Di male in peggio. Sarà il clima elettorale?

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Non c’è più limite al peggio. C’è sempre qualcuno che riesce ad alzare l’asticella. E a superarla. Ci riferiamo ai due fatti che hanno “incorniciato” quest’ultima settimana di follia all’italiana. Prima Cristina Bertuletti, sindaca di Gazzada Schianno, leghista, che, nel giorno della Memoria osa postare su Facebook una frase a dir poco nauseante e ignominiosa nella sua volgarità: “Visto che è il giorno della memoria ricordatevi d’andare a pijarlo in …”. Ma c’è chi ride e la difende, ed è questo il peggio. Qui non c’è niente da ridere. C’è invece da chiedersi come una minus sapiens del genere possa essere stata eletta (democraticamente?) a sindaco. Riteniamo che una rappresentante dello Stato che scrive una frase del genere debba essere sottoposta a un esame psichiatrico ed essere interdetta dai pubblici uffici. E ci associamo al post di Giusy Nicolini, ex sindaca di Lampedusa (non rieletta democraticamente) che propone le sue dimissioni, così come molti sindaci del Varesotto.

La sindaca leghista Bertuletti, tuttavia non è nuova a prese di posizioni molto forti, e già in passato aveva scritto su Facebook, ad esempio, frasi in cui non nascondeva giudizi personali positivi sul regime fascista “sognando” la reincarnazione del Duce (che, secondo lei, sarebbe più “leghista” che “fascista”, e in effetti anche Salvini sarebbe d’accordo) e, in un altro post del 2016, insulti contro la segretaria della Cisl Annamaria Furlan che avrebbe meritato “l’esecuzione capitale”.

Una sindaca “originale”

La Lega aveva considerato anche la possibilità di una sua candidatura alle elezioni regionali, ma è stata la segreteria provinciale a bloccare ogni spazio, preoccupata che l’esuberanza della sindaca potesse in qualche modo oscurare gli altri candidati. Cristina Bertuletti non è nuova a iniziativa per così dire, fuori dagli schemi. Tempo fa ha presenziato a un consiglio comunale “in costume”, durante una seduta nel periodo di Carnevale; l’intera giunta comunale l’ha seguita mettendosi un costume (v. foto sotto). Purtroppo, nonostante le preoccupanti avvisaglie, nessuno ha messo in dubbio la sua salute mentale e l’ha fatta curare. Adesso ne paghiamo le conseguenze.

 

Luca Traini (Ansa)

Un giorno di ordinaria follia

Sono circa le 11 di sabato 3 febbraio a Macerata, quando Luca Traini, un robusto ragazzotto originario di Tolentino, già candidato con la Lega Nord alle amministrative del 2017, ex buttafuori e autista (insomma con un curriculum di tutto rispetto), spara una lunga serie di colpi dalla sua auto, un’Alfa Romeo 147 nera, contro le persone che incontra per strada. Apparentemente senza motivo, a caso. In realtà le persone colpite e ferite (al momento nessuna vittima), sono tutte immigrati africani. Traini viene poi bloccato dalle Forze dell’Ordine sulle gradinate del monumento ai caduti con una bandiera tricolore al collo, mentre faceva il saluto fascista. Traini ha un diploma da geometra e non ha precedenti penali. Vive a Tolentino, poco fuori Macerata, con la madre e la nonna, dopo aver lasciato due anni fa la casa del padre a Piediripa. Sulla tempia destra ha tatuata una runa Wolfsangel, cioè un “dente di lupo”, antico simbolo germanico associato al nazismo. Con la Lega si era candidato alle comunali a Corridonia, non prendendo nemmeno una preferenza.

I feriti sono tutti africani

Traini ha colpito e ferito almeno sei persone: Festus Omagbon, nigeriano di 32 anni, è ricoverato ad Ancona per una lesione vascolare al braccio destro; Wilson Kofis Lui, ghanese di 21 anni, è ricoverato per fratture alle costole e una contusione polmonare; Jennifer Otioto, nigeriana di 29 anni, è in attesa di un intervento chirurgico a un braccio fratturato dallo sparo; Mahmadou Toure, del Mali, 28 anni, è il più grave dei sei e da sabato è in rianimazione per una lesione al fegato, ma non è in pericolo di vita; Omar Fadera è stato colpito di striscio a un fianco ed è stato dimesso; Gideon Azeke, 25 anni, nigeriano, è stato operato alla coscia. In realtà i feriti sarebbero otto, ma due “clandestini” sarebbero fuggiti per far perdere le tracce.

