costruire – ha concluso la Fedeli – una comunità aperta, inclusiva, equa”. (Agi)

Il ricordo del presidente Mattarella

“Ricordare nelle scuole, a cinquanta anni dalla scomparsa, la figura di don Lorenzo Milani, sacerdote lungimirante e pedagogo innovativo, è iniziativa importante e doverosa. È infatti all’educazione e alla promozione umana e culturale dei giovani che il priore di Barbiana ha dedicato la sua intera esistenza. Il suo metodo, incompreso e talvolta osteggiato da alcuni, ha precorso il concetto di comunità educativa, oggi alla base della scuola moderna”. È quanto afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in occasione di un evento al Miur per ricordare la figura di don Milani. “Ma don Milani – sottolinea Mattarella – ha anche posto con forza la questione dell’uguaglianza tra cittadini e della rimozione delle barriere tra di loro. Suscitare tra gli studenti interesse per la figura di don Milani contribuisce alla crescita della coscienza civile delle nuove generazioni”.(ANSA).

 

I migranti sospesi tra il grigiore quotidiano e il sogno di una vita migliore

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Alle moltitudini di migranti che, dopo aver attraversato deserti e mari e avere guardato in faccia la morte dei propri compagni, giungono qui dove siamo noi che non smettiamo più di guardarli, si schiude finalmente il paradiso a lungo sognato, ossia l’Europa, l’Occidente. Ma ogni paradiso è preceduto da un limbo da attraversare e con il quale misurarsi, giorno dopo giorno, come in un rituale quotidiano di cui non sono ancora chiare modalità e confini. Un limbo fatto di case di ringhiera e ballatoi, di alloggi in anonimi condomini, che un tempo furono di altri emigranti, ma anche di tempi morti, pause di riflessione, gesti normali, ripetitivi…

Storie di neri di casa nostra

Il film mostra l’immigrazione da un’angolazione singolare, ossia non attraverso le immagini degli sbarchi, dei luoghi di detenzione temporanea, tanto care all’immaginario giornalistico televisivo, ma cogliendo le vite dei migranti in una zona grigia, una sorta di limbo sospeso tra la tragedia dell’arrivo e l’illusione e la speranza di una vita nuova. Filo conduttore del film sono le storie di Lamine, senegalese del Casamance, fuggito dal suo paese per ragioni politiche, novello scrittore, poeta e attualmente disoccupato, e di Valentin, giovane cantante e musicista congolese che vive con la madre anziana e sogna di diventare un grande artista africano, che si alternano alle vite di giovani profughi africani fuggiti dalla guerra, riuniti in alcuni appartamenti, in attesa di una nuova vita.

http://www.varesenews.it/2017/05/noi-i-neri-un-film-che-racconta-i-migranti/617946/

25 anni fa Falcone e Borsellino venivano uccisi dalla mafia. Non dimentichiamo!

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A 25 anni dalle stragi di Capaci (23 maggio 1992) e di via D’Amelio (19 luglio) dove morirono, uccisi dalla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è doveroso ricordare. E portare all’attenzione dei nostri ragazzi, due servitori dello Stato in una regione dove lo Stato, spesso, era assente. Fu per quello che morirono: perché, secondo le parole stesse di Falcone, furono abbandonati dallo Stato. Con loro morirono ben 8 uomini delle scorte che li accompagnavano. Quei due giudici segnarono lo spartiacque della lotta alla mafia. Un punto da cui non si può prescindere e da cui non si può più tornare indietro. Se oggi l’Italia, e la Sicilia, sono meglio di allora, lo si deve anche a loro.

Celebrazioni si susseguono in questi giorni in tutta la Penisola per ricordarne la memoria. Anche a Monate, presso la sala don Luigi Ponti, martedì 23 maggio alle ore 21, il Comune insieme all’associazione “Agende rosse” organizza la serata “Non c’è libertà senza legalità” per commemorare Falcone e Borsellino.

Visita a Barbiana a 50 anni dalla morte di don Lorenzo

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Il Comitato progetto Chernobyl onlus di Induno Olona organizza per venerdì 26 maggio una visita a Barbiana in occasione del 50º anniversario della morte di don Lorenzo Milani. Si parte in pullman alle 6 da Induno Olona (alle 6,15 da Varese, piazzale Ippodromo) e alle 11 circa si arriva a Barbiana, per la visita. Alle 13.30 colazione al sacco e alle 16 partenza da Barbiana, con ritorno previsto a Induno Olona attorno alle 20.

