Quei bravi ragazzi figli di una “buona” scuola

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La notizia è di questi giorni. Una bidella entra nelle classi di una scuola media del Nord Italia. Ha in mano una circolare del ministero che recita così: «A partire da oggi, con effetto immediato, gli alunni con entrambi o anche solo un genitore di origine non italiana seguiranno le lezioni in un’aula diversa rispetto a quella del resto della classe». Gli albanesi e i marocchini, e poi i cubani, i bielorussi, i romeni, i nigeriani, i peruviani e i filippini, increduli, si alzano per uscire. Soltanto i loro compagni italiani si ribellano, si mettono davanti alla porta, protestano, piangono, vogliono parlare con la preside, scrivere al ministro: «Sono come noi». Avevano appena studiato le leggi razziali del 1938. In realtà la circolare è falsa, è un test “psicologico” per vedere cosa sarebbe successo. Solo gli alunni “italiani” ne erano inconsapevoli. I compagni “stranieri” e le insegnanti si erano messi d’accordo. In molti “gridano” al miracolo: “Finalmente qualcosa di buono”. Certo, ma “pilotato” a fin di bene.

Formare le coscienze

Bella storia. Ma cosa sarebbe successo se quei ragazzi non avessero studiato le leggi razziali del 1938? Forse niente o forse… chissà. Questo per dire (e per dirla con don Milani) che “la scuola […] è l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità […], dall’altro la volontà di leggi migliori, cioè di senso politico […]”. Dobbiamo smetterla con il mito del buon selvaggio (e di una coscienza “buona di per sé”). A tutti noi, genitori e insegnanti, ci aspetta un compito difficilissimo: formare le coscienze di domani. E su come fare ci viene ancora in aiuto il Priore. “Non c’è scuola più grande che pagare di persona […] influire con la parola e con l’esempio […]. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede“. (da Lettera ai giudici)

http://www.lastampa.it/2017/03/07/cultura/opinioni/buongiorno/qualcosa-di-buono-rU52Pki5elaC8ffCUZUztM/pagina.html

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