Il movente nelle sue dichiarazioni

Il giovane neofascista verrà ascoltato sabato notte per due ore dal comandante provinciale dei Carabinieri. Ecco le sue dichiarazioni:

«Mi sono svegliato alle 8.30, avevo preso l’auto per andare in palestra, ma poi lungo il tragitto ho sentito alla radio che parlavano di nuovo del male fatto a Pamela da quel nigeriano e in quel momento non ci ho visto più. Sono tornato a casa di mia nonna Ada a Tolentino, ho aperto la cassaforte, ho estratto la Glock che detengo per uso sportivo, una scatola da 50 colpi e i due caricatori con una decina di pallottole ciascuno. Volevo ucciderli tutti». «Quando era tutto finito e avevo vuotato ormai i caricatori, sono andato a Pollenza. Mi sono fermato con l’auto proprio nel luogo dove avevano ritrovato le valigie con i poveri resti di Pamela e là sono rimasto, per qualche minuto, in raccoglimento. L’avevo appena vendicata, sparando trenta colpi. E ci tenevo a dirglielo».«Mi sono innamorato di due ragazze che avevano problemi di tossicodipendenza, ho cercato di salvarle ma loro si sono allontanate da me, colpa degli spacciatori (…). I pusher sono la rovina e sono sempre dei neri, due volte gli ho alzato le mani addosso e lo hanno fatto anche i miei amici».

La Pamela di cui parla Traini è Pamela Mastropietro, ragazza 18enne che viveva in una comunità di recupero e il cui corpo mutilato è stato ritrovato pochi giorni fa a Macerata in due diverse valigie. Finora l’unico arrestato in relazione alla morte di Mastropietro è Innocent Osheghale, un 29enne nigeriano che si presume fosse uno spacciatore. Alcuni testimoni dicono che Traini si è fermato al bar dicendo: «Vado a fare una strage».

I libri trovati in casa di Luca Traini (Ansa)

La perquisizione della sua casa

Dopo la sparatoria, nella sua casa di Tolentino i carabinieri hanno trovato una copia del libro di Adolf Hitler, Mein Kampf, una bandiera con la croce celtica e parecchie riviste riconducibili al mondo dell’estrema destra (tra cui un testo sulla storia della Repubblica sociale italiana e un manifesto della Gioventù fascista). C’erano poi DVD e videocassette sulla storia del nazismo. I carabinieri stanno anche esaminando il suo profilo Facebook alla ricerca di ulteriori possibili legami con l’estremismo di destra. Traini ora è in isolamento nel carcere di Montacuto ad Ancona, lo stesso dove si trova Innocent Oseghale, l’uomo arrestato per l’omicidio e le mutilazioni sul cadavere di Pamela Mastropietro. Rischia fino a quindici anni di carcere per l’accusa di strage (in questo caso aggravata da motivi razzisti).

Le preoccupazioni del suo avvocato

L’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli, ha detto che «la morte di Pamela ha creato un blackout totale nella sua mente che potrebbe configurare l’incapacità di intendere e di volere al momento del gesto». Il legale molto probabilmente chiederà quindi una perizia psichiatrica. Traini però durante l’interrogatorio ha detto di non essere in cura da uno specialista.

Traini avrebbe poi parlato delle sue fidanzate e di una in particolare con problemi di tossicodipendenza, ha detto il suo avvocato difensore: «Forse per questo si è scatenata la sua furia. Ha legato i ricordi a Pamela Mastropietro e al pusher di colore che l’ha uccisa. Così è scattato l’odio».

Ma l’ultima drammatica considerazione esce ancora dalla bocca dell’avvocato Giulianelli: «A Macerata mi fermano per darmi messaggi di solidarietà al mio assistito. E questo è allarmante. Politicamente c’è un problema. Questa classe politica: destra, sinistra, centro – ha chiesto il legale – come ha trattato il problema dei migranti? Se questo è il risultato… Luca è la punta di un iceberg, la più eclatante e da condannare, ma la base è molto più vasta. Ci sono persone, e non è neanche un fatto di razzismo, che non condividono il modo di gestire i migranti. La politica non ha dato una risposta al problema – ha concluso Giulianelli -: la destra l’ha strumentalizzato, la sinistra l’ha ignorato e sottovalutato…».

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