25 anni fa Falcone e Borsellino venivano uccisi dalla mafia. Non dimentichiamo!

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A 25 anni dalle stragi di Capaci (23 maggio 1992) e di via D’Amelio (19 luglio) dove morirono, uccisi dalla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è doveroso ricordare. E portare all’attenzione dei nostri ragazzi, due servitori dello Stato in una regione dove lo Stato, spesso, era assente. Fu per quello che morirono: perché, secondo le parole stesse di Falcone, furono abbandonati dallo Stato. Con loro morirono ben 8 uomini delle scorte che li accompagnavano. Quei due giudici segnarono lo spartiacque della lotta alla mafia. Un punto da cui non si può prescindere e da cui non si può più tornare indietro. Se oggi l’Italia, e la Sicilia, sono meglio di allora, lo si deve anche a loro.

Celebrazioni si susseguono in questi giorni in tutta la Penisola per ricordarne la memoria. Anche a Monate, presso la sala don Luigi Ponti, martedì 23 maggio alle ore 21, il Comune insieme all’associazione “Agende rosse” organizza la serata “Non c’è libertà senza legalità” per commemorare Falcone e Borsellino.

Visita a Barbiana a 50 anni dalla morte di don Lorenzo

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Il Comitato progetto Chernobyl onlus di Induno Olona organizza per venerdì 26 maggio una visita a Barbiana in occasione del 50º anniversario della morte di don Lorenzo Milani. Si parte in pullman alle 6 da Induno Olona (alle 6,15 da Varese, piazzale Ippodromo) e alle 11 circa si arriva a Barbiana, per la visita. Alle 13.30 colazione al sacco e alle 16 partenza da Barbiana, con ritorno previsto a Induno Olona attorno alle 20.

La quota di partecipazione è di 30 euro (10 per ragazzi e studenti)

I posti ancora disponibili sono una decina e il pagamento avviene direttamente sul pullman.

Per informazioni e prenotazioni telefono 0332 200286 – cell. 338 5080020 oppure via e-mail: emiliovanoni@libero.it

Il dottor Caligari e i terribili incubi dell’Europa pre-nazista

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L’opera, considerata il simbolo del cinema espressionista tedesco, in scena al “S. Amanzio” con la colonna sonora suonata live da Luca Pedroni e i Niton, nella versione magnificamente restaurata dalla cineteca di Bologna (quella che più si avvicina alla versione originale voluta dal regista Robert Wiene nel 1919). Il film gioca moltissimo con il tema del doppio, della pazzia e della difficile distinzione tra allucinazione e realtà, aiutato da una scenografia distorta e antiprospettica, caratterizzata da forme zigzaganti, affidata a Hermann Warm che assieme a due amici pittori e scenografi espressionisti Walter Reimann e Walter Röhrig crearono fondali su tela dipinta, ispirati dai modelli pittorici di Kirchner.

Nel 1919 Robert Wiene aveva scelto come accompagnamento musicale del film il sestetto per archi Verklärte Nacht di Arnold Schönberg.

Il gabinetto del dottor Caligari fu il film simbolo dell’espressionismo. Quando venne girato, nel 1919, l’espressionismo era già un movimento artistico noto e conosciuto, per cui il film ne segnò l’apoteosi, aprendo una nuova strada anche nella cinematografia. Quello che scuote e turba lo spettatore è la caratterizzazione delle inquadrature, girate in scenografie con spigoli appuntiti, ombre minacciose, strade serpentine che diventano vicoli ciechi. I personaggi recitano col volto pesantemente truccato, in particolare il sonnambulo, che ha gli occhi cerchiati di nero. Il mondo distorto è frutto della mente malata dei protagonisti. Il film è girato tramite lunghe inquadrature fisse, con poco montaggio, che crea una sorta di bidimensionalità, oltre all’impressione asfissiante che l’inquadratura sia chiusa su sé stessa, come se fosse un mondo a parte, al di fuori della quale non esiste niente.

