Kenya, gli ostaggi cristiani salvati dai musulmani: «Non ci separiamo»

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I miliziani somali assaltano un autobus. E alla fine costretti a lasciare liberi tutti
di Michele Farina

MilizianiAl-Shabaab-Corriere-Web-Sezioni

Nell’aria fredda dell’alba non sono riusciti a dividerli: i musulmani in piedi, i cristiani a terra. I primi liberi di risalire sul pullman. I secondi sdraiati sul ciglio della strada, aspettando il proprio turno e un proiettile alla tempia, come era successo ai passeggeri di un altro bus nel novembre scorso, sulla stessa via nel Nordest del Kenya al confine con la Somalia. Com’era successo agli spaccapietre di una cava poco più a nord nel dicembre 2014. E agli studenti della non lontana università di Garissa nell’aprile di quest’anno. No, loro alle 6 e 45 del mattino non si sono lasciati sorprendere e dividere: con lo stesso biglietto, lo stesso diritto, scambiandosi addirittura gli abiti per ingannare gli assalitori, hanno sfidato insieme la morte e insieme sono sopravvissuti (quasi tutti) davanti ai miliziani di al-Shabaab pronti alla strage.

Sembra così bella, la notizia arrivata dalla B9 tra Elwak e Kotulo, che viene quasi il sospetto che un politico locale l’abbia romanzata, che vien voglia di imparare a memoria i puntini abitati più vicini a quel ciglio di strada, Dabacity e Borehole II, e ricordare il nome della compagnia (Makkah) il cui autista ferito dai miliziani ha confermato la storia alla Bbc tramite un funzionario.
L’inseguimento, una sventagliata di mitra, tre persone ferite, una morta, il pullman Nairobi-Mandera che si ferma, la gente che scende secondo il racconto fatto al quotidiano keniano The Nation dal vice capo della polizia Julius Otieno e dal governatore della provincia Ali Roba. Un passeggero cerca di fuggire nella boscaglia ma i ragazzi di al-Shabaab, il gruppo affiliato ad Al Qaeda basato in Somalia (il nome significa «i Giovani»), lo uccidono sparandogli alla schiena. Fanno capire che non scherzavano. Che è questione di vita o di morte. Poi cercano di dividere il gruppo in base alla religione: «I non cristiani possono risalire bordo». E nessuno si è mosso. La risposta, secondo il governatore: «Uccideteci tutti, o lasciateci andare». Un testimone di nome Abdirahiman ha detto al quotidiano The Standard che, quando si sono accorti dell’attacco, i musulmani sul pullman da sessanta posti avevano già cercato un modo per proteggere i cristiani: «Ad alcuni abbiamo dato i nostri vestiti, per impedire che fossero individuati per l’abbigliamento».

Nell’attacco del novembre scorsoi miliziani avevano intimato ai passeggeri di recitare la shahada, «la testimonianza» di fede islamica. Quelli che non la sapevano erano condannati: sdraiati a terra in fila. Da sinistra e da destra in due hanno cominciato a uccidere. Ventotto morti, 19 uomini e 9 donne, in maggioranza insegnanti. Unico sopravvissuto, Douglas Ochwodho, preside, che tornava a casa per Natale. Salvo perché stava al centro della fila, ed entrambi i killer hanno pensato che gli avesse già sparato il compagno.

Quella parte di Kenya è abitata in maggioranza da popolazioni somale musulmane. Dal 2011 le truppe di Nairobi combattono gli integralisti oltre confine. Le stragi fanno parte di una guerra che si fa sempre più «sporca». Ai primi di dicembre una fossa comune con 20 corpi di somali è stata scoperta non lontano da Mandera, compresa una donna arrestata pochi giorni prima. Le squadre antiterrorismo sono accusate di omicidi sommari, accuse respinte dalle autorità. Di fronte a tutto questo i passeggeri di un pullman, l’altra mattina tra Datacity e Borehole II, hanno dato al mondo una «testimonianza» preziosa.

Fonte:

http://www.corriere.it/esteri/15_dicembre_22/kenya-shabaab-assalto-autobus-ostaggi-musulmani-cristiani-solidarieta-a1450c76-a89d-11e5-8cb6-cc689478293e.shtml

Monza, nasce la Trattoria Popolare: “Se non puoi pagare il conto dai una mano”

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Un pasto completo a 10 euro per garantire cibo sano e buono anche a chi è in difficoltà. Se poi non si riesce a saldare il conto si può fare qualche lavoretto in cucina o in sala
di Gabriele Cereda

INAUGURAZIONE DELL'INIZIATIVA - UNA CUCINA PER TUTTI -€“ TRATTORIA POPOLARE, RIVOLTA AI BISOGNOSI DOVE SI PAGA CON UNA OFFERTA O UN AIUTO AL LOCALE (GIANPIETRO MALOSIO, MONZA - 2015-12-08) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

A Monza apre una Trattoria Popolare, che propone una cucina per tutti. O meglio per chi si trova in difficoltà e per gli emarginati. Dietro ai fornelli del locale di via Montegrappa, 48, in zona San Rocco, c’è lo chef Paolo Longoni, un passato da giornalista e una passione per la cucina e per tendere la mano agli altri.
Ed è proprio questo lo spirito del locale: favorire l’accesso al cibo sano e di qualità per i cosiddetti nuovi poveri, che non si rivolgono ai tradizionali canali di aiuto. Così chi non ha i soldi per saldare il conto si vede arrivare tra le mani un vaucher orario. “Con quello può svolgere piccoli lavoretti nel locale, dare una mano in cucina per saldare il conto”, spiega Lo chef. I prezzi per un pasto completo sono popolari, come vuole il nome del locale: intorno ai 10 euro, ma se qualcuno vuole lasciare qualcosa di più, quei soldi verranno messi a disposizione di quanti non possono pagare il conto per intero. Il progetto, che vede coinvolti Fondazione Monza Brianza, Africa 70 e il circolo Arci Scuotivento non ha il solo scopo di favorire l’accesso al cibo sano e di qualità a chi si ritrova ai margini della società, ma anche di includere questa fascia in attività e percorsi di sostegno che si concretizzino attorno ad un luogo. “La cucina diventa un’occasione per riunire una comunità in un quartiere tradizionalmente difficile come quello di San Rocco, con un’alta percentuale di abitanti immigrati e provenienti dalle fasce deboli. L’intera città di Monza verrà inoltre coinvolta per promuovere una rete di solidarietà a cui ogni individuo può, all’occorrenza, rivolgersi per uscire da una condizione di emarginazione”, spiega Margherita Motta di Arci Scuotivento.

Fonte:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/12/19/news/monza_nasce_la_trattoria_popolare_se_non_puoi_pagare_il_conto_dai_una_mano_-129772961/

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