I migranti (regolari) servono a far crescere il PIL

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Vi ricordate l’incontro organizzato nel dicembre 2015 dalla nostra associazione dal titolo “Gli immigrati fanno crescere il PIL”? Ebbene, la nostra non era una facile boutade, ma un’affermazione sostenuta dai dati che già all’epoca erano positivi riguardo al contributo che i “non-italiani” (purtroppo, diciamo noi) danno alla crescita economica del nostro Paese. Già allora i dati delle Camere di commercio in Lombardia registravano, per la prima volta, il sorpasso delle imprese “straniere” su quelle “italiane”. Nel senso che i titolari della maggioranza delle imprese lombarde con partita IVA sono in realtà immigrati.

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In questi giorni c’è stata anche la clamorosa, e ulteriore, conferma da parte del presidente dell’Inps Tito Boeri: degli immigrati regolari non possiamo fare a meno. Fino ad ora «ci hanno “regalato” circa un punto di Pil di contributi sociali». Davanti alla Commissione d’inchiesta sui migranti della Camera, Boeri torna a ribadire come il supporto del flusso migratorio regolare sia insostituibile: «Nonostante oggi l’attenzione sia concentrata sugli sbarchi crediamo sia importante dare conto dell’aiuto che può dare l’inserimento degli stranieri nel nostro mercato del lavoro». Ammonta a 8 miliardi il valore dei contributi sociali versati ogni anno dagli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese. In cambio ne ricevono tre – in termini di pensioni e altre prestazioni sociali – con un saldo netto di circa 5 miliardi.

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I migranti non ci rubano il lavoro, ma sono un guadagno (per noi)

Riconoscere questa evidenza non significa però alimentare il falso mito dei migranti “ladri di lavoro”. Per Boeri sembra difficile «ipotizzare che la fuga dei giovani dall’Italia possa essere dovuta alla competizione sul mercato del lavoro con gli immigrati». Tant’è vero che «i lavoratori regolarizzati con le sanatorie non hanno sottratto opportunità ai loro colleghi». L’effetto è dunque molto piccolo e riguarda unicamente i lavoratori con qualifiche basse. Non ci sono invece effetti per i lavoratori più qualificati, né in termini di opportunità di impiego né di salario». Senza contare che «esiste un gap salariale di circa il 15% a svantaggio degli immigrati».
Per il momento, quindi, gli immigrati rappresentano un guadagno, non una perdita e contribuiscono a migliorare il saldo naturale (negativo) della popolazione italiana. Bisogna poi aggiungere che il loro sostegno al sistema previdenziale rimarrebbe fondamentale «anche nel caso venissero introdotte delle politiche efficaci per l’aumento del tasso di fecondità delle donne italiane». E comunque, è l’opinione di Boeri, pur tornando al tasso di natalità del periodo del baby boom, ci vorrebbero vent’anni prima che questo si traduca in incrementi della platea dei contribuenti.

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I migranti vanno regolarizzati, altrimenti cresce il lavoro nero

Se a questo si aggiunge l’impossibilità di convertire il permesso per richiesta di asilo politico in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, il risultato è l’aumento del numero di immigrati che lavorano in nero. I numeri dell’Inps non bastano, però, a convincere Salvini: «Gli immigrati ci pagano le pensioni. Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Servono più immigrati. Tito Boeri vive su Marte», reagisce indignato il leader del Carroccio. Altri politici la pensano diversamente: «È un’opportunità che va rafforzata, pensando anche ad una loro regolarizzazione per motivi di lavoro. Senza queste possibilità il nostro Paese sarebbe condannato a subire i costi fissi della gestione dei flussi senza godere dei benefici».

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