Sul finale è stato braccio di ferro con il produttore Eric Pommer: in realtà per gli sceneggiatori Carl Mayer e Hans Janowitz (antrambi reduci dal fronte della prima guerra mondiale) il vero folle era il dottor Caligari, simbolo del potere istituzionale deviato che spersonalizza e annienta la volontà dell’uomo comune rendendolo un assassino. In questa paura nata dall’ombra della guerra, il peso della sconfitta e la preveggenza dell’avvento del nazismo, Siegfried Kracauer, in un suo celebre saggio, ha teorizzato “l’origine di una corrente che porterà da Caligari a Hitler attraverso un corteo di mostri e tiranni”.

Esistono ovviamente anche le citazioni più strane e divertenti, come ne Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce, in cui il ragioner Ugo ottiene il posto di lavoro proprio per aver elogiato la pellicola, e nel videoclip del brano Heroine dei Suede, in cui vengono ripresi spezzoni del film. Nel 2005 ne è stato fatto un remake dal regista David Lee Fisher.

Un bando internazionale, lanciato nell’aprile 2012 dalla Murnau Stiftung, è stato vinto dal laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, che ha presentato la nuova versione restaurata del film (durata 75′) al 64° Festival di Berlino del 2014. Il film restaurato è stato distribuito nelle sale italiane nel febbraio 2016. La partitura musicale è stata affidata di a Timothy Brock. Questa è la versione che sarà proiettata al “S. Amanzio”.

Il protagonista di Dustur: “La costituzione mi ha salvato”

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Venerdì 12 maggio, cineteatro “S. Amanzio”, ore 21. Proiezione del film di Marco Santarelli “Dustur-La costituzione”. Storia di una conversione laica raccontata in prima persona dal protagonista del film Samad Bannaq, intervistato dal giornalista Diego Motta. In collegamento skype fratel Ignazio De Francesco, il monaco dossettiano che ha seguito Samad nel suo percorso di avvicinamento ai principi “sacri” della nostra costituzione.

Nel 2016 il documentario ha vinto il premio Extr’A – Razzismo brutta storia al 26° Festival del cinema africano, Asia e America latina di Milano. Il regista Marco Santarelli ha scelto di raccontare la sfida dell’integrazione raccontando un corso sulla Costituzione frequentato da un gruppo di detenuti nordafricani nella Casa circondariale Dozza di Bologna. Nel 2015, nell’arco di alcuni mesi, il carcere ha aperto le porte a esperti di islam, docenti universitari, mediatori culturali che si sono seduti al fianco dei detenuti per rileggere i diritti e i doveri sanciti dalla Costituzione italiana attraverso lo sguardo del mondo arabo e la lingua araba stessa, per terminare con la stesura di una nuova Carta costituzionale scritta dai detenuti stessi. Il corso è stato coordinato da fratel Ignazio De Francesco, monaco della Piccola famiglia dell’Annunziata – la comunità di Monte Sole fondata da don Giuseppe Dossetti -, esperto di spiritualità islamica.

Parallelamente alle lezioni per i detenuti all’interno del Dozza, il documentario segue la storia fuori dal carcere di un giovane marocchino che sta aspettando il fine pena e si impegna per ricostruirsi una vita in Italia all’interno della legalità. 

Il dialogo fra le culture si può instaurare sulla base del confronto fra le Carte Costituzioni, le norme civili, i diritti e i doveri che regolano la società di Paesi diversi. Cosa vuol dire libertà di espressione? E cosa significa difendere la libertà religiosa? E’ lecito cambiare il proprio credo, convertirsi dall’islam al cristianesimo e viceversa? 

ECCO COME SI SONO SVOLTI I FATTI

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Qui di seguito, in sintesi cronologica, i motivi che hanno costretto la nostra associazione “I care” a rinunciare ad organizzare “Tacalaspina – music street festival” il 27 maggio 2017 (data già stabilita da tempo).

12 gennaio 2017 – Una nostra delegazione si reca all’appuntamento con il sindaco Colombo per organizzare “Tacalaspina” 2017.
NON SIAMO RICEVUTI
Parliamo con gli assessori Bianchi e Carnesecchi che ci dicono di mettere per iscritto le nostre richieste che saranno valutate a breve.