La quota di partecipazione è di 30 euro (10 per ragazzi e studenti)

I posti ancora disponibili sono una decina e il pagamento avviene direttamente sul pullman.

Per informazioni e prenotazioni telefono 0332 200286 – cell. 338 5080020 oppure via e-mail: emiliovanoni@libero.it

Il dottor Caligari e i terribili incubi dell’Europa pre-nazista

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L’opera, considerata il simbolo del cinema espressionista tedesco, in scena al “S. Amanzio” con la colonna sonora suonata live da Luca Pedroni e i Niton, nella versione magnificamente restaurata dalla cineteca di Bologna (quella che più si avvicina alla versione originale voluta dal regista Robert Wiene nel 1919). Il film gioca moltissimo con il tema del doppio, della pazzia e della difficile distinzione tra allucinazione e realtà, aiutato da una scenografia distorta e antiprospettica, caratterizzata da forme zigzaganti, affidata a Hermann Warm che assieme a due amici pittori e scenografi espressionisti Walter Reimann e Walter Röhrig crearono fondali su tela dipinta, ispirati dai modelli pittorici di Kirchner.

Nel 1919 Robert Wiene aveva scelto come accompagnamento musicale del film il sestetto per archi Verklärte Nacht di Arnold Schönberg.

Il gabinetto del dottor Caligari fu il film simbolo dell’espressionismo. Quando venne girato, nel 1919, l’espressionismo era già un movimento artistico noto e conosciuto, per cui il film ne segnò l’apoteosi, aprendo una nuova strada anche nella cinematografia. Quello che scuote e turba lo spettatore è la caratterizzazione delle inquadrature, girate in scenografie con spigoli appuntiti, ombre minacciose, strade serpentine che diventano vicoli ciechi. I personaggi recitano col volto pesantemente truccato, in particolare il sonnambulo, che ha gli occhi cerchiati di nero. Il mondo distorto è frutto della mente malata dei protagonisti. Il film è girato tramite lunghe inquadrature fisse, con poco montaggio, che crea una sorta di bidimensionalità, oltre all’impressione asfissiante che l’inquadratura sia chiusa su sé stessa, come se fosse un mondo a parte, al di fuori della quale non esiste niente.

Sul finale è stato braccio di ferro con il produttore Eric Pommer: in realtà per gli sceneggiatori Carl Mayer e Hans Janowitz (antrambi reduci dal fronte della prima guerra mondiale) il vero folle era il dottor Caligari, simbolo del potere istituzionale deviato che spersonalizza e annienta la volontà dell’uomo comune rendendolo un assassino. In questa paura nata dall’ombra della guerra, il peso della sconfitta e la preveggenza dell’avvento del nazismo, Siegfried Kracauer, in un suo celebre saggio, ha teorizzato “l’origine di una corrente che porterà da Caligari a Hitler attraverso un corteo di mostri e tiranni”.

Esistono ovviamente anche le citazioni più strane e divertenti, come ne Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce, in cui il ragioner Ugo ottiene il posto di lavoro proprio per aver elogiato la pellicola, e nel videoclip del brano Heroine dei Suede, in cui vengono ripresi spezzoni del film. Nel 2005 ne è stato fatto un remake dal regista David Lee Fisher.

Un bando internazionale, lanciato nell’aprile 2012 dalla Murnau Stiftung, è stato vinto dal laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, che ha presentato la nuova versione restaurata del film (durata 75′) al 64° Festival di Berlino del 2014. Il film restaurato è stato distribuito nelle sale italiane nel febbraio 2016. La partitura musicale è stata affidata di a Timothy Brock. Questa è la versione che sarà proiettata al “S. Amanzio”.

Il protagonista di Dustur: “La costituzione mi ha salvato”

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Venerdì 12 maggio, cineteatro “S. Amanzio”, ore 21. Proiezione del film di Marco Santarelli “Dustur-La costituzione”. Storia di una conversione laica raccontata in prima persona dal protagonista del film Samad Bannaq, intervistato dal giornalista Diego Motta. In collegamento skype fratel Ignazio De Francesco, il monaco dossettiano che ha seguito Samad nel suo percorso di avvicinamento ai principi “sacri” della nostra costituzione.