19 gennaio 2017 – Protocolliamo in Comune le nostre richieste, tra cui: il patrocinio, un contributo economico, un aiuto da parte del Comune per gli allacciamenti elettrici, per i parcheggi e per migliorare la raccolta differenziata durante lo svolgersi dell’evento.
NON RICEVIAMO NESSUNA RISPOSTA

2 febbraio 2017 – Fissato un nuovo appuntamento con il sindaco Colombo, che viene rinviato il giorno prima a data da destinarsi. ANCORA NESSUNA RISPOSTA

23 febbraio 2017 – Nuovo appuntamento con la vice-sindaca Bussolotti. Giunti in Comune, il segretario comunale dott. Crescentini ci consegna a mano una richiesta di “approfondimento istruttorio” (vedi sotto) con una serie di punti che, di fatto, impedisce al Comune di soddisfare le nostre richieste.
ANCORA UN NULLA DI FATTO

I numerosi punti che ci vengono contestati (molti di essi riguardano i bilanci dell’associazione) ci lasciano esterrefatti. È chiara ed evidente la volontà dell’amministrazione comunale di metterci i bastoni tra le ruote nell’organizzazione di Tacalaspina (che, a questo punto, è compromessa). In particolare, a nostra precisa domanda, il segretario comunale dott. Crescentini ci risponde che la concessione del patrocinio è una scelta politica e che, se anche se dovessimo rispondere a tutte le richieste di chiarimento, non è detto che il patrocinio venga automaticamente concesso. Senza patrocinio, per l’evento “Tacalaspina”, ci toccherà pagare la Tosap (Tassa di occupazione del suolo pubblico), condizione per noi assolutamente inaccettabile visto che, contrariamente a quello che sostiene il comune, non svolgiamo un’attività commerciale, ma un evento culturale e sociale che va a beneficio di tutto il paese (associazioni e commercianti compresi), che serve ad “I care” per raccogliere fondi per finanziare tutte le attività, completamente gratuite, che svolge durante l’anno (che ovviamente non godono di alcun sostegno da parte del Comune).

14 aprile 2017 – L’Amministrazione comunale, prima che “I care” abbia comunicato di rinunciare all’organizzazione di Tacalaspina, rende pubblico questo avviso: “Dal 2009 ad oggi non è stato mai vietato a nessuna ssociazione presente sul territorio di realizzare eventi o di svolgere la propria attività nel rispetto delle regole e norme vigenti, in particolar modo alle associazioni Pro Loco di Travedona Monate e I care (Tacalaspina)”.

Lo stesso giorno “I care” risponde così: C’è un modo più subdolo di vietare, che non è quello di porre divieti. È quello di mettere continui ostacoli che si vogliono, per convenienza, chiamare regole. Regole che si chiede vengano rispettate, guarda caso, solo da alcune associazioni come la nostra. Noi di I CARE abbiamo chiesto il patrocinio, per Tacalaspina music street festival, per iscritto in data 19 gennaio 2017 (protocollo n. 661) all’amministrazione comunale di Travedona Monate. Patrocinio che, ad oggi, non ci è stato ancora concesso. Senza il patrocinio potremmo essere costretti a pagare la tassa di occupazione del suolo pubblico. Questo, per un’associazione che organizza una festa anzitutto per il paese, ci pare inaccettabile.  Abbiamo chiesto al sindaco tre appuntamenti (12 gennaio, 2 febbraio, 23 febbraio). Appuntamenti che ha sistematicamente rinviato o disertato. Certo questo non è ‘vietare’ ma ‘è fare in modo che non si possa fare’. E senza neanche avere il coraggio di metterci la faccia.”

Il direttivo di I CARE

L’associazione “I CARE” ha consegnato in questi giorni una risposta dettagliata a tutti i punti richiesti dal segretario comunale (vedi sotto), ma ritiene che l’atteggiamento ostile da parte dell’amministrazione impedisca di fatto qualsiasi collaborazione futura nell’organizzazione di “Tacalaspina”.

Chi ha voglia (e tempo) può leggersi i testi riportati qui di seguito, che sono i documenti ufficiali: la lettera del segretario comunale e la nostra risposta punto per punto. Come potrete vedere l’unico errore nei bilanci di “I care” è stato quello, in totale buona fede, di aver inviato al Comune di Travedona Monate un bilancio “parziale” 2013 e di non aver successivamente inviato il definitivo. In questo sta tutta la nostra “colpa”. Tutto il resto, sono pretesti politici per buttare fango sulla nostra associazione.

Ci sorge spontanea una domanda, anzi due: perché quel bilancio “parziale” del 2013, che è in possesso del Comune da ben tre anni, ci viene contestato solo adesso? E perché, nonostante questo bilancio “sbagliato”, il Comune negli anni passati ci ha sempre concesso il patrocinio?

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Aiutiamo il “Bosco Verde” a realizzare i suoi sogni

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La cooperativa “Il Bosco Verde” di Castello Cabiaglio sta partecipando ad un bando dell’Uneba (Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di assistenza sociale) con un progetto dal titolo “Il Bosco Maestro”, progetto che è centrato su alcune giornate formative che la cooperativa sta organizzando e che si svolgeranno nel corso di un anno. Questo bando potrebbe dare alla cooperativa la possibilità di realizzare un sogno che da parecchio tempo coltiva: condividere ancora di più la sua idea di educazione e il suo progetto, rivolto non solo ai bambini, ma anche alle famiglie. Come aiutare “Il Bosco Verde”? Cliccando sul link che troverete qui in fondo. Di cosa parla nel dettaglio il progetto? Cliccando sul link troverete anche una descrizione accurata del progetto e alcune foto del Bosco Verde. Da quando si può votare? Dalle ore 10.00 del 2 marzo alle ore 18.00 del 30 marzo.

https://community-fund-italia.aviva.com/voting/progetto/schedaprogetto/16-702

A Besozzo, grandi testimoni di pace in zone di guerra

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Martedì 28 marzo 2017, alle ore 21, presso la Sala Mostre del Comune di Besozzo, tre testimoni d’eccezione ci dipingeranno grandi storie di guerra e di pace che oggi coinvolgono alcune delle zone più “calde” del pianeta. Calde non per il clima, ma per le tragedie che le dilaniano e che sembrano non avere fine. Drammatiche storie di guerra, ma anche di pace come quella del Cloun Il Pimpa (alias Marco Rodari) che proprio in quelle zone cerca, attraverso il sorriso, di prendersi cura dei bambini che hanno subito traumi sia fisici che psichici. Come padre Daniele Moschetti, superiore provinciale dei Comboniani in Sud Sudan, dove è in corso una delle crisi umanitarie più grandi (e meno conosciute) al mondo che ci sollecita a “rompere il silenzio per evitare un nuovo genocidio”. Come don Renato Sacco, sacerdote novarese coordinatore nazionale di Pax Christi, già protagonista con don Tonino Bello della marcia a Sarajevo nel 1992, ed oggi fortemente critico nei confronti delle spese militari per gli F35. Un titolo provocatorio “Uomini si nasce, migranti si muore” per una serata che promette emozioni forti.

Mapendo Africa Sound in concerto

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Domenica 12 marzo 2017 – ore 21 – Cineteatro “S. Amanzio”

I Mapendo Africa Sound nascono nel 2011 dall’incontro di alcuni componenti della tribute band “Friends of Sand Creek” con il giovanissimo cantautore congolese Valentin Mufila, giunto in Italia alla fine del 2010 per ricongiungersi alla madre e trovare una vita più dignitosa nel nostro paese. Si esibiscono domenica prossima al Cineteatro “S. Amanzio” con uno spettacolo in cui, attraverso le canzoni di Valentin, si approfondisce, divertendosi e ballando, le realtà africane più dolorose come quelle dei bambini soldato e dello sfruttamento delle risorse locali. Ingresso 5 €

Due nuovi libri su don Milani

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A cinquant’anni dalla morte di don Lorenzo (e altrettanti dalla prima edizione di “Lettera a una professoressa”), sono uscite a breve distanza l’una dall’altra due nuove pubblicazioni su don Lorenzo Milani: “Don Milani, l’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi, San Paolo Edizioni; e “Don Lorenzo Milani, prete, maestro e cittadino” di Giancarlo Loffarelli, Pazzini Editore. Invitiamo ovviamente tutti i nostri soci alla lettura. Soprattutto il libro di Gesualdi mostra tutto l’affetto del discepolo nei confronti del maestro e rivela anche inedite tenerezze del priore (del quale, sovente a ragione, si mostrano solamente i lati più ruvidi). ai seguenti link recensioni e approfondimenti:

http://www.famigliacristiana.it/articolo/don-lorenzo-milani-lesilio-di-barbiana.aspx

http://www.adista.it/articolo/56987?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=google_mail&utm_source=email

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