Nel 2016 il documentario ha vinto il premio Extr’A – Razzismo brutta storia al 26° Festival del cinema africano, Asia e America latina di Milano. Il regista Marco Santarelli ha scelto di raccontare la sfida dell’integrazione raccontando un corso sulla Costituzione frequentato da un gruppo di detenuti nordafricani nella Casa circondariale Dozza di Bologna. Nel 2015, nell’arco di alcuni mesi, il carcere ha aperto le porte a esperti di islam, docenti universitari, mediatori culturali che si sono seduti al fianco dei detenuti per rileggere i diritti e i doveri sanciti dalla Costituzione italiana attraverso lo sguardo del mondo arabo e la lingua araba stessa, per terminare con la stesura di una nuova Carta costituzionale scritta dai detenuti stessi. Il corso è stato coordinato da fratel Ignazio De Francesco, monaco della Piccola famiglia dell’Annunziata – la comunità di Monte Sole fondata da don Giuseppe Dossetti -, esperto di spiritualità islamica.

Parallelamente alle lezioni per i detenuti all’interno del Dozza, il documentario segue la storia fuori dal carcere di un giovane marocchino che sta aspettando il fine pena e si impegna per ricostruirsi una vita in Italia all’interno della legalità. 

Il dialogo fra le culture si può instaurare sulla base del confronto fra le Carte Costituzioni, le norme civili, i diritti e i doveri che regolano la società di Paesi diversi. Cosa vuol dire libertà di espressione? E cosa significa difendere la libertà religiosa? E’ lecito cambiare il proprio credo, convertirsi dall’islam al cristianesimo e viceversa? 

ECCO COME SI SONO SVOLTI I FATTI

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Qui di seguito, in sintesi cronologica, i motivi che hanno costretto la nostra associazione “I care” a rinunciare ad organizzare “Tacalaspina – music street festival” il 27 maggio 2017 (data già stabilita da tempo).

12 gennaio 2017 – Una nostra delegazione si reca all’appuntamento con il sindaco Colombo per organizzare “Tacalaspina” 2017.
NON SIAMO RICEVUTI
Parliamo con gli assessori Bianchi e Carnesecchi che ci dicono di mettere per iscritto le nostre richieste che saranno valutate a breve.

19 gennaio 2017 – Protocolliamo in Comune le nostre richieste, tra cui: il patrocinio, un contributo economico, un aiuto da parte del Comune per gli allacciamenti elettrici, per i parcheggi e per migliorare la raccolta differenziata durante lo svolgersi dell’evento.
NON RICEVIAMO NESSUNA RISPOSTA

2 febbraio 2017 – Fissato un nuovo appuntamento con il sindaco Colombo, che viene rinviato il giorno prima a data da destinarsi. ANCORA NESSUNA RISPOSTA

23 febbraio 2017 – Nuovo appuntamento con la vice-sindaca Bussolotti. Giunti in Comune, il segretario comunale dott. Crescentini ci consegna a mano una richiesta di “approfondimento istruttorio” (vedi sotto) con una serie di punti che, di fatto, impedisce al Comune di soddisfare le nostre richieste.
ANCORA UN NULLA DI FATTO

I numerosi punti che ci vengono contestati (molti di essi riguardano i bilanci dell’associazione) ci lasciano esterrefatti. È chiara ed evidente la volontà dell’amministrazione comunale di metterci i bastoni tra le ruote nell’organizzazione di Tacalaspina (che, a questo punto, è compromessa). In particolare, a nostra precisa domanda, il segretario comunale dott. Crescentini ci risponde che la concessione del patrocinio è una scelta politica e che, se anche se dovessimo rispondere a tutte le richieste di chiarimento, non è detto che il patrocinio venga automaticamente concesso. Senza patrocinio, per l’evento “Tacalaspina”, ci toccherà pagare la Tosap (Tassa di occupazione del suolo pubblico), condizione per noi assolutamente inaccettabile visto che, contrariamente a quello che sostiene il comune, non svolgiamo un’attività commerciale, ma un evento culturale e sociale che va a beneficio di tutto il paese (associazioni e commercianti compresi), che serve ad “I care” per raccogliere fondi per finanziare tutte le attività, completamente gratuite, che svolge durante l’anno (che ovviamente non godono di alcun sostegno da parte del Comune).

14 aprile 2017 – L’Amministrazione comunale, prima che “I care” abbia comunicato di rinunciare all’organizzazione di Tacalaspina, rende pubblico questo avviso: “Dal 2009 ad oggi non è stato mai vietato a nessuna ssociazione presente sul territorio di realizzare eventi o di svolgere la propria attività nel rispetto delle regole e norme vigenti, in particolar modo alle associazioni Pro Loco di Travedona Monate e I care (Tacalaspina)”.

Lo stesso giorno “I care” risponde così: C’è un modo più subdolo di vietare, che non è quello di porre divieti. È quello di mettere continui ostacoli che si vogliono, per convenienza, chiamare regole. Regole che si chiede vengano rispettate, guarda caso, solo da alcune associazioni come la nostra. Noi di I CARE abbiamo chiesto il patrocinio, per Tacalaspina music street festival, per iscritto in data 19 gennaio 2017 (protocollo n. 661) all’amministrazione comunale di Travedona Monate. Patrocinio che, ad oggi, non ci è stato ancora concesso. Senza il patrocinio potremmo essere costretti a pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico. Questo, per un’associazione che organizza una festa anzitutto per il paese, ci pare inaccettabile.  Abbiamo chiesto al sindaco tre appuntamenti (12 gennaio, 2 febbraio, 23 febbraio). Appuntamenti che ha sistematicamente rinviato o disertato. Certo questo non è ‘vietare’ ma ‘è fare in modo che non si possa fare’. E senza neanche avere il coraggio di metterci la faccia.”

Il direttivo di I CARE

L’associazione “I CARE” ha consegnato in questi giorni una risposta dettagliata a tutti i punti richiesti dal segretario comunale (vedi sotto), ma ritiene che l’atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione impedisca di fatto qualsiasi collaborazione futura nell’organizzazione di “Tacalaspina”.

Chi ha voglia (e tempo) può leggersi i testi riportati qui di seguito, che sono i documenti ufficiali: la lettera del segretario comunale e la nostra risposta punto per punto. Come potrete vedere l’unico errore nei bilanci di “I care” è stato quello, in totale buona fede, di aver inviato al Comune di Travedona Monate un bilancio “parziale” 2013 e di non aver successivamente inviato il definitivo. In questo sta tutta la nostra “colpa”. Tutto il resto, sono pretesti politici per buttare fango sulla nostra associazione.

Ci sorge spontanea una domanda, anzi due: perché quel bilancio “parziale” del 2013, che è in possesso del Comune da ben tre anni, ci viene contestato solo adesso? E perché, nonostante questo bilancio “sbagliato”, il Comune negli anni passati ci ha sempre concesso il patrocinio?

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Aiutiamo il “Bosco Verde” a realizzare i suoi sogni

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La cooperativa “Il Bosco Verde” di Castello Cabiaglio sta partecipando ad un bando dell’Uneba (Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di assistenza sociale) con un progetto dal titolo “Il Bosco Maestro”, progetto che è centrato su alcune giornate formative che la cooperativa sta organizzando e che si svolgeranno nel corso di un anno. Questo bando potrebbe dare alla cooperativa la possibilità di realizzare un sogno che da parecchio tempo coltiva: condividere ancora di più la sua idea di educazione e il suo progetto, rivolto non solo ai bambini, ma anche alle famiglie. Come aiutare “Il Bosco Verde”? Cliccando sul link che troverete qui in fondo. Di cosa parla nel dettaglio il progetto? Cliccando sul link troverete anche una descrizione accurata del progetto e alcune foto del Bosco Verde. Da quando si può votare? Dalle ore 10.00 del 2 marzo alle ore 18.00 del 30 marzo.

https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/16-702

A Besozzo, grandi testimoni di pace in zone di guerra

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Martedì 28 marzo 2017, alle ore 21, presso la Sala Mostre del Comune di Besozzo, tre testimoni d’eccezione ci dipingeranno grandi storie di guerra e di pace che oggi coinvolgono alcune delle zone più “calde” del pianeta. Calde non per il clima, ma per le tragedie che le dilaniano e che sembrano non avere fine. Drammatiche storie di guerra, ma anche di pace come quella del Cloun Il Pimpa (alias Marco Rodari) che proprio in quelle zone cerca, attraverso il sorriso, di prendersi cura dei bambini che hanno subito traumi sia fisici che psichici. Come padre Daniele Moschetti, superiore provinciale dei Comboniani in Sud Sudan, dove è in corso una delle crisi umanitarie più grandi (e meno conosciute) al mondo che ci sollecita a “rompere il silenzio per evitare un nuovo genocidio”. Come don Renato Sacco, sacerdote novarese coordinatore nazionale di Pax Christi, già protagonista con don Tonino Bello della marcia a Sarajevo nel 1992, ed oggi fortemente critico nei confronti delle spese militari per gli F35. Un titolo provocatorio “Uomini si nasce, migranti si muore” per una serata che promette emozioni forti